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Moody’s, qualità del credito a rischio per le imprese italiane

Moody’s, qualità del credito a rischio per le imprese italiane

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il rischio di erosione della qualità del credito riguarderebbe principalmente i beni di consumo durevoli, giochi, trasporti, produttori di automobili e settori delle forniture automobilistiche

  • Secondo il Centro studi Confindustria, i prestiti alle imprese sono cresciuti nel mese di marzo dell’1,4% annui

  • Pervenute al fondo di garanzia 237.896 richieste relative ai finanziamenti fino alla soglia massima di 25mila euro con una copertura al 100%, per un importo complessivo che sfiora i cinque miliardi

Secondo un report di Moody’s Investors Service, nei prossimi mesi la qualità del credito delle imprese italiane potrebbe continuare a peggiorare. Per Confindustria, invece, le garanzie pubbliche potrebbero sostenere un irrobustimento del credito

L’eco dell’impatto del coronavirus sul tessuto imprenditoriale italiano continuerà a riecheggiare ancora a lungo. Secondo un report di Moody’s Investors Service, nei prossimi 12-18 mesi la qualità del credito delle aziende italiane continuerà a deteriorarsi, spingendole verso il rischio di default.

“Le aziende italiane sono state esposte a misure di blocco più rigorose e lunghe rispetto a quelle di molti altri paesi europei proprio quando la loro qualità del credito stava già peggiorando”, spiega l’agenzia di rating. La pandemia, precisa, si è innestata infatti nel contesto di una crescita “già debole”, mettendo sul piatto un “ulteriore potenziale deterioramento della qualità del credito”. In particolare, secondo quanto riportato daPaolo Leschiutta, senior vice president di Moody’s, il rischio di erosione riguarderebbe principalmente i settori più esposti al virus, come i beni di consumo durevoli, i giochi, i trasporti, i produttori di automobili e i settori delle forniture automobilistiche.

Intanto, secondo un’analisi del Centro studi Confindustria, nonostante un certo ritardo delle misure di sostegno alla liquidità, le garanzie pubbliche potrebbero aiutare a “irrobustire il credito”, scongiurando scenari peggiori. I prestiti alle imprese, si legge nello studio, sono cresciuti nel mese di marzo dell’1,4% annui, con costi ai minimi.

E gli ultimi dati di Mediocredito Centrale parlano chiaro. Tra il 17 marzo e il 18 maggio sono pervenute al fondo di garanzia oltre 268mila domande per un importo superiore ai 12 miliardi. Di queste, circa 265mila sono giunte ai sensi dei decreti “cura Italia” e “liquidità”. In particolare, 237.896 richieste riguardano i finanziamenti fino alla soglia massima di 25mila euro con una copertura al 100%, per un importo complessivo che sfiora i cinque miliardi. 161 domande riguardano le operazioni di riassicurazione con copertura al 100% e 3.949 le operazioni di garanzia diretta con copertura al 90%, entrambe per finanziamenti con una durata fino ai 72 mesi.

Inoltre 11.946 richieste sono inerenti alle operazioni di garanzia diretta con copertura all’80% e 6.513 alle operazioni di riassicurazione con copertura al 90%. Le domande di rinegoziazione e/o consolidamento del debito con credito aggiuntivo di almeno il 10% del debito residuo e con incremento della percentuale di copertura all’80% o al 90% sono 1.808. Le imprese small mid cap, invece, hanno inoltrato 121 domande con una percentuale di copertura all’80% e al 90%. Infine, 3.253 richieste potranno godere dell’unico vantaggio della gratuità della garanzia, a titolo oneroso ai sensi nella normativa previgente.

Rita Annunziata
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