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Le nuove regole del rischio di credito

Le nuove regole del rischio di credito

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Laura Magna
Laura Magna

18 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Intelligenza artificiale, machine learning e valutazioni nowcasting saranno alla base dei modelli che d’ora in poi determineranno il modo in cui si analizzerà la solvibilità delle aziende

  • Sarà possibile cogliere lo status quo, anche quando i cambiamenti si susseguono vorticosamente. Senza doversi limitare ai parametri di bilancio, che riportano una situazione non aggiornata

  • Rispetto alla crisi del 2008, le aziende italiane si sono rafforzate sul fronte del Roe (passato dal 3,9% al 6,5%) e su quello dell’indebitamento, con il leverage ratio migliorato da 2,71 a 1,91

L’attribuzione del giudizio sul merito di credito non può seguire più le logiche del passato e cambia pelle grazie alla tecnologia. Come? Lo spiega a We Wealth Valentino Peridoda, ad di modefinance, società di rating fintech

Il Covid è un game changer nell’industria finanziaria. Il 2020 sarò lo spartiacque tra un prima e un dopo ancora tutto da disegnare. Anche l’analisi e la gestione del rischio cambiano pelle e richiederanno tecnologie e strumenti sempre più sofisticati nel futuro per cogliere la granularità delle diverse situazioni di aziende ed emittenti. Ne abbiamo parlato con Valentino Pediroda, amministratore delegato di modefinance, società di rating fintech.

“La crisi attuale è molto diversa da quella del 2008”, dice Peridoda, “eppure ci dice molto su quello che dobbiamo aspettarci sul fronte del credito: ha origini economiche e non finanziarie, e il mondo è completamente cambiato, grazie al progresso tecnologico senza precedenti, che ha portato a una profonda trasformazione del settore finanziario e allo sviluppo del fintech. Con modelli di analisi più accurati e predittivi, nuovi modelli di business e a un aumento dei canali di finanziamento per le imprese. Tutto questo ci rende più preparati ad affrontare la crisi attuale”.

Questa certezza di Peridoda deriva dai numeri: modefinance ha pubblicato oggi un’analisi comparativa tra i due periodi storici, condotta sul campione delle 100mila maggiori aziende italiane, che mostra come, rispetto al 2008, nel 2019 le aziende siano in media più redditizie e meno indebitate. Un effetto della prima crisi e una corazza che le aiuta ad affrontare la carenza di liquidità attuale con maggior efficacia. L’analisi mostra che sono molto migliorati i livelli di indebitamento sia complessivo sia finanziario. Il primo, che misura l’indebitamento totale di un’impresa esprimendo il grado di dipendenza da fonti di terzi, è passato dal 2,71 del 2007 all’1,91 del 2019, rientrando nel livello di guardia (che è tra 0 e 2).

Anche il leverage finanziario si è portato da 0,53 a 0,40. Sul fronte della redditività, il Roe (che misura la bontà dell’investimento nell’impresa) si è portato al 6,5% dal 3,9% del 2007 (+67%).

Perché questi dati sono significativi? Perché ci danno una misura delle probabilità di default. “Se guardiamo quelli del 2008 e allarghiamo l’analisi all’intera Europa – continua Peridoda – le avvisaglie di quello che sarebbe accaduto con la grande crisi finanziaria c’erano nel 2007. Noi stavamo conducendo la fase di validazione di More, il nostro modello di scoring, e ci siamo trovati a effettuare una simulazione su tutte le aziende europee. Analizzando i risultati abbiamo inizialmente pensato che ci fosse un bug del modello sull’Islanda, perché i dati statistici mostravano come le aziende islandesi avessero un’alta probabilità di default. Ma il problema non era del modello: la maggior parte delle aziende presentavano una bassa liquidità e debiti finanziari elevati. Alla fine uno dei primi stati ad avere subìto una forte crisi finanziaria è stata proprio l’Islanda”. Come questi dati prevedevano guai per l’Islanda, quelli odierni sull’Italia ci dicono le nostre aziende hanno le spalle larghe.

Nel frattempo c’è stata Basilea che ha imposto parametri di patrimonializzazione più rigidi alle banche, che hanno stretto i cordoni della borsa costringendo le aziende a fare meno debito. E a monitorare con maggior attenzione punti di forza e debolezza. Inoltre, “la politica si è subito attivata a livello globale mettendo a disposizione fondi ingenti”.

Ed è cambiata appunto la tecnologia. Che consente maggiore accuratezza di analisi. “I modelli non sono più fissi, ma imparano dai dati, si evolvono via via che hanno nuove informazioni, grazie all’intelligenza artificiale e al machine learning”.

Le metodologie di valutazione cambieranno ancora dopo il Covid: “stiamo prepotentemente entrando nel campo delle valutazioni nowcasting, che permettono di conoscere in real-time l’evoluzione della solviblità delle imprese istante per istante. La normativa PSD2, che di fatto apre l’accesso ai dati bancari sui pagamenti, rappresenta una spinta in questo senso, perché consentirà di sfruttare dati aggiornati necessari allo sviluppo di modelli di valutazione del rischio in nowcasting”.

Laura Magna
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