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Imprese, la liquidità è nel magazzino

Imprese, la liquidità è nel magazzino

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

01 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il peso dell’inventory nel capitale circolante a bilancio delle aziende italiane può essere stimato fino a 320 miliardi di euro

  • L’inventory monetisation è un servizio che permette alle aziende di monetizzare e ottenere cassa dai propri stock

  • Si rivolge alle aziende che hanno un fatturato superiore ai 20-25 milioni, ovvero a situazioni speciali in cui il raggruppamento di imprese, la filiera o il consorzio traguardano questi valori

Nell’attuale contesto di emergenza, per alcune imprese il magazzino potrebbe trasformarsi in una vera e propria ancora di salvezza. Cos’è l’inventory monetisation e a chi si rivolge? Ne parliamo con Alessandro Zamboni, amministratore delegato di Supply@Me

Nell’attuale contesto di emergenza, per alcune imprese il magazzino potrebbe trasformarsi in una vera e propria ancora di salvezza. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio supply chain finance della School of management del Politecnico di Milano e le rielaborazioni del team di Supply@Me, il fabbisogno di capitale circolante collegato alle rimanenze di magazzino delle aziende italiane potrebbe sfiorare i 320 miliardi di euro, mentre a livello europeo si parla di circa duemila miliardi. Un mercato non servito e che potrebbe rappresentare per le imprese una reale, e a volte sconosciuta, riserva di liquidità. We Wealth ha approfondito il tema con Alessandro Zamboni, amministratore delegato di Supply@Me.

“Le banche stanno andando incontro a un periodo complicato – spiega Zamboni – Dovranno gestire un incremento degli unlikely to pay (i crediti per i quali ritengono improbabile che il debitore potrà adempiere alle sue obbligazioni creditizie, ndr) perché il tasso di default del sistema industriale italiano è cresciuto e crescerà ancora”. Ma per soddisfare la sete di liquidità generata dal blocco delle attività degli ultimi mesi, il credito bancario non è l’unica soluzione.

“L’inventory monetisation è un servizio che permette alle aziende di monetizzare e ottenere cassa dai propri stock – spiega Zamboni – Non si tratta delle rimanenze di magazzino non vendute negli anni precedenti, ma del classico stock che, di settore in settore, viene prodotto o acquistato da un fornitore, rimane in magazzino per i processi di trasformazione, vendita e produzione, e poi viene venduto al cliente finale. I giorni in cui la merce o il semilavorato rimane in magazzino sono giorni che il mercato bancario non finanzia, e godono di una grossa rilevanza nel fabbisogno delle imprese”. Le banche, in questo contesto, potrebbero abbandonare il ruolo di “assuntrici del rischio” e indossare le vesti di intermediari, originando alle fintech le aziende che possono per loro rappresentare un problema.

Ma quali sono le imprese che potrebbero beneficiare di questa tipologia di servizi? “Si tratta di aziende che hanno un inventory intorno ai cinque milioni di euro, con un fatturato superiore ai 20-25 milioni”. Restano fuori le imprese che dispongono di beni i cui acquisiti sono oggetto di autorizzazione, come quelle del settore farmaceutico, o che non generano capitale circolante, come quelle del real estate o dei servizi. “Noi lavoriamo con tutti i settori, con un particolare focus su quelli i cui magazzini girano sotto l’anno, mentre preferiamo escludere quelle parti di inventory che crescono nel tempo in funzione dei processi di invecchiamento o stagionatura, come il formaggio e il prosciutto crudo”, precisa Zamboni. “Si parla di un mercato che, dalle nostre analisi, supera i 320 miliardi di euro in Italia e i due trilioni in Europa – aggiunge – Le banche legano l’inventory financing alla frode e non si cimentano. Per servire questo mercato bisogna creare sempre più fiducia tra gli investitori, monitorando le aziende e i loro magazzini attraverso le migliori metodologie, processi e tecnologie che il mercato può offrire”.

Rita Annunziata
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