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Italia, 1,3 milioni di imprese guidate da donne

Italia, 1,3 milioni di imprese guidate da donne

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Francesca Conti
Francesca Conti

08 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2018 il 21,9% delle imprese è condotto o a prevalenza di conduzione da donne

  • Le imprese femminili guidate da donne under35 sono il 12,4% contro l’8,6% per il totale economia

  • Il 14% delle imprenditrici soffre la conciliazione lavoro e famiglia e il 55% investe nella relazione con i clienti

Sempre più imprese femminili in Italia. Più giovani, ma anche meno longeve. La fotografia delle società italiane a guida femminile di Confcommercio e Unioncamere

Più imprese femminili, più giovani, ma anche meno longeve. Stando ai numeri dell’ultima analisi realizzata da Confcommercio in collaborazione con Unioncamere, le imprese femminili in Italia ad oggi sono 1,3 milioni, in aumento del 2,7% rispetto a 5 anni fa. Questo ‘motore rosa’ genera occupazione per oltre 3 milioni di addetti. Le aziende guidate da donne, tuttavia, vivono meno anni rispetto a quelle maschili. Ma quelle definite giovanili, under 35, incidono di più rispetto alle maschili (12,4% contro 8,6% per il totale economia).

Il 47% delle donne che fanno impresa nel terziario sono spinte dal desiderio di valorizzare le proprie competenze epuntano al successo personale più che economico contro il 38% degli uomini. Il 14% delle imprenditrici soffre la conciliazione lavoro e famiglia e il 55% investe nella relazione con i clienti. Il 52% delle donne a capo di un’impresa ha a cuore il benessere dei dipendenti. Le donne che diventano imprenditrici hanno un effetto moltiplicativo sui consumi più degli uomini che diventano imprenditori: 2,2 volte rispetto a 2,1. Inoltre se le potenziali imprenditrici diventassero effettive genererebbero 1 miliardo in più di consumi rispetto all’analogo caso per gli uomini.

Sull’argomento è intervenuta anche Assogestioni. In audizione presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, l’associazione ha evidenziato che la quota di donne negli organi sociali si attesta sul 18%; praticamente tutte le società hanno almeno una donna nel board ma solo il 7% del top management risulta composto da donne, percentuale che sale invece al 30% nel management di seconda linea e il 40% nei livelli più bassi. Inoltre, solo il 29% delle Sgr abbia a oggi adottato politiche di diversità.

I numeri delle imprese ‘rosa’

Il divario tra l’Italia e la media europea in termini di gender gap resta ancora elevato e le donne presentano ancora maggiori difficoltà rispetto agli uomini, con quote superiori sia in Italia (29,8% vs 27,8%) sia in Europa (23,3% vs 21,6%). In questo contesto assume ancora più valore lo spazio che le donne ricoprono in Italia all’interno delle imprese. Secondo i dati Unioncamere a fine 2018 il 21,9% delle imprese sono femminili, quindi condotte o a prevalenza di conduzione da parte di donne. Nelle attività commerciali e turistiche si arriva al 24,9% (alloggio e ristorazione 29,4%), quasi 500.000 unità, cifra costante rispetto al 2014, con una crescita però della dimensione media da 2,1 a 2,2 addetti per impresa. Esistono ancora spazi da colmare per l’imprenditorialità femminile: se in Italia si registrano 105 femmine per 100 maschi in termini di abitanti, si riportano anche 72 occupate per 100 occupati, 45 donne titolari o socie per 100 maschi e infine 28 imprese femminili per 100 maschili.

I numeri delle imprese femminili in Italia

Una ‘demografia’ instabile

Tra le imprese femminili le imprese giovanili incidono di più rispetto alle maschili (12,4% contro 8,6% per il totale economia, 13,6% contro 10,2% per commercio e turismo). Ma le imprese femminili ‘vivono’ anche meno anni rispetto a quelle maschili (precisamente 2,3 anni in meno, sia per il totale economia, 10 anni rispetto a 12,3, sia per commercio e turismo, 10,5 anni rispetto a 12,8). E’ esattamente il contrario di ciò che accade in demografia, dove le donne hanno una speranza di vita di ben 4,5 anni superiore a quella degli uomini.

Confronto di genere sulla speranza di vita delle imprese

Le difficoltà del fare impresa

Un’ indagine diretta realizzata da Confcommercio-Gruppo Terziario Donna su un campione di 369 imprenditrici e imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi ha consentito di approfondire motivazioni distintive alla base del fare impresa. Dall’indagine emerge come la spinta a intraprendere per le donne sia dettata più da opportunità che da necessità, ovvero dalla voglia di valorizzare le proprie competenze e le proprie idee innovative puntando al successo personale ed economico (47% per le donne vs 38% uomini) piuttosto che dalla necessità di trovare lavoro o insoddisfazione per un precedente lavoro (indifferente dal punto di vista del genere).

E tutto ciò evidenziando segnatamente anche ilruolo del passaggio generazionale (27% per le donne vs 23% uomini). Le donne dichiarano di aver incontrato meno difficoltà nel fare impresa nel commercio, nel turismo e nei servizi rispetto agli uomini (58% vs 70%), evidenziando problemi analoghi a quelli citati dalla componente maschile (fisco e burocrazia in primis), ma aggiungendo in modo particolare anche i fattori legati al mercato (complessità, concorrenza sleale, ecc.) e la conciliazione lavoro-famiglia.

Donne e responsabilità sociale d’impresa

Ma le donne sono anche più ‘Csr intensive’: le imprenditrici del terziario dimostrano una maggiore capacità di attenzione agli stakeholder, sia interni che esterni all’impresa e si differenziano da quelle maschili anche per l’attenzione ai clienti. Nel contempo, le imprese terziarie al femminile sono più ‘Csr extensive’: il 62% delle imprese femminili adottano almeno 2 dei 3 comportamenti socialmente responsabili (attenzione al benessere dei dipendenti, relazionalità con gli stakeholder del territorio, relazionalità con clienti).

Questo comportamento orientato alla responsabilità sociale vede risvolti in termini di competitività: all’interno delle imprese femminili di servizi, quelle che investono in almeno una delle tre tipologie di Csr richiamate in precedenza dichiarano più diffusamente un miglioramento della situazione economica dell’azienda (31% per le donne vs 24% uomini).

Francesca Conti
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