PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Peer-to-peer lending: peculiarità e profili regolamentari

Peer-to-peer lending: peculiarità e profili regolamentari

Salva
Salva
Condividi
Marco Boldini
Marco Boldini

18 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva

Nato in Usa e poi sviluppatosi a livello globale dopo la crisi del 2008, il peer-to-peer lending è un fenomeno che si sta affermando sempre più anche in Italia. Pur non essendoci una regolamentazione specifica, ecco gli interventi normativi da tenere in considerazione

Con la locuzione peer-to-peer lending si è soliti individuare un prestito fra privati, alternativo all’intermediazione creditizia e che si sviluppa grazie all’innovazione tecnologica (fintech), favorendo l’incontro tra domanda e offerta di fondi. Si tratta dell’applicazione della sharing economy al settore del credito tramite una piattaforma virtuale che mette in contatto chi ha bisogno di liquidità e chi sceglie di investire finanziando le richieste di prestiti.

È un fenomeno sviluppatosi negli Stati Uniti e poi a livello globale in seguito alla crisi risalente al 2008, causata dalle insolvenze nel settore dei mutui subprime. Sotto il profilo normativo e regolamentare, aspetto delicato è la modalità del matching tra domanda e offerta. Alcune piattaforme fungono da mero veicolo tecnologico e i prestatori “investono” in modo autonomo, selezionando direttamente le richieste di finanziamento tra quelle elencate sulla piattaforma. Altri gestori di piattaforme provvedono al matching e i prestatori decidono indirettamente dove allocare le proprie risorse. Tale modello operativo presenta profili di criticità e rischio per chi eroga il finanziamento essendo il prestatore impossibilitato a poter valutare direttamente il merito creditizio dei prenditori e la destinazione dei fondi.

In Italia il peer-to-peer lending non è soggetto a regolamentazione specifica. Nondimeno, gli operatori del mercato nella gestione dei flussi di denaro devono operare nel rispetto delle norme che disciplinano le diverse riserve di attività tra cui, inter alia, la raccolta del risparmio presso il pubblico, attività riservata alle banche (art. 11 del Testo unico bancario). E proprio avuto riguardo a quest’attività, con delibera n. 584/2016, la Banca d’Italia ha pubblicato il provvedimento recante le disposizioni per la raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche, fornendo le prime linee guida agli operatori in materia di social lending (o lending based crowdfunding) cui il modello del peer-to-peer lendingpuò essere ricondotto. È stato chiarito che non costituisce raccolta di risparmio tra il pubblico la ricezione di fondi da parte di gestori di piattaforme: (i) autorizzati a prestare servizi di pagamento (art. 114-novies, comma 4, Testo unico bancario), nella misura in cui i fondi acquisiti siano inseriti in conti di pagamento e utilizzati esclusivamente per la prestazione dei servizi di pagamento da parte dei gestori medesimi; (ii) autorizzati all’emissione di moneta elettronica.

Dal lato dei prenditori, non si oltrepassa il confine della raccolta del risparmio, laddove l’acquisizione di fondi sia: (i) svolta attraverso trattative personalizzate con i finanziatori; o (ii) effettuata presso soggetti sottoposti a vigilanza prudenziale, operanti nel settore bancario, finanziario, mobiliare, assicurativo e previdenziale.

La Banca d’Italia chiarisce, altresì, cosa debba intendersi per “trattativa personalizzata”: gli utenti (prenditore e finanziatore) devono essere in grado di incidere sulla determinazione delle clausole del contratto stipulato tramite la piattaforma, limitandosi quest’ultima a prestare un’attività di supporto allo svolgimento delle trattative. Per evitare la violazione della riserva di attività, si richiede che l’acquisizione di fondi avvenga per un “contenuto importo” (ma questo non è un limite positivamente predeterminato). Ciò non trova luogo laddove la raccolta dei fondi sia effettuata da banche che utilizzino le piattaforme on-line come innovativo canale di distribuzione dei propri prodotti.

Occorre ricordare che il provvedimento citato non prevede ulteriori requisiti da osservare, ma avverte che l’operatività delle piattaforme è consentita nel rispetto delle norme che regolano le altre attività a particolari categorie di soggetti riservate dalla legge, quali l’attività bancaria, la raccolta del risparmio presso il pubblico, la concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico, la mediazione creditizia, la prestazione dei servizi di pagamento.

La cornice normativa e regolamentare delle attività soggette a riserva sopra richiamate è, tuttavia, ideata per soggetti professionali la cui operatività è ben diversa e molto più articolata di quella delle piattaforme, mal adattandosi alle caratteristiche e ai rischi peculiari del fenomeno di cui si tratta.

Successivi interventi normativi dimostrano l’attenzione del legislatore a tale modalità che consente di generare liquidità per coloro che raccolgono fondi tramite i portali di social lending.  Lalegge di bilancio 2018, infatti, ha previsto un’importante agevolazione fiscale per i prestiti erogati tramite piattaforme digitali gestite da intermediai finanziari o istituti di pagamento. Il decreto crescita prevede la possibilità di accesso al Fondo di garanzia per le pmi in favore di soggetti che finanziano tramite portali on-line di social lending progetti di investimento proposti da pmi. Infine, il decreto cura Italia, per contrastare le difficoltà finanziarie delle pmi e facilitare l’accesso al credito a causa dell’emergenza derivante dall’epidemia da covid-19 ha disposto (art.125, comma 4) che Unioncamere e le camere di commercio, nell’anno in corso, possano erogare finanziamenti con risorse reperite avvalendosi di una piattaforma on-line di social lending e di crowdfunding, tenendo contabilizzazione separata dei proventi e delle erogazioni.

Marco Boldini
Marco Boldini
Partner ed head del dipartimento di fintech e regulatory di Orrick Italia, divide la sua practice tra Londra e Milano. Affianca i maggiori gruppi bancari italiani e internazionali nonchè i fondi di investimento in tutte le tematiche regolamentari, insegna presso la Cass Business School a Londra ed è abilitato anche in Inghilterra come solicitor e barrister (Middle Temple Inn). Nel 2019, ha vinto il premio Legal500 come Uk individual of the year per il settore regulatory.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Imprese e startup