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Incubatori italiani: Lombardia in pole position

Incubatori italiani: Lombardia in pole position

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

03 Aprile 2018
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  • Le regioni del Nord-Ovest ospitano ben Il 60% degli incubatori presenti sul territorio italiano

  • Meno di un quinto degli incubatori in Italia ha natura pubblica

  • Più della metà degli incubatori ha dichiarato di aver supportato imprese a significativo impatto sociale

  • Su un campione di startup incubate analizzato non c’è stato alcun investimento di capitale di rischio da parte degli incubatori pubblici

La Lombardia si classifica prima regione in Italia per numero di incubatori e startup: è marcato il gap tra Nord e Sud Italia. Sono solo alcuni dei dati emersi da una ricerca condotta dal Politecnico di Torino.

In Italia l’incubatore tipo è privato e residente al Nord.

Questa è la fotografia che emerge da un’analisi sull’innovazione e sull’imprenditorialità sociale sviluppata dal team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) del Politecnico di Torino in collaborazione con Italia Startup e con il supporto di Cariplo Factory, Compagnia di San Paolo, Impact Hub Milano, Make a Cube³, SocialFare, e Social Innovation Teams (SIT).

La ricerca non riguarda solo gli incubatori veri e propri, ma per brevità il termine viene utilizzato per fare riferimento anche ad acceleratori e spazi di coworking che offrono accompagnamento manageriale e/o formazione imprenditoriale.

Secondo i dati del report, se si guarda alla natura giuridica degli incubatori, meno di un quinto ha natura pubblica, infatti, solo il 15,4% è gestito esclusivamente da amministrazioni o enti pubblici mentre gli incubatori privati rappresentano il 60% del totale. Il rimanente è il frutto invece di joint venture di soggetti sia pubblici che privati.

Emerge inoltre un dato interessante che riguarda la tipologia di startup incubate.

Più della metà degli incubatori ha dichiarato di aver supportato imprese a significativo impatto sociale, ovvero quelle organizzazioni che introducono innovazione sociale in diversi settori (sanità, food, trasporti ecc.). “Una specializzazione su questa tipologia di imprese e di incubatori”- che secondo Paolo Landoni, professore del Politecnico di Torino e coordinatore della ricerca-“ potrebbe essere un elemento efficace di differenziazione per il nostro Paese”

Alcune importanti considerazioni riguardano poi, la distribuzione sul territorio nostrano. Le regioni del Nord-Ovest, come riportato dalla ricerca, ospitano ben Il 60% degli incubatori presenti sul territorio Italiano. Ad aggiudicarsi il podio sono l’Emilia Romagna (9,3%), la Toscana (9,9%) e la Lombardia (25,3%) che da sola è più popolata da incubatori dell’intero Centro Italia (20%) e dell’area meridionale e insulare (17,9%).

Un quadro che si riflette guardando

alla geografia delle startup incubate lungo la Penisola. Su un campione di 382 startup incubate del 2016 in 32 diversi incubatori, quasi il 70% delle startup si trova nell’Italia settentrionale e in particolare più del 50% risiede nelle regioni del Nord‐Ovest. Anche in questo caso la Lombardia si classifica al primo posto per numero di startup, sede del 31,9% del totale, seguita dal Piemonte (15,2%) e dal Lazio (8,1%).

Sono molteplici i motivi dietro a questo divario tra Nord e Sud, come spiega Landoni, e uno è sicuramente “legato allo sviluppo industriale delle diverse aree del Paese”, ma la situazione potrebbe senz’altro migliorare attraverso “i giusti incentivi per chi vuole avviare un’attività imprenditoriale al Sud, come ad esempio l’agevolazione Resto al Sud di Invitalia.”

La misura Resto al Sud

“Resto al Sud” è la nuova misura gestita da Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del Ministero dell’Economia) partita a metà gennaio per supportare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali avviate da giovani tra i 18 e 35 anni, che vogliono fare impresa rimanendo nelle regioni del Mezzogiorno (in particolare nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia). Un incentivo che può coprire fino al 100% dell’investimento proposto dai neoimprenditori. I dati, disponibili sul sito di Invitalia, evidenziano come già in data 8 Marzo siano oltre 6mila le domande in via di compilazione e quasi 1.500 le domande già presentate.

Tornando alla ricerca sul campione analizzato il 42.2% di incubatori privati ha investito capitale di rischio nelle organizzazioni incubate del 2016 mentre non c’è stato alcun investimento da parte degli incubatori pubblici.

Insomma, in tema di investimenti in Startup c’è ancora tanto da fare.

Virginia Bizzarri
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