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L’Italia non è la meta più attrattiva per gli investitori esteri

L’Italia non è la meta più attrattiva per gli investitori esteri

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Redazione We Wealth
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10 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo Aibe l’ottavo posto dell’Italia dipende da “un’incertezza che ha origine in Italia, ma che riguarda anche la situazione economica generale e le prossime elezioni europee”

  • Al primo posto della classifica svettano gli Stati Uniti, seguiti dalla la Germania e dalla Cina

  • L’Italia appare attrattiva per la qualità delle risorse umane (74%), la solidità del sistema bancario (38%), le infrastrutture e la logistica (30%)

In base ai dati di Aibe e Censis, nella top ten delle economie mondiali con la più alta capacità di attrazione di investimenti esteri l’Italia si posiziona solo in ottava posizione

Gli investitori esteri sono sempre meno attratti dall’Italia e nella top ten delle economie mondiali con la più alta capacità di attrazione di investimenti esteri il Belpaese si posiziona solo in ottava posizione. L’Aibe-Index, indice sintetico realizzato dall’Associazione italiana banche estere con la collaborazione del Censis, che misura la capacità del sistema-Italia di attrarre investimenti esteri, nel secondo semestre 2018 e nei primi mesi del 2019 è sceso da 43,3 a 42,9 (era 40,3 nel 2017, 47,8 nel 2015-2016 e 33,2 del 2014). “Segno di un‘incertezza che ha origine in Italia, ma che riguarda anche la situazione economica generale e le prossime elezioni europee”, spiega l’associazione in una nota.

Al primo posto della classifica svettano gli Stati Uniti, in rimonta dalla terza posizione dello scorso anno. Seguono la Germania (nel 2018 al primo posto) e la Cina. Spagna, Francia e soprattutto India recuperano diverse posizioni rispetto alla Gran Bretagna, che passa dal quarto al settimo posto, “un segnale questo – secondo Aibe – di una percezione negativa innescata dalla problematica uscita del Regno Unito dall’Unione europea”. La propensione a investire in un Paese è dettata dalla presenza o meno di alcuni fattori di contesto e dall’incidenza di fenomeni e condizioni di carattere istituzionale. Tra i fattori che un investitore estero prende in considerazione nella scelta di un Paese, si collocano ad esempio la stabilità politica, il carico fiscale, quello normativo e burocratico, la presenza di corruzione, la certezza del quadro normativo e la qualità delle risorse umane.

Agli occhi degli investitori l’Italia appare attrattiva per la qualità delle risorse umane (74%), la solidità del sistema bancario (38%), le infrastrutture e la logistica (30%). All’opposto, i tre fattori per cui l’Italia non è considerata affatto attrattiva sono il carico normativo e burocratico (58,3%), i tempi della giustizia civile (58%), l’efficacia dell’azione di governo (46%). Si allarga inoltre, più che in passato, l’area di chi non riconosce l’esistenza di una vera e propria strategia nazionale di attrazione di investimenti esteri: la quota degli ‘scettici’ raggiunge quest’anno il 72,9%, mentre nella scorsa rilevazione la quota si fermava al 50%. La quota restante di chi invece riconosce l’esistenza di una strategia (27,1%), si distribuisce fra una parte preponderante che giudica comunque inefficace tale strategia (20,8%) e chi invece assegna un certo grado di efficacia (6,3%).

Fra i settori più attrattivi del sistema produttivo italiano ci sono moda e lusso (per il 95,8% delle risposte) e a seguire si collocano il turismo alberghiero, la meccanica, l’agroalimentare e il settore immobiliare. Quanto al contesto politico, non viene percepito come risolutivo il contenuto della legge di bilancio 2019-2021, estesa è invece la sensazione che le elezioni europee possano costituire un fattore critico per gli investimenti in Italia e fra gli eventi in grado di condizionare negativamente la crescita dell’Italia, forte attenzione viene portata al rallentamento della crescita nell’Unione e in particolare della Germania (58,8%), ma anche dell’economia gobale (43,1%). L’incertezza sui contenuti della Brexit incide per il 27,5% mentre la guerra commerciale fra Usa e Cina riceve un consenso del 25,5%. La potenziale caduta degli indici azionari per il 15,7%.

Redazione We Wealth
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