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Misure a sostegno dell’economia: Italia fanalino di coda

Misure a sostegno dell’economia: Italia fanalino di coda

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

25 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per l’approvazione delle prime misure di sostegno all’economia locale, l’Italia ha lasciato col fiato sospeso famiglie e imprese per oltre 20 giorni

  • Più della metà degli aiuti di Stato autorizzati nel contesto europeo (circa 3mila miliardi di euro complessivi) sono stati emessi dal governo tedesco

  • I governi di Francia e Stati Uniti stimano di investire risorse pubbliche pari al 3,8 e al 3,3% del prodotto interno lordo fino al 2022

Il sistema produttivo europeo ha accumulato mille miliardi di euro di perdite. Le imprese più vulnerabili sono state quelle tedesche e francesi, con un buco complessivo da 400 miliardi. Ma l’Italia resta fanalino di coda in termini di tempi di approvazione delle misure d’emergenza

La crisi pandemica, secondo gli esperti, costerà circa 8mila miliardi di euro a livello globale. E i contraccolpi su produzione, redditi, salari, consumi e occupazione “non hanno sollevato nessuno Stato dall’adottare imponenti politiche di bilancio per contenere un disastro economico inatteso e senza precedenti”, spiega la Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). Ma, da una parte all’altra dell’Oceano, le misure d’emergenza dispiegate e i relativi tempi di approvazione hanno riportato andamenti differenti.

Tempistiche: fiato sospeso in Italia fino a 23 giorni

Secondo un’analisi condotta dalla federazione sulla base dei dati di Banca d’Italia, Bce, Commissione Ue, Confindustria, Eba e Fmi, per le prime misure di sostegno all’economia locale Germania, Francia e Stati Uniti si sono distinte in termini di maggiore velocità di approvazione, rispettivamente di otto, 13 e 15 giorni. Per la Spagna, invece, si parla di 19 giorni. Fanalino di coda l’Italia, dove famiglie e imprese sono rimaste con il fiato sospeso per oltre venti giorni “prima di intravedere qualche barlume di speranza”, spiegano i ricercatori. Ciononostante, considerando che nel contesto europeo il sistema produttivo ha accantonato mille miliardi di euro di perdite, le aziende più vulnerabili sono state quelle tedesche e quelle francesi (con 190 e 220 miliardi di perdite accumulate alla fine del 2020). Per le aziende tricolori, contrariamente, il contraccolpo economico ha sfiorato i 175 miliardi di euro, in linea con le spagnole (155 miliardi).

La Germania emette il 50% degli aiuti di Stato

Sul fronte degli aiuti di Stato alle imprese, dei circa 3mila miliardi di euro autorizzati nel panorama europeo, più della metà sono stati emessi dal governo tedesco. “Il più esiguo pacchetto di misure di aiuti alle imprese è quello della Francia che, fino a questo momento, ha stanziato solo il 13,7% del suo prodotto interno lordo, seguita da Italia e Spagna con percentuali pari rispettivamente al 17 e al 20%”, si legge nello studio. Ben distante invece la Germania, che riporta uno sforzo economico pari al 28,9% del pil, anche se pecca di tempestività, dato che “solo l’8% dei fondi statali è stato messo a disposizione delle imprese locali fino a questo momento”.

Il governo tedesco, inoltre, guadagna la vetta della classifica in termini di misure di sostegno quali garanzie e prestiti bancari, con uno stanziamento rispettivamente di 821 miliardi e 590 miliardi di euro contro i 700 miliardi e i 512 miliardi di dollari degli Stati Uniti. Seguono l’Italia con 400 e 130 miliardi, la Francia (315 e 120 miliardi) e la Spagna (183 e 120 miliardi). Tra l’altro, Francia e Stati Uniti prevedono di investire risorse pubbliche pari al 3,8 e al 3,3% del pil fino al 2022, accompagnati dalla Germania con il 2,8%. “L’andamento degli investimenti sarà più lento in Italia, dove si prevede un modesto 2,7% del pil pre-pandemia”, precisa la Fabi.

Recovery fund: green e digitale al centro

Ma dove finiranno, invece, le risorse del Recovery fund? Secondo i ricercatori, l’operazione di rilancio vale per l’Italia circa 210 miliardi di euro, di cui un terzo a fondo perduto. Il budget sarà destinato principalmente alla transizione green e alla trasformazione digitale, che raccoglieranno circa la metà dei fondi europei (rispettivamente il 31 e il 20% del totale). Percentuali in linea con le previsioni di spesa del governo tedesco (42 e 20%) e del governo spagnolo (37 e 33%). Meno consistente, infine, la quota destinata dal piano nazionale francese al digitale, pari al 7%.

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