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Il trade ed export finance a sostegno dell’economia reale

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

08 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il mondo bancario, soprattutto nei paesi sviluppati è sempre più orientato al private banking e al wealth management ed è meno attivo nel supportare i finanziamenti all’export

  • Operazioni, in cui il debitore è un ente governativo, vengono trattate nel cosiddetto “club di Parigi”

  • Per l’investitore il vantaggio è sapere che si tratta di strategie slegate dagli isterismi valutari o tipici della Borsa

Esportare diventa sempre più una priorità per le imprese italiane che vogliono crescere nel mondo. E poterlo fare con il supporto di strumenti che minimizzano il costo finanziario dell’intera operazione, ne aumenta decisamene l’efficacia. Ma gli ostacoli non sono pochi, soprattutto nell’incontrare i finanziamenti all’export

L’export è sempre più una priorità per le imprese italiane che vogliono crescere nel mondo. E poterlo fare con il supporto di strumenti che minimizzano il costo finanziario dell’intera operazione, ne aumenta decisamene l’efficacia. Una misura strategica che permette alle aziende italiane ed europee di rimanere competitive sui mercati internazionali, soprattutto nell’attuale situazione congiunturale di inasprimento economico e rafforzata concorrenza.

Ma gli ostacoli non sono pochi, soprattutto nell’incontrare i finanziamenti all’export. “Il mondo bancario, soprattutto nei paesi sviluppati è sempre più orientato al private banking e al wealth management ed è meno attivo nel supportare i finanziamenti all’export, soprattutto laddove si renda necessario strutturare operazioni complesse”, spiega Mario Cordoni, fondatore ed amministratore Cfe Finance, società fondata nel 2001 che supporta i clienti nell’accesso alla liquidità e nella gestione del rischio in attività di trade ed export finance. “Il nostro è un progetto di sviluppo economico legato all’economia reale”, spiega l’ad,che aggiunge che   l’obiettivo della società è di agevolare il finanziamento delle transazioni commerciali non solo verso ma anche dai mercati emergenti. “Il ruolo di Cfe Finance è infatti quello di trovare soluzioni di nicchia alle esportazioni da e verso paesi “complicati” (come il Nord Africa, ma anche Nigeria e Angola, il Sud America, il Medio Oriente, in particolare Iraq e Libano) ovvero paesi con un elevato rischio politico e dove le banche europee preferiscono non esporsi”, sottolinea Cordoni

Come viene finanziato l’export?

“Abbiamo due aree di intervento: una più tradizionale in cui lavoriamo con esportatori di tutta Europa verso i paesi emergenti citati prima. Una volta valutato il contratto, ci impegniamo a fornire il finanziamento nel senso che ci sostituiamo al debitore, assumendo solo il rischio finanziario e non quello commerciale”. La società è accreditata con le principali export credit agency in Europa e nel mondo, tra le quali l’italiana Sace e la tedesca Hermes, con cui struttura le operazioni.

Parallelamente, si occupa anche di rilevare crediti commerciali che sono andati in default. “Parliamo di debiti sovrani. Negli ultimi 30 anni la lista dei paesi che sono andati in default, l’utimo in termini di tempo è stata l’Argentina, è enorme”, commenta Cordoni. Quasi la metà dei paesi del mondo ha avuto problemi di debito. In molti casi è stato ristrutturato, in altri quasi cancellato del tutto (come Uganda, Mozambico e Zambia), mentre in altri paesi ancora è stato rinegoziato. Il problema del debito riguarda anche l’export, perché spesso il debitore è lo Stato o una banca statale.

Il club de Paris

Queste operazioni, in cui il debitore è un ente governativo, vengono trattate nel cosiddetto “club di Parigi”, un gruppo informale di funzionari dei principali paesi creditori, oltre al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale, il cui ruolo è trovare soluzioni coordinate e sostenibili alle difficoltà di pagamento incontrate dai paesi debitori. Nato nel ‘56, il club ha rinegoziato il debito di quasi 100 paesi per un ammontare complessivo di quasi 600 miliardi di dollari. Mentre i paesi debitori intraprendono riforme per stabilizzare e ripristinare la loro situazione macroeconomica e finanziaria, i creditori del club di Parigi forniscono un adeguato trattamento del debito. “Il nostro ruolo è di acquistare quella quota di debito pari al differenziale tra il valore totale dello stesso e la quota indennizzata all’esportatore da parte dell’assicurazione che nel frattempo si è surrogata nel credito. Si tratta di una attività molto di nicchia e molto specifica che aiuta le imprese a smobilizzare i crediti”, spiega il manager.

Finanziare l’economia reale

Sul mercato ci sono diversi veicoli di investimento, rivolti a investitori istituzionali.  “Si tratta di veicoli atti a finanziare l’economia reale. Per l’investitore il vantaggio è sapere che si tratta di strategie slegate dagli isterismi tipici della Borsa o valutari”, precisa Cordoni, che poi conclude dicendo: “Il rischio è solo legato al default ovvero al mancato pagamento da parte del Paese debitore. Per questo gli investitori ritengono molto interessanti questi strumenti e sono particolarmente sensibili al finanziamento del debito scaduto legato al Club di Parigi”.

Maddalena Liccione
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