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Internazionalizzare: make Italy and America great again

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

16 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Come accompagnare le nostre aziende nel principale mercato del mondo

  • Un progetto transatlantico renderà la distanza Italia-Usa significativamente minore rispetto ai 6.462 km che separano Milano da New York

  • Private Equity: un’opportunità di rinascita

In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, guardare oltre le mura del mercato domestico rappresenta un fattore di vitale importanza per le aziende italiane, per garantire una crescita solida e strutturata alla propria società

Con un Pil di 20mila miliardi di dollari e una popolazione di oltre 325 milioni di persone, gli Stati Uniti rappresentano il mercato di consumo più attrattivo al mondo, caratterizzato da un profondo senso della cultura d’impresa. Per questo sono una meta privilegiata per le aziende italiane: i più recenti dati rilasciati dall’Us Bureau of Economic Analysis mostrano un incremento record (+350%) degli investimenti italiani negli Usa negli ultimi 15 anni, con un aumento nel solo 2018 pari al 6,7% ($31,3 miliardi), favorito anche dalla policy ‘Make it in America’ varata dall’attuale amministrazione.

“È difficile dipingere a tutto tondo la relazione che intercorre tra Italia e Stati Uniti, un rapporto che affonda le sue radici nel tempo e che risulta essere sempre più importante, strategico e centrale nella definizione delle politiche del futuro del nostro Paese”, afferma Simone Crolla, managing director di American Chamber of Commerce in Italy. Le imprese italiane presenti negli Usa sono oltre 2.400, generano più di 250.000 posti di lavoro e un fatturato complessivo di circa 129 miliardi di euro. “In merito alla situazione attuale, ci sono indubbiamente delle difficoltà, ma cominciano decisamente a intravedersi segnali di ripresa”. Per esempio, giugno è stato il mese dei record dei posti di lavoro creati (4,8 milioni secondo il Department of Labor), l’aumento mensile maggiore della storia Usa, con un tasso di disoccupazione sceso dal 13,3% di maggio all’11,1.

Perché puntare sull’America in un momento di grande difficoltà

Oltre a dirigere con successo AmCham Italy, Crolla è vicepresidente e socio di Synergo Capital Sgr, società di gestione dei fondi di private equity che ha l’obiettivo di supportare le aziende italiane a sbarcare con successo negli Usa. Si tratta di un progetto inedito per il panorama italiano, che si occupa di accompagnare le nostre aziende nel principale mercato del mondo. “Quello americano è per sua natura un mercato più flessibile e resiliente, si adatta più velocemente, nel pieno rispetto dell’American dream: nonostante le attuali difficoltà, gli Stati Uniti si riprenderanno prima e meglio di noi, che siamo forse ‘anestetizzati’ da una retorica del ‘back to normal’di queste prime settimane d’estate che stride con una realtà carica di eccessivo entusiasmo per i numeri dei contagi in calo – spiega Crolla – La vera sfida sarà in autunno, quando verranno meno le tutele sociali volute dal governo e crescerà il numero dei disoccupati. Gli Usa hanno affrontato da subito questo problema, noi abbiamo rimandato. Anche questo è certamente uno dei motivi per cui tornare a scommettere sugli States: nelle nostre intenzioni, questo progetto transatlantico renderà la distanza tra i nostri due Paesi significativamente minore rispetto ai 6.462 km che separano Milano da New York”.

 

Uno strumento a disposizione degli imprenditori

“Vorremmo essere percepiti come uno ‘strumento’ a disposizione degli imprenditori per supportare ed accelerare la crescita delle loro imprese, specialmente in questo momento di difficoltà. Siamo nella fase di fundraising per il lancio del primo fondo di private equity dedicato all’asse di sviluppo Italia-Usa per supportare lo sviluppo e la crescita delle medie imprese italiane attraverso il mercato americano. Le istituzioni finanziarie che stanno aderendo all’iniziativa hanno ben compreso che il progetto è il meno opportunistico e il più concreto e imprenditoriale possibile. D’altronde, l’elevato livello di know-how e l’appealdel Made in Italy, elementi che caratterizzano gran parte delle aziende e del tessuto industriale del Paese, risultano essere da sempre fattori competitivi per le strategie di consolidamento sui mercati esteri, in particolar modo quello americano”.

