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Hsbc e aziende, come gestire le interruzioni impreviste

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Redazione We Wealth
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08 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Il settore del commercio offre un servizio essenziale ma, quando anche solo una parte network deve fronteggiare l’impatto di un evento come il covid-19, l’ecosistema nel suo complesso è soggetto a interruzioni”, spiega Natalie Blyth

  • Le aziende devono prepararsi a soddisfare la domanda latente e imparare a diversificare la catena di approvvigionamento

  • “La resilienza è una caratteristica che diventa sempre più importante man mano che le potenziali interruzioni si moltiplicano”, continua la Blyth

Il covid-19 ha evidenziato la vulnerabilità dell’ecosistema delle filiere produttive. Ma dall’emergenza potrebbe arrivare una lezione per le aziende. Ecco come possono imparare a gestire il rischio di interruzioni impreviste secondo Natalie Blyth, global head of trade and receivables finance di Hsbc

Gli effetti del covid-19 sul commercio globale hanno portato alla luce la vulnerabilità dell’ecosistema delle filiere produttive. Le aziende acquistano beni e servizi da fornitori globali che, a loro volta, si riforniscono da altri. Un’interdipendenza a livello mondiale che se da un lato incrementa l’efficienza del sistema dall’altro genera rischi e fragilità che, nelle situazioni di emergenza, rischiano di trasformarsi in veri e propri shock. A evidenziarlo è Natalie Blyth, global head of trade and receivables finance di Hsbc, in un contributo sulla capacità delle aziende di coltivare la resilienza.

Secondo la Blyth, in un contesto in cui la crescita globale risulta trainata dai consumatori asiatici, “un qualsiasi inconveniente dall’altra parte del mondo può avere delle ricadute negative su larga scala”. Basti pensare al disastro nucleare di Fukushima che nel 2011 ha provocato un taglio di circa il 40% della fornitura globale di microcontrollori, una tipologia di chip personalizzato utilizzata nelle automobili, generando un blocco della produzione di veicoli in tutto il mondo.

In che modo le aziende possono dunque imparare a gestire il rischio di interruzioni impreviste? “La priorità immediata è prendersi cura dei dipendenti e delle loro famiglie – spiega Natalie Blyth – È necessaria una tempestiva diffusione delle informazioni per far sì che le raccomandazioni ufficiali abbiano un’ampia divulgazione”. Il secondo passo è “scoprire le dipendenze nascoste attraverso una revisione end-to-end della catena di fornitura”, continua la Blyth, mediante una mappatura di fornitori e acquirenti ma anche delle opzioni logistiche e di distribuzione in caso di restrizioni agli spostamenti.

Inoltre, “le aziende devono prepararsi a soddisfare la domanda latente che richiede agilità, in quanto può portare a un picco degli ordini – aggiunge la Blyth – La disponibilità di finanziamenti consente di allocare le risorse in modo rapido e flessibile per aggiungere capacità ed evitare i colli di bottiglia”. Infine, un’ulteriore chiave potrebbe essere la diversificazione della catena di approvvigionamento, che tenga conto anche delle diverse aree geografiche. Secondo la Blyth, infatti, rivolgersi unicamente ai fornitori nazionali potrebbe limitare la capacità di resilienza delle aziende.

“Le imprese non possono avere il controllo su un contesto esterno volatile e incerto, ma possono adottare un tipo di risposta flessibile”, continua la Blyth che conclude: “Man mano che le minacce si moltiplicano, la resilienza diventa un fattore fondamentale. Le aziende che si distinguono sono quelle che riescono ad anticipare gli elementi di disturbo esterni”.

Redazione We Wealth
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