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Proprietà intellettuale, istruzioni per l’uso

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Redazione We Wealth
Redazione We Wealth

26 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Il made in Italy è fortemente penalizzato dalla concorrenza sleale dei prodotti contraffatti. L’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale stima causi perdite intorno ai 10,5 miliardi di euro ogni anno in 11 settori economici chiave nell’Ue”

  • “Non è semplice definire procedure di controllo che garantiscano presidi efficaci e allo stesso tempo permettano alle aziende di lavorare con agilità ed è per questo che le nuove tecnologie giocheranno un ruolo essenziale”

La protezione della proprietà intellettuale è un fattore chiave nella crescita e nella preservazione di un business. La concorrenza sleale in Italia è però un problema serio: abbiamo chiesto a Silvia Baroffio, principal di Accuracy di aiutarci a fare chiarezza in merito ai rischi e alle tutela che il sistema ha a disposizione

Per la tutela della proprietà intellettuale sono in corso le prime sperimentazioni con blockchain per il monitoraggio della supply chain, in modo da tracciare il percorso dell’intera filiera produttiva e garantire l’autenticità del made in Italy, la trasparenza nelle comunicazioni e il trasferimento immediato dei titoli di proprietà senza limiti geografici. We Wealth ha intervistato Silvia Baroffio, principal di Accuracy per capire perché è così importante proteggere la proprietà intellettuale e quali sono le nuove strade per farlo.

Quali sono i rischi da cui va protetta la proprietà intellettuale?

Il made in Italy è fortemente penalizzato dalla concorrenza sleale dei prodotti contraffatti. L’Euipo (Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) stima causi perdite intorno ai 10,5 miliardi di euro ogni anno in 11 settori economici chiave nell’Ue. Tra questi nell’ambito della moda e dei beni di lusso ricordiamo la contraffazione dei “beni posizionali”, cioè di quei prodotti che acquisiscono rilevanza in funzione della somiglianza al bene “originale”. La loro contraffazione produce effetti negativi non solo sull’economia, alterando il normale funzionamento del mercato ma anche sulla salute dei consumatori. Una delle principali problematiche nella gestione del rischio appena citato è il controllo della catena di fornitura. Il settore del fashion e del lusso, infatti, è in genere caratterizzato dall’internalizzazione delle fasi di creatività e progettazione mentre la produzione è spesso esterna o mista. Questo aumenta notevolmente il rischio di “perdita di controllo” della proprietà intellettuale, oltre a esporre la società ad un potenziale danno di immagine qualora la supply chain non rispetti i requisiti fondamentali di business integrity, ambientali e sociali. Uno scandalo ambientale o legato alla salute e sicurezza dei lavoratori porterebbe i consumatori, sempre più attenti al tema Esg (Environmental, Social, Governance) a indirizzare le scelte verso marchi ritenuti più “sostenibili”, con una evidente conseguenza di perdita di fatturato e costi per campagne di riqualifica del brand.
Oppure si pensi ad un cyber attack e al furto della proprietà intellettuale di un prodotto innovativo come un nuovo tablet o smartphone. Esso rappresenta un grave rischio di perdita di competitività e di posizionamento sul mercato, che impatta su numerose voci di costo, quali i costi sommersi non più riutilizzabili e gli acceleration costs legati ad uno sviluppo ancor più aggressivo del prodotto al fine di rendere obsoleti i dati rubati. L’azienda dovrà, inoltre, stimare la mancata marginalità derivante dalla presenza di prodotti molto simili messi in commercio dai competitor, senza dimenticare i futuri costi di adeguamento delle infrastrutture per prevenire nuovi attacchi. Da ciò possono anche discendere necessità di nuovi finanziamenti con conseguenti problematiche di esposizione della società a speculazioni sul mercato azionario e finanziario. Si dovrà, infine, tener conto del danno reputazionale dato dal diffondersi della notizia che una società tecnologica non sia stata in grado di difendere il proprio sistema informativo.

Come si realizza questa tutela?

Le aziende devono considerare il monitoraggio e la prevenzione dei rischi parte integrante dell’approccio alla strategia di business, attraverso l’applicazione di misure quali il Coso framework e l’implementazione dell’Enterprise Risk Management o un efficace modello 231.
Non è semplice definire procedure di controllo che garantiscano presidi efficaci e allo stesso tempo permettano alle aziende di lavorare con agilità ed è per questo che le nuove tecnologie giocheranno un ruolo essenziale. Nell’esempio di cui accennavamo prima, sono in corso le prime applicazioni della blockchain per il monitoraggio della supply chain, che permetterà il tracciamento di beni dal valore elevato in tutta la filiera, la prova di autenticità del made in Italy (e la conseguente riduzione dei falsi), una maggiore trasparenza nelle comunicazioni e il trasferimento immediato del titolo di proprietà, senza limiti geografici.

Cosa è cambiato oggi?

Stiamo assistendo ad un’evoluzione del ruolo della proprietà intellettuale all’interno di un’azienda, che non è più esclusivamente quello difensivo, ma è più business-oriented e finanziario, attraverso le modalità di valutazione dei beni intangibili. È essenziale oggi riflettere sul ruolo determinante svolto
dagli asset intangibili (marchi, brevetti, modelli, disegni, know-how) per il successo di un’impresa. Tali asset sono oggetto di attenta valorizzazione non solo in caso di going concern dell’azienda, al fine di meglio esprimere il patrimonio aziendale, ma soprattutto in caso di business combination dove in alcuni casi è proprio la proprietà intellettuale il driver della transazione.

Redazione We Wealth
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