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Imprese, il business model del futuro è l’abbonamento

Imprese, il business model del futuro è l’abbonamento

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Francesca Conti
Francesca Conti

16 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Le società che adottano modelli di business basati sugli abbonamenti – per Capital Group – hanno buone prospettive di crescita e possono beneficiare di una migliore prevedibilità e visibilità degli utili

  • Negli Usa il 46% dei consumatori americani intervistati in un sondaggio McKinsey and Company del 2018 è abbonato a un servizio di streaming

  • La tendenza crescente delle aziende tecnologiche alle distribuzioni regolari di dividendi è dipesa anche dal passaggio da un modello basato sulle vendite a uno incentrato su abbonamenti e servizi cloud

Negli Usa il 46% dei consumatori è abbonato a un servizio di streaming. Ma la formula dell’abbonamento non funziona solo per le società che offrono servizi di musica o video on demand. Secondo un report di Capital Group, questo potrebbe essere il business model del futuro

l business model del futuro – per le imprese – potrebbe essere l’abbonamento. Complice il miglioramento delle tecnologie e infrastrutture oggi disponibili a livello globale, le società di streaming – tra gli esempi più azzeccati di questo modello di business – sono cresciute a ritmi vertiginosi. Il 46% dei consumatori americaniintervistati in un sondaggio McKinsey and Company del 2018, ad esempio, risulta abbonato a un servizio di streaming come Netflix, Hulu o YouTube.

Ma la formula dell’abbonamento non è funzionale solo per le società di streaming. Secondo un recente report di Capital Group, infatti, le società che adottano modelli di business basati sugli abbonamenti hanno buone prospettive di crescita e possono beneficiare di una migliore prevedibilità e visibilità degli utili, molto importante per gli investitori di lungo termine.

Il modello dell’abbonamento

Le imprese basate sugli abbonamenti non sono certo una novità. Gli abbonamenti a quotidiani e riviste sono nati molti anni fa, e gli anni ’70 e ’80 hanno registrato un vero e proprio boom della musica per corrispondenza, con la spedizione agli abbonati di un nuovo album o una nuova cassetta ogni mese.

I modelli di business della vecchia economia – si pensi ai costruttori di ascensori che offrono contratti di assistenza a vita o alla strategia di Gillette di regalare i rasoi e vendere le lamette – basati sui ricavi ricorrenti hanno attecchito nelle aziende tecnologiche più all’avanguardia.

Le piattaforme digitali e l’avvento del cloud hanno arricchito il modello degli abbonamenti offrendo alle società più smart e agili tre benefici potenziali: espandere i mercati di riferimento, generare flussi di cassa ripetibili e potenziare la fidelizzazione dei clienti.

Prospettive floride soprattutto per le imprese digitali

Le piattaforme mobili e digitali sono state l’epicentro di un cambiamento sismico nel modo in cui le persone “consumano” intrattenimento. A giugno 2019, Netflix ha raggiunto i 60 milioni di abbonati negli Stati Uniti, il triplo del 2011. A livello mondiale, i sottoscrittori sono circa 150 milioni, sparsi su decine di mercati diversi.

Secondo Capital Group, società come Netflix – ma anche Hulu, YouTube e Amazon – sono diventate sempre più abili nell’utilizzare i dati raccolti per offrire i contenuti giusti alla persona giusta al momento giusto. In futuro, questa abilità sarà una competenza chiave per avere successo nel settore dello streaming video.

Lo streaming sta cambiando anche il modo in cui ascoltiamo la musica. A fine 2018, i ricavi dello streaming musicale hanno totalizzato la cifra di 7,4 miliardi di dollari, rappresentando più del 75% dei ricavi del mercato musicale digitale statunitense (dati della Recording Industry Association of America).

Se le piattaforme mobili hanno fatto prosperare aziende orientate ai consumatori come Netflix e Amazon, l’avvento del cloud computing ha già creato una domanda esorbitante di servizi software online. Il cloud è un’imponente rete di server che offre agli utenti accesso remoto all’archiviazione e alla potenza di calcolo attraverso Internet. In pratica, invece di investire in infrastrutture interne, grazie al cloud le società possono accedere a dati e applicazioni software a costi infinitamente più bassi.

Entro il 2022, la spesa complessiva nel mercato del cloud pubblico potrebbe raggiungere i 331 miliardi di dollari contro i 145 miliardi del 2017, secondo la società di ricerche di mercato Gartner.

Il cloud computing ha già ridotto considerevolmente la spesa infrastrutturale delle aziende e cominciato a trasformare i business model. Poiché lo spostamento dei carichi di lavoro informatici sul cloud accelererà nei prossimi anni, la domanda dei servizi offerti dagli attuali leader delle infrastrutture cloud, Amazon Web Services e Microsoft Azure, è destinata ad aumentare.

 

Nell’arco dei prossimi dieci anni, emergeranno notevoli opportunità per le imprese che offrono “software as a service” al settore bancario, farmaceutico e industriale. Passando dalla vendita di assistenza hardware e software a un modello online basato sugli abbonamenti, molti fornitori di servizi stanno espandendo notevolmente i loro mercati di riferimento. Ciò sta rivoluzionando i modelli di business preesistenti e sbloccando incredibili opportunità per gli utilizzatori precoci.

La tendenza crescente delle aziende tecnologiche a premiare gli investitori con distribuzioni regolari di dividendi è dipesa in parte dal passaggio da un modello basato sulle vendite a un modello incentrato su abbonamenti e servizi cloud. Ne è un esempio lampante Microsoft, il maggior fornitore al mondo di software per computer.

Nel 2011, la società è passata a un modello basato sugli abbonamenti lanciando Office 365, la versione cloud del suo software per la produttività che include Microsoft Word, Excel e PowerPoint. Inoltre, la sua Azure è uno dei principali fornitori di infrastrutture IT basate sul cloud. Microsoft ha cambiato il suo business model. Oggi, è un’azienda incentrata principalmente sugli abbonamenti, e la sostenibilità e visibilità dei suoi utili non sono mai state così elevate.

Francesca Conti
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