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Il futuro delle imprese tra Borsa e capitali privati

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

03 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le Borse sono in forte concorrenza con il cosiddetto private equity

  • Il mondo non va nella direzione delle aziende che si quotano. In Usa, negli ultimi 15 anni, le aziende quotate si sono dimezzate

  • L’Italia è uno dei paesi più ricchi, gli imprenditori sono ricchi; eppure non abbiamo la molla della quotazione

Calano le imprese quotate nel mondo e cresce la quantità di denaro disponibile nel mondo private. L’opinione di Raffaele Jerusalmi (Borsa Italiana), Ugo Loser (Arca Fondi Sgr), Luigi Consiglio (Gea) e Giovanni Tamburi (Tamburi Investment Partners)

A fronte di una diminuzione di imprese quotate nel mondo, si assiste a una crescita esponenziale della quantità di denaro disponibile nel mondo private. A evidenziare questo andamento del mondo economico e imprenditoriale mondiale è Raffaele Jerusalmi di Borsa Italiana che, al Salone del risparmio, ha spiegato che il mondo dei capitali privati oggi è un mondo enorme e che oggi le Borse sono anche in forte concorrenza con il cosiddetto private equity. “Gli imprenditori hanno alternative che non li portano alla Borsa, ma che gli consentono ugualmente di raccogliere capitali sul mercato privato”, ha spiegato.
La quotazione è, infatti, solo uno degli strumenti che le aziende hanno a disposizione per crescere; non l’unico.
Il mondo non va nella direzione delle aziende che si quotano. In Usa, negli ultimi 15 anni, le aziende quotate si sono dimezzate”, ha precisato Jerusalmi, puntualizzando che questo trend vale anche per le altre economie occidentali. “L’Italia, però, va in controtendenza rispetto al trend mondiale perché, ancorché negli ultimi 15 anni il numero di aziende quotate sia rimasto stabile, negli ultimi 5 anni si è assistito a un incremento di Ipo, legato anche al fatto che il nostro mercato è sottosviluppato. La capitalizzazione del mercato italiano rispetto al Pil è oggi, infatti, intorno al 40%, mentre in tutte le economie più sviluppate si va dal 65% della Francia al 120% del Regno Unito”, ha proseguito Jerusalmi. Il nostro è quindi un mercato che ha ampie opportunità di crescere dove le preoccupazioni degli imprenditori sono soprattutto legate ad aspetti regolamentari.

L’Italia ha 4,4 mila miliardi di ricchezza finanziaria privata ma ha una capitalizzazione di Borsa che è una frazione irrilevante di questa ricchezza. “L’Italia è uno dei paesi più ricchi, gli imprenditori sono ricchi eppure non abbiamo la molla della quotazione”, ha commentatoGiovanni Tamburi di Tamburi Investment Partners.
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“La capitalizzazione delle banche quotate è inferiore al 1996; da quel momento non siamo più cresciuti”, ha poi aggiunto Ugo Loser di Arca Fondi Sgr, che ha ricordato che il nostro è un sistema bancocentrico che ha bisogno del credito bancario per finanziarie le aziende. Un sistema così “non può prosperare quando le banche sono fragili e non hanno capitale e modelli di business profittevoli. Ci troviamo in una situazione di un eccesso di risparmio insieme a una significativa incapacità di crescere e di creare valore in quanto molte di queste risorse finanziarie non vengono canalizzate sull’eccellenza italiana che noi abbiamo”, ha proseguito Loser.

Bisogna quindi superare la ritrosia degli imprenditori ad avvicinarci al mercato finanziario, dimostrando che la quotazione è nel loro interesse: le aziende quotate hanno, infatti, mediamente una profittabilità maggiore delle non quotate e sono in grado di attirare il talento che serve per sostenere il successo del gruppo nel corso del tempo.

Il punto però è che la Borsa è vissuta e descritta a tinte fosche. “Oggi la Borsa ha un percepito pericoloso, per chi investe e per chi si quota”, ha commentato Luigi Consiglio di Gea, che ha ricordato che 6 anni fa è stato iniziato un percorso che si chiama “Eccellenze d’impresa” che vede Gea al fianco di Arca Fondi Sgr e Harvard Business Review con lo scopo di raccontare il potenziale enorme della media industria italiana, che è la seconda in Europa per numero di aziende.
Inoltre, abbiamo un sistema industriale estremamente diversificato che consente di non avere solo delle eccellenze sul life style (moda, food…) ma anche sulla meccanica, hi-tech, farmaceutica, chimica, biotecnologie, ricerca avanzata e persino sul sistemi di missili.

Il punto è che le nostre aziende hanno una dimensione media che è meno della metà delle aziende tedesche ma hanno una struttura patrimoniale che è al di sotto di un terzo di quelle tedesche. “È una situazione relativamente più rischiosa”, ha precisato Consiglio, che poi ha concluso dicendo: “Tutti i progetti che gli imprenditori hanno vengono parametrati sui mezzi di cui dispongono. Il sistema bancario non è propenso ad affidare progetti non sostenuti da una adeguata patrimonializzazione. Per questo abbiamo lanciato un gruppo che deve cercare di evangelizzare questo mondo per raccontare come il credito dovrà essere più selettivo nel tempo, anche alla luce di alcuni parametri europei. Per le aziende è obbligatorio rafforzare i mezzi propri. La fragilità delle banche è, infatti, un altro degli elementi che porterà al restringimento del credito”, ha concluso.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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