 

Una visione pienamente transatlantica, insomma…

Abbiamo un background multidisciplinare e competenze trasversali. Diciamo che siamo un team ‘atipico’, ma ben rodato e spendibile, dalla comprovata esperienza di business in USA e con track record individuali di assoluto livello. A partire dall’amministratore delegato Gabriel Monzon Cortarelli, da anni punto di riferimento per le imprese italiane che guardano con interesse al mercato americano. La nostra filosofia è la massimizzazione dell’investimento in favore dell’imprenditore. In più, a breve ci doteremo di un ufficio operativo a New York (oltre che di un’antenna a Washington) con l’obiettivo operativo di accompagnare le aziende in portafoglio e le prospect nella definizione della loro strategia di internazionalizzazione, reperendo partner e/o target di M&A ed aiutandoli a implementare la migliore strategia di internazionalizzazione. Lo stesso ufficio fungerà da antenna per le pmi innovative al fine di individuare, valutare e associare i migliori partner tecnologici e commerciali possibili.

 

Pmi: eccellenza o problema?

L’impatto delle misure di lockdownsulle pmi è di portata storica. Quasi il 50% delle imprese – 1.334 miliardi di euro di fatturato e 309 di valore aggiunto secondo l’Istat – è stato formalmente sospeso dai provvedimenti che si sono susseguiti, interessando oltre 7 milioni di lavoratori. Tuttavia per Crolla, “esiste una relazione tra la prolungata stagnazione e la grandissima diffusione di pmi, in alcuni casi scarsamente competitive e poco patrimonializzate. Basti pensare che un recente Policy paper dell’Oecd (Confronting the zombies: policies for productivity revival, dicembre 2017, ndr) ha stimato che le imprese che non riescono nemmeno a ripagare gli interessi sul debito da almeno tre anni siano aumentate, in percentuale, in Italia più che altrove”.

Come superare, dunque, questo problema? “Più che un problema, è una caratteristica culturale del modo di fare azienda in Italia. Oltre all’apporto di capitali, Synergo fornirà competenze e un supporto a 360°. D’altronde, ci sono processi e dinamiche che necessitano di evolvere e la managerializzazione delle imprese familiari si sta dimostrando la via giusta per il successo nell’era del 4.0. Per esempio, se ai tempi delle precedenti rivoluzioni industriali un anno non sarebbe stato di certo sufficiente per osservare cambiamenti rilevanti, con la digital transformation lo scenario è del tutto differente. I manager scelgono di affiancare le aziende familiari per mettere a frutto le esperienze acquisite in realtà internazionali più complesse, diventando i gestori del cambiamento verso un nuovo modo di fare impresa, più in sintonia con l’attuale momento storico”.

 

Private equity, un’opportunità di rinascita

Gli operatori del private equity sono consapevoli del ruolo importante che possono avere i capitali privati per la ripresa del Paese. “Il momento è critico, ma se le aziende sapranno sfruttare il rallentamento per rivedere i propri modelli di business o addirittura accelerare la crescita, potrebbero uscire dall’emergenza covid-19 ancora più forti”. Oggi ci sono circa 1.500 imprese in Italia che fanno parte dei portafogli del private capital. Secondo Carlyle, come è accaduto in tutte le crisi precedenti, le aziende migliori che escono da questi periodi saranno più efficienti e avranno processi ottimizzati. Giusto una nota di merito: “non dovranno essere lasciate sole le piccole imprese, che molto spesso escono dal radar dei fondi di private equity per ragioni di scala, ma che sono fondamentali ai fini della tenuta del sistema economico e sociale. Comunque, ad oggi la diffusione di questi strumenti finanziari (e imprenditoriali, ormai) in Italia è ancora limitata, ma iniziative mirate possono supportare le imprese nei settori più colpiti, dando loro ossigeno in attesa della auspicata ripresa”, conclude Crolla.

Maddalena Liccione
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