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Operazioni di turnaround per il rilancio delle pmi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Innocenzo Cipolletta di Aifi: “Emerge chiaramente la necessità di una forte professionalità, perché bisogna conoscere sia gli aspetti di carattere finanziario sia quelli di carattere industriale, ma anche possedere una certa empatia”

  • Secondo il presidente, è necessario dedicare più tempo alla ristrutturazione delle aziende dal punto di vista industriale, piuttosto che concentrarsi sugli aspetti legali

  • Per gli esperti buona parte della sostenibilità del business di un’azienda dipende dal suo capitale intangibile, dai marchi, dai brevetti e dal capitale umano. Ecco come valorizzarli

In che modo gli operatori di turnaround possono traghettare le imprese oltre l’emergenza? Secondo Innocenzo Cipolletta di Aifi, le parole d’ordine sono professionalità ed empatia

“Ci troviamo alla vigilia di una stagione in cui le operazioni di turnaround saranno sempre più necessarie. Siamo intervenuti con il debito, ma il debito va restituito, quindi dovremo affrontare una valanga di ristrutturazioni”. Con queste parole Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, chiude l’evento M&A e private capital per il rilancio delle imprese, un’occasione per analizzare la portata delle misure dispiegate dal governo negli ultimi mesi e le modalità in cui gli investitori istituzionali possono oggi sostenere il tessuto imprenditoriale tricolore rafforzandone i modelli operativi, commerciali e di governance, oltre alla struttura finanziaria. Ma secondo Eugenio Morpurgo, presidente della commissione M&A dell’associazione, il numero degli operatori specializzati su questi interventi in Italia “è ancora limitato”.

“Il mondo degli investimenti è molto ampio – spiega Gaudenzio Bonaldo Gregori, ceo di Pillarstone Italy – Ci sono investitori che hanno approcci di breve periodo e molto finanziari, che acquistano crediti realizzando profitti dalla rivendita sul mercato secondario, come gli hedge fund, ma anche investitori in portafogli di non performing loan. Quello che differenzia gli operatori di private equity turnaround è che investono nelle aziende per realizzare piani industriali con un orizzonte temporale di tre o cinque anni”. In questo caso, continua Bonaldo Gregori, il processo d’investimento segue tre fasi fondamentali: il restructuring finanziario, l’implementazione del piano di turnaround (coinvolgendo l’azienda a 360°, monitorandone i vari errori e i margini di correzione nonché ottimizzandone i processi produttivi), e infine il rilancio dell’impresa stessa, anche attraverso fasi di M&A.

“Il primo punto che emerge chiaramente è la necessità di una forte professionalità, perché bisogna conoscere sia gli aspetti di carattere finanziario sia quelli di carattere industriale – spiega Cipolletta – Inoltre, bisogna possedere una certa empatia. È importante che chi entra nelle aziende non scavi un vuoto intorno a sé ma cerchi di utilizzare le risorse già presenti, non solo perché conoscono l’organizzazione ma anche perché significa restituire ad essa fiducia”. Un’alchimia, aggiunge Bonaldo Gregori, che risulta indispensabile per far “ingranare le operazioni”.

Come valorizzare il capitale umano dell’azienda

Ma in che modo gli operatori di turnaround possono valorizzare il capitale umano? “Buona parte della sostenibilità del business di un’azienda dipende dal suo capitale intangibile, dai marchi, dai brevetti e dal capitale umano”, spiega Alessandro Lo Savio, amministratore delegato di Ibla Capital. “Tutti si attendono il fondo avvoltoio che vuole scappare con il bottino, ma noi arriviamo con piani di incentivazione del personale, perché il valore delle persone si rispecchia nel valore dell’azienda”.

Sulla stessa linea d’onda anche Vincenzo Manganelli, managing director di Dea Capital, secondo il quale il primo passo da compiere è comprendere la storia dell’imprenditore, rispettarla e, al contempo, aiutarlo a capire che “a un certo punto potrebbe aver perso il cosiddetto tocco magico”, facendo emergere la necessità di un management indipendente e di una cessione della governance.  “Si arriva a un momento in cui ci si rende conto di non avere in casa le competenze necessarie ad affrontare un momento critico”, racconta Biagio Mataluni, presidente del Consiglio di amministrazione di Olio Dante. “L’imprenditore di solito si cimenta in tutti i campi ma non sempre possiede le giuste competenze. C’è allora bisogno, anche con umiltà, di capire quando diventa necessario farsi affiancare, per puntare sulle aree di sviluppo profittevoli e andare a valorizzarle. Quando non si ha questa consapevolezza, si genera un ritardo che rende complessa l’azione di rilancio. Ma è necessario anche incontrare le persone giuste”.

Cipolletta: “dedicare più tempo alla ristrutturazione industriale”

In definitiva, come aiutare le imprese nei prossimi mesi? “Credo che tutto il sostegno di liquidità, e non solo, dato loro in questa fase sia stato complessivamente molto positivo. Ma bisogna fare ancora uno sforzo per evitare che le aziende che hanno qualcosa da dire sul mercato scompaiano”, dichiara Stefano Visalli, fondatore e managing partner di Oxy Capital. “Come Aifi abbiamo proposto che una parte delle risorse che lo Stato intende mettere a disposizione per sostenere il capitale delle imprese possa costituire un fondo di fondi che vada a investire in fondi di turnaround e private debt, senza distruggere i mercati. Credo che ci consentirebbe non solo di valorizzare il nostro settore, ma anche di raggiungere un numero importante di pmi che hanno bisogno di ristrutturazioni”, aggiunge Cipolletta.

Secondo il presidente, è necessario infine dedicare più tempo alla ristrutturazione delle aziende dal punto di vista industriale, piuttosto che concentrarsi sugli aspetti legali. “La nostra legge fallimentare, tuttavia, non facilita questo tipo di soluzione. I sistemi di allerta per avvisare che le imprese rischiano di entrare nella zona di bancarotta non aiutano perché rendono obbligatorio, sulla base di algoritmi, l’intervento del giudice. I casi, però, sono diversi e necessitano di capacità di analisi e operatori professionali. È importante comprenderlo, perché per affrontare la stagione di ristrutturazioni verso la quale ci stiamo incamminando bisogna farlo con un occhio sui risultati futuri e non sulla necessità di difendersi”.

Rita Annunziata
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