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L’Italia non è un paese per le start-up

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Italia al 22° per ecosistema delle start-up. Il Belpaese rosicchia cinque posizioni rispetto al 2017, ma la strada da fare è ancora lunga

  • Il recupero è stato possibile grazie al raddoppio dei finanziamenti in equity delle startup e  alla crescita delle operazioni di investimento in scaleup

Secondo il 360Entrepreneurial Index, calcolato dal centro studi di Digital360, l’Italia si posiziona al di sotto dei 28 paesi membri dell’Ue. Davanti a lei ci sono paesi, più piccoli e meno “forti” come l’Estonia e la Lettonia

In Italia le start-up non decollano. Il Belpaese si colloca al 20° posto, sui ventotto paesi dell’Ue. Posizione che mette l’Italia ben sotto la media europea, e distante dalle economie comparabili come il Regno Unito (2° posto), la Germania (5°) e la Francia (11°). Risulta inoltre essere anche dietro a  nazioni di dimensioni minori che negli ultimi anni sono state in grado di creare condizioni strutturali molto positive per l’ecosistema imprenditoriale (come Estonia, Lettonia e Slovenia). Ma non tutto è perduto. L’Italia mostra infatti un importante recupero, guadagnando cinque posizioni rispetto al 2017, grazie al raddoppio dei finanziamenti in equity delle startup, alla crescita delle operazioni di investimento in scaleup, all’aumento di operazioni di exit (quotazioni in borsa o acquisizioni) e di unicorni (startup che raggiungono un miliardo di dollari di valorizzazione).

La ricerca

La classifica si basa sul 360Entrepreneurial Index, calcolato dal centro studi di Digital360, attraverso la prima ricerca in Italia che misura l’efficacia degli ecosistemi europei delle startup hi-tech finanziate con capitale di rischio sia dagli investitori istituzionali (venture capitalist) che dagli investori informali (business angel o family office).

Il 360Entrepreneurial Index si basa su tre indicatori che analizzano le tre fasi di sviluppo imprenditoriale:

1) l’Entrepreneurial Quantity Index, che misura la quantità totale di investimenti equity  immessi nel sistema imprenditoriale per finanziare le startup;

2) l’Entrepreneurial Quality Index, che si focalizza solo sulle operazioni di investimento di maggiore dimensione (maggiore di 5 milioni di euro), tipicamente finalizzate a finanziare la fase di scaling-up delle startup;

3) l’Entrepreneurial Outcome Index, che misura i “risultati” dell’attività imprenditoriale in termini di numero di Exit realizzate (ossia numero di startup che si quotano in borsa o vengono acquisite da parte di imprese più grandi) e di Unicorni (ossia startup che raggiungono una valorizzazione complessiva almeno pari ad 1 miliardo di dollari).

Osservando i tre indici, si può osservare come l’Italia si collochi al 22° posto, guadagnando quattro posizioni rispetto al 2017, relativamente all’entrepreneurial quantity index, grazie agli investimenti equity immessi nel sistema imprenditoriale, raddoppiati nel 2018: nonostante il progresso, restiamo sotto la media europea, con un valore in rapporto al Pil molto basso rispetto a quello dei paesi più avanzati. Si posiziona al 19° posto, migliorando di cinque posizioni, nell’entrepreneurial quality index, grazie in particolare ad alcune importanti operazioni di finanziamento di scaleup avvenute nel 2018 che hanno visto come protagonisti investitori stranieri: segno di un crescente interesse internazionale per il nostro ecosistema. Infine, l’Italia è in un buon 7° posto, con 3 posizioni guadagnate, nell’entrepreneurial outcome index, che misura i risultati dell’attività imprenditoriale in termini di numero di Exit o unicorni.

“Il 360Entrepreneurial Index ci consente di evidenziare una correlazione positiva e statisticamente significativa tra il livello di imprenditorialità e il grado di benessere dei Paesi europei – aggiunge Andrea Rangone, amministratore delegato di Digital360 -. Anche se altre variabili contribuiscono a questo obiettivo, la ricerca mette in luce come la ricchezza e la qualità della vita dipendano in modo significativo dalla capacità degli ecosistemi nazionali di sostenere l’innovazione e la nuova impresa”.

“Il miglioramento in tutte e tre le dimensioni considerate dal 360Entrepreneurial Index evidenzia come l’Italia sia riuscita ad innescare un circolo virtuoso nell’ecosistema imprenditoriale, che sta portando ad aumentare sia la quantità delle risorse investite in startup, che la qualità, cioè gli investimenti in scaleup, il numero di exit e di unicorni – afferma Andrea Rangone –. Un segnale di miglioramento dell’efficacia dell’intero processo imprenditoriale: con l’aumentare degli investimenti in startup, infatti, crescono anche le operazioni di finanziamento delle scaleup, che alimentano, dopo un po’ di tempo, le exit e gli unicorni, che consentono di attrarre nuovi fondi e di rialimentare il ciclo con una magnitudine superiore. Per recuperare il ritardo con gli altri paesi, però, l’Italia deve continuare sostenere le sue startup anche con adeguate decisioni politiche: le misure presenti nell’ultima legge di bilancio vanno in questa direzione, ma occorre accelerare l’emanazione dei decreti attuativi”.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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