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Imprese: fondo pmi e garanzia Sace per incentivare il credito

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

16 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Il decreto liquidità ha offerto un set di misure emergenziali e temporanee che coinvolge tutte le categorie di imprese italiane: da un lato, ha ampliato la platea dei beneficiari del fondo pmi e dall’altro ha introdotto la ‘garanzia Sace’

A differenza della crisi del 2008, lo scenario post-covid-19 non è stato determinato dalla crisi di una o più banche o del sistema bancario nel suo insieme, ma da un’emergenza pandemica senza precedenti che ha riversato i suoi inevitabili riflessi sull’economia globale, causando, tra l’altro, una generale carenza di liquidità delle imprese italiane.

We Wealth ha intervistato Alessandro Fosco Fagotto, partner e responsabile del dipartimento di banking & finance di Dentons in Italia in merito ai numerosi interventi che il governo ha messo in atto per incentivare il sistema del credito.

“Tra i numerosi interventi susseguitisi nel corso degli ultimi mesi, il decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020, recentemente convertito con modificazioni in L. n. 40 del 5 giugno 2020, ha offerto un set di misure emergenziali e temporanee che coinvolge tutte le categorie di imprese italiane: da un lato, ha ampliato, per il tramite di Mediocredito Centrale, la platea dei beneficiari del fondo di garanzia per le pmi (detto fondo pmi), esteso anche alle imprese con numero di dipendenti non superiore a 499, e dall’altro, a mezzo Sace (controllata di Cassa depositi e prestiti, ha introdotto la ‘garanzia Sace’, garanzia a prima richiesta, esplicita e irrevocabile, che potrà essere richiesta per tutto l’esercizio 2020 da qualsiasi tipologia di impresa, indipendentemente dalle dimensioni, dal settore produttivo e dalla forma giuridica, coprendo, insieme al fondo pmi, una platea di potenziali beneficiari a 360 gradi”, ha spiegato Fosco Fagotto.

Il fondo pmi e la garanzia Sace, sebbene siano strumenti di garanzie statali con marcate peculiarità, sono accomunati dalla medesima ratio di incentivazione del sistema del credito. Infatti, tali forme di aiuto alle imprese non hanno l’obiettivo di preservare o ripristinare la redditività, la liquidità o la solvibilità degli Istituti di credito, bensì quello di trasferire ai beneficiari finali (ossia alle imprese italiane), i vantaggi della garanzia pubblica, sotto forma di maggiori volumi di finanziamento, minori requisiti in materia di garanzia e tassi di interessi inferiori.

“Nel dettaglio, la garanzia Sace è concessa in favore di banche che effettuano finanziamenti per imprese di ogni dimensione, tra cui anche pmi che abbiano esaurito il plafond del fondo pmi. In particolare, la garanzia, a seconda delle dimensioni e del fatturato dell’impresa, copre il 70, l’80 o il 90% dell’importo finanziato, che dovrà necessariamente essere destinato a sostenere i costi del personale, il pagamento dei canoni di locazione o di affitto di ramo d’azienda, investimenti, o capitale circolante. Il fondo pmi, invece, può garantire, a titolo gratuito, fino al 100% dell’importo in caso di finanziamenti fino a 800mila euro e fino al 90% per i finanziamenti fino a 5 milioni di euro”, ha poi proseguito l’esperto.

Secondo il partner di Dentons in Italia, in sede di conversione del decreto liquidità, nonostante siano stati introdotti degli opportuni emendamenti, quali l’autocertificazione con cui il legale rappresentante dichiara sotto la propria responsabilità la verità e completezza delle informazioni comunicate, introducendo, così, una manleva generalizzata delle banche che potenzia e velocizza notevolmente la portata del provvedimento sotto il profilo della sua applicabilità concreta, persistono tuttavia delle zone grigie che necessitano di un ulteriore sforzo interpretativo e operativo.

“Con particolare riferimento alla garanzia Sace, sembrerebbe, infatti, opportuno ricomprendere tra le imprese beneficiarie anche le branche italiane di società straniere che impiegano personale, generano fatturato e gettito fiscale in Italia poiché, da una parte, contribuiscono alla creazione di ricchezza nel sistema delle imprese italiane, e, dall’altra, sono espressione del principio della libertà di stabilimento che garantisce e tutela la mobilità delle imprese nell’Unione europea – ha aggiunto – Inoltre, il decreto liquidità non appare chiaro nell’individuare i criteri valutativi dell’incidenza causale che la pandemia abbia avuto sulle imprese genericamente colpite dall’epidemia covid-19”.  Infatti, potrebbe ricavarsi un’amplia platea di potenziali beneficiari che, tuttavia, è stata ridotta nelle disposizioni operative alle sole imprese che abbiano ‘subito, direttamente o indirettamente, una riduzione del fatturato’.

Allo stato attuale, però, molte imprese, soprattutto in ambito hi-tech, rappresentano, a fronte di un costante ammontare di fatturato, una peculiare difficoltà nel reperimento della liquidità, conseguenza diretta del mancato incasso per i servizi erogati ai clienti e, correlativamente, dall’aumento dei costi sostenuti. “Allo stato, stante l’assenza di chiarimenti forniti dal legislatore, sembrerebbe lecito ricomprendere nella definizione anche le imprese che abbiano subito ripercussioni sul funzionamento del circolante e sulla dinamica degli investimenti, evitando, quindi, lo scenario post 2008 di imprese ‘morte’ non a causa del ciclo economico negativo, ma del ciclo finanziario in cui si trovavano”, ha concluso Fosco Fagotto.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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