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Parità di genere, manager in prima linea: cosa accadrà nel 2030

Parità di genere, manager in prima linea: cosa accadrà nel 2030

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’81% delle imprese a livello globale include oggi le tematiche della diversità e dell’inclusione tra gli obiettivi in agenda

  • Solo il 64% tiene traccia della rappresentanza di genere all’interno dell’azienda e ancor meno delle assunzioni, delle promozioni e dei licenziamenti

Continua il cammino delle imprese per la parità di genere. Secondo un’analisi di Mercer, il 46% dei manager a livello globale è coinvolto in prima linea in programmi e iniziative sulle tematiche della diversità e dell’inclusione. Ma ci vorranno 10 anni per aumentare la rappresentanza femminile nelle aziende di appena il 3%

Negli ultimi cinque anni piccoli ma rilevanti passi sono stati compiuti affinché il proverbiale ago della parità di genere iniziasse a ruotare verso la giusta direzione. Secondo la ricerca When women thrive, let’s get real about equality di Mercer che ha raccolto i pareri di oltre sette milioni di dipendenti in giro per il mondo tra più di 1.150 aziende in 54 paesi, l’81% delle società include oggi le tematiche della diversità e dell’inclusione tra gli obiettivi in agenda, indipendentemente dal ciclo di vita dell’organizzazione. Rispetto alla prima edizione dello studio risalente al 2014, i tassi di assunzione, promozione e fidelizzazione delle donne iniziano a essere paragonabili a quelli degli uomini a tutti i livelli e l’81% delle aziende ritiene “importante” o “molto importante” intraprendere azioni necessarie in tal senso. Eppure, ancora molto resta da fare. Specialmente se si parla dell’universo finanziario.

Se le nuove imprese in procinto di aprire le proprie porte possono infatti impostare fin dal principio pratiche, politiche, programmi e processi per garantire un’equa rappresentanza della componente femminile all’interno della propria organizzazione, per le incumbent ottenere questi traguardi potrebbe richiedere una maggiore perseveranza nel tempo. Stando all’analisi, il 66% dei dirigenti senior sono oggi attivamente coinvolti in iniziative e programmi dedicati alla diversity & inclusion (d&i), in crescita del 9% rispetto al 2014. Ma, secondo i ricercatori, in questo contesto sono i manager a trovarsi in una posizione unica per guidare il cammino verso l’uguaglianza, attraverso le risorse esistenti e le loro interazioni quotidiane con i dipendenti. A livello globale, il 46% è coinvolto in programmi e iniziative di d&i, un impegno pari al 53% nel caso del middle management (in crescita di 14 punti percentuali rispetto al 2014).

+ 3% della rappresentanza femminile entro il 2030

Eppure, sebbene le aziende dichiarino di garantire pari accesso alle donne ai ruoli critici, le proiezioni indicano che ci vorranno 10 anni anche solo per aumentare la rappresentanza femminile all’interno delle organizzazioni del 3%. Oggi, infatti, solo il 52% delle imprese afferma che le donne siano equamente rappresentate nei ruoli di manager e meno della metà (il 44%) in ruoli di responsabilità nella gestione dei profitti e delle perdite. L’81% delle intervistate, inoltre, dichiara di concentrarsi sul miglioramento della d&i, ma unicamente il 64% tiene traccia della rappresentanza di genere all’interno dell’azienda e ancor meno delle assunzioni, delle promozioni e dei licenziamenti. Solo il 42% possiede una strategia pluriennale documentata e il 50% ha fissato obiettivi di d&i formali e quantitativi. Per di più, sebbene la tecnologia potrebbe consentire un’adeguata implementazione di pratiche, processi e programmi che supportino la d&i, solo il 30% delle organizzazioni sta sfruttando questa opportunità.

La finanza rosa stenta a decollare

Intanto, anche sul versante del mondo finanziario la parità di genere stenta ancora a decollare. Stando ai dati raccolti da Il Sole 24 ore su 12 istituti di credito, le donne rappresentano il 47% dei dipendenti del panel, ma se si considera la posizione di manager l’imbuto tende a stringersi sempre di più. Restano un’eccezione Intesa Sanpaolo e Banca Mps, che registrano rispettivamente una percentuale del 39 e del 30%. Sul fronte opposto Unicredit, con il 14% del management e zero donne ai riporti diretti del ceo. Nella c-suite (termine che indica le cariche più alte all’interno della società che solitamente iniziano con la lettera “c”, come chief executive officer, chief financial officer, chief operating officer e chief information officer, ndr), invece, le donne sono sottorappresentate in quasi tutte le banche, riportando una media del 10%. Per l’istituto guidato da Carlo Messina si parla del 6%, che potrebbe salire al 42% con l’integrazione con Ubi Banca. Seguono Fineco Bank con il 25%, Carige con il 22% e Bper con l’8%.

Rita Annunziata
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