PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Lockdown e imprese, persi 18 miliardi di euro

Lockdown e imprese, persi 18 miliardi di euro

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

30 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • I dati di Confesercenti prevedono una contrazione dei consumi delle famiglie di circa 30 miliardi di euro

  • Secondo l’Ufficio studi di Mediobanca, il 62% delle Pmi italiane si prepara ad affrontare il passaggio generazionale

  • “La chiave è strutturare un modello organizzativo con delle regole di funzionamento autosufficienti e autonome che permettano all’azienda di sopravvivere all’uscita di scena dei singoli manager”, spiega Vittorio Villa

Secondo i dati di Confesercenti, il blocco nazionale ha generato una perdita dei ricavi per le imprese italiane di circa 18 miliardi di euro. Come supportare le aziende in questa fase? Ne parliamo con Vittorio Villa, managing partner di Villa & Partners Executive Search

Il lockdown colpisce duramente le imprese, offrendo uno scenario tutt’altro che rassicurante. Secondo i dati di Confesercenti, la chiusura forzata disposta dal governo italiano ha generato una perdita dei ricavi di circa 18 miliardi di euro, coinvolgendo per 11,5 miliardi solo i settori del commercio, del turismo e della ristorazione. Mentre il premier Giuseppe Conte in un’intervista con il quotidiano spagnolo El País ha dichiarato che il blocco nazionale “è una misura molto dura, che non può essere prolungata particolarmente a lungo”, l’associazione guidata dal presidente Patrizia De Luise rileva che i meccanismi di agevolazione previsti dal decreto Cura Italia non starebbero producendo gli effetti positivi attesi.

“La sospensione delle attività è necessaria per vincere il contagio e la salute pubblica rimane la priorità – commenta Patrizia De Luise – Occorre però sostenere le imprese con un’iniezione rilevante di liquidità, per permettere loro di far fronte all’azzeramento dei ricavi e agli obblighi nei confronti di fornitori e dipendenti”. Secondo De Luise, sebbene il decreto legge del 17 marzo abbia messo a disposizione delle imprese misure per favorire l’accesso ai prestiti, molte non riescono ancora a ottenere risposte positive dagli istituti di credito. Dall’altro lato, anche le banche starebbero fronteggiando “un eccesso di burocrazia”, che impedirebbe loro di usufruire degli strumenti previsti dal decreto. L’associazione, tra l’altro, prevede dunque una contrazione dei consumi delle famiglie di circa 30 miliardi di euro.

Se l’imprenditore lascia le redini dell’azienda

Come supportare le imprese in questa fase di difficoltà? Secondo Vittorio Villa, managing partner di Villa & Partners Executive Search, le aziende italiane godono non solo di una grande flessibilità nel reagire ai cambiamenti di mercato ma anche di una profonda capacità di costruire un modello di business con un conto economico efficiente dal punto di vista dei costi. Eppure, in una situazione di emergenza come questa, bisognerebbe prepararle anche a fronteggiare una potenziale uscita di scena dell’imprenditore.

“Bisogna partire da una valutazione del ruolo dell’imprenditore all’interno dell’organizzazione per aiutarlo a costruire dei processi che siano presidiati da più persone e, quindi, a ridurre il rischio di paralisi nel caso in cui uno di questi soggetti per qualche motivo debba uscire dall’organizzazione aziendale – spiega Villa – La chiave è strutturare un modello organizzativo con delle regole di funzionamento autosufficienti e autonome che permettano all’azienda di sopravvivere all’uscita di scena dei singoli manager”.

Supportare le aziende nel passaggio generazionale

Un fattore fondamentale anche nella delicata fase del passaggio generazionale. Secondo l’Ufficio studi di Mediobanca, il 62% delle Pmi italiane dovrà affrontare il passaggio generazionale, “in una fase di mercato in cui è indispensabile fare anche un salto dimensionale per sopravvivere e crescere”, aggiunge Ilaria Galmozzi, partner di Villa & Partners.

“Concettualmente il percorso è lo stesso – continua Villa – Oltre all’imprenditore dovrebbero esserci altre due o tre persone tra le quali ripartire l’attività commerciale, l’attività operativa e quella di ricerca&sviluppo. Se l’imprenditore riesce a dividere questi ruoli e a creare sotto ognuno di essi un processo con delle persone che assicurino la continuità delle singole funzioni, allora potrà mettere l’azienda in sicurezza e creare valore”.

Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Imprese e startup Imprese Italia
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese e startup"
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese"
ALTRI ARTICOLI SU "Italia"