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Intesa Sanpaolo, al via un piano da 50 miliardi per le pmi

Intesa Sanpaolo, al via un piano da 50 miliardi per le pmi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

05 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il programma introduce l’allungamento della durata dei finanziamenti in essere, estendendo le iniziative di sostegno alla liquidità già dispiegate nel 2020

  • Nel biennio 2021-2022 è previsto un graduale ritorno alla normalità, con una ripresa più stabile a partire dal terzo trimestre

  • Ma le imprese mancano di ottimismo: il 34% vede oggi più rischi che opportunità, una percentuale che cresce ancor di più nel caso delle pmi

Intesa Sanpaolo presenta un nuovo programma strategico da 50 miliardi di euro per il rilancio delle pmi, basato su cinque linee di intervento. Intanto, tra le imprese, continua ad aleggiare il pessimismo: il 41% ritiene che saranno necessari ancora 12 mesi affinché la situazione possa normalizzarsi

Estendere i finanziamenti in essere fino a 15 anni, favorire il rinnovamento tecnologico e accompagnare il tessuto imprenditoriale tricolore attraverso la rivoluzione sostenibile. Sono solo alcune delle linee di intervento del nuovo programma strategico presentato da Intesa Sanpaolo, un piano da 50 miliardi di euro a favore del rilancio delle pmi attraverso progetti di sviluppo e di crescita.

“Dall’inizio della pandemia abbiamo fronteggiato le emergenze con iniziative ed erogazioni della Banca dei territori per le pmi pari a 45 miliardi di euro nel 2020, sostenendo la gestione degli impegni finanziari di breve termine, finanziando la liquidità e intervenendo con la sospensione delle rate e con specifici interventi sui settori più colpiti”, spiega Stefano Barrese, responsabile divisione banca dei territori di Intesa Sanpaolo in occasione dell’evento di presentazione dell’iniziativa. “Ora è il momento di fare un passo in più per accelerare insieme il rilancio, con un impegno orientato a un futuro sostenibile dal punto di vista economico, ambientale, sociale. Solo investendo sulla crescita e sulla transizione digitale e sostenibile saremo in grado di recuperare tempestivamente la nostra competitività sul mercato interno ed estero”.

Le cinque linee d’intervento del piano di rilancio

Come precisato da Anna Roscio, responsabile direzione sales & marketing imprese dell’istituto, si tratta di “un piano ambizioso” che mette a disposizione 50 miliardi di euro per sostenere non soltanto l’uscita dall’emergenza delle piccole e medie imprese italiane, ma anche un orientamento al rilancio post-covid. Il programma, definito “Motore Italia”, si articola in cinque linee d’intervento:

  • l’allungamento dei finanziamenti in essere fino a 15 anni, facendo leva sull’attuale quadro normativo che consente l’utilizzo delle garanzie del fondo centrale ai sensi del regolamento sul “de minimis”;
  • un programma dedicato per supportare nuovi investimenti volti a favorire il rinnovamento tecnologico, la transizione digitale, l’innovazione e la ricerca industriale delle pmi, attraverso soluzioni finanziarie e di advisory (accompagnando le imprese nel cogliere i benefici del piano Transizione 4.0 della legge di bilancio 2021);
  • soluzioni sul fronte della transizione sostenibile, con misure volte a finanziare investimenti in ottica esg (environmental, social, governance) ed economia circolare. Oltre a interventi a favore dell’efficientamento e della riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano;
  • il rafforzamento dell’offerta e delle strutture consulenziali dedicate alle operazioni di finanzia straordinaria, con l’obiettivo di facilitare la crescita attraverso M&A, rafforzamento patrimoniale o finanza alternativa;
  • un supporto per la digitalizzazione e lo sviluppo attraverso servizi non finanziari, anche tramite un sistema di relazioni con aziende terze.

Lo scenario: ripresa stabile a partire dal terzo trimestre

Ma qual è lo stato di salute dell’economia italiana e delle piccole e medie imprese tricolori? Dopo aver vissuto la peggiore recessione economica dal secondo dopoguerra, secondo gli esperti, diversi elementi giustificherebbero l’attesa di una ripresa a livello globale più rapida che in altre situazioni. Stando a un’analisi presentata da Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, nel biennio 2021-2022 è previsto infatti un graduale ritorno alla normalità, con una ripresa più stabile a partire dal terzo trimestre. In Italia, nello specifico, i flussi commerciali internazionali potrebbero toccare il +12,4% alla fine dell’anno (contro il -9,4% del 2020), mentre la crescita attesa del pil è del +3,7% (dopo il crollo del -8,9%).

“Credo ci sia un vero potenziale per la ripresa. A livello aggregato si è creato un extra-risparmio da parte delle famiglie e delle imprese pari a 84 miliardi di euro. Una somma che, se venisse mobilitata, potrebbe implicare 80 miliardi di maggiori consumi, pari a un 5% del pil in più”, spiega De Felice. Per non dimenticare poi il tema degli investimenti. Negli ultimi 10 anni, continua l’esperto, l’Italia ha accumulato un gap su questo fronte di 128 miliardi rispetto alla Germania. “È necessario investire sul green e sul digitale. Il green, in particolare, non deve essere visto come un insieme di costi e di regole ma come una grande opportunità. Le imprese che investono in tal senso riportano una dinamica della produttività migliore, sono più riparate a fronte di possibili rischi, e creano nuovi progetti e prodotti che riporteranno una domanda sempre più forte”, conclude De Felice.

Pmi pessimiste sulla ripresa: per il 41% ci vorranno 12 mesi

Ma il pessimismo e i timori continuano a far da padroni, seppur in calo. Secondo un’indagine Ipsos presentata dal presidente Nando Pagnoncelli, il 41% delle imprese ritiene che ci vorranno altri 12 mesi per uscire dalla situazione critica attuale, il 30% parla di 18 mesi e il 9% di due anni o più. Eppure, il 54% afferma che sia anche il momento di cogliere alcune opportunità, in rispetto del “classico spirito imprenditoriale del nostro Paese”, spiega Pagnoncelli. Certo, come anticipato, la digitalizzazione e la sostenibilità resteranno due chiavi fondamentali della crescita, anche per le imprese.

Sei realtà su dieci, infatti, affermano di aver avviato investimenti nell’ambito dell’industria 4.0 e una quota eguale parla invece di iniziative green. “Se nel 2011 solo il 7% degli italiani riusciva a dare una definizione adeguata del concetto di sostenibilità, oggi tale quota tocca il 37%. Quanto alle imprese, l’86% ritiene che la performance in ambito esg rappresenti una preoccupazione per l’intero board, l’85% che tutti gli stakeholder si aspettano un maggior coinvolgimento sugli esg rispetto al passato, e un’impresa su due è consapevole del fatto che non valutare adeguatamente tali fattori avrebbe un impatto negativo sulla propria attività economica”, precisa Pagnoncelli. Poi conclude: “La sostenibilità non è più soltanto una parola magica, ma diventerà sempre di più un criterio per le scelte di business aziendale”.

Rita Annunziata
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