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Crolla la fiducia nella ripresa: ipotesi proroga cassa integrazione

Crolla la fiducia nella ripresa: ipotesi proroga cassa integrazione

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

04 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’81% delle imprese italiane non crede più in una rapida ripresa e il 77% stima che bisognerà attendere almeno due o tre anni prima di poter realmente parlare di “rilancio”

  • Il 41% ha fatto ricorso al canale bancario per rispondere alla crisi ma il 10% delle domande di finanziamento sono state respinte

  • Nunzia Catalfo: “Evitare lo tsunami occupazionale, formare i lavoratori in transizione e ricollocarli altrove se l’impresa non riparte”

Dopo un anno da dimenticare per più di quattro imprese su cinque, le realtà produttive tricolori volgono lo sguardo sulla ripartenza. Ma la seconda fase di contagi e le chiusure natalizie frenano la fiducia. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo: “Prolungare lo stop ai licenziamenti e la cassa integrazione per le aziende in forte crisi”

Gli effetti dell’emergenza pandemica su economia, occupazione, società e salute, accompagnati dalla seconda fase di contagi e dall’altalena dei colori durante le festività natalizie, frenano la fiducia nella ripartenza. Secondo un’indagine condotta dall’Unione europea delle cooperative (Uecoop), l’81% delle imprese tricolori non crede più in una rapida ripresa e il 77% stima che bisognerà attendere almeno due o tre anni prima di poter realmente parlare di “rilancio”.

Un anno da dimenticare, dunque, per più di quattro aziende su cinque, fra le quali spicca anche chi lo definisce il “peggiore di sempre”, più della grande crisi del 2008. Si parla di bilanci in rosso, tagli del fatturato e sospensione degli investimenti, che hanno messo a dura prova tutti i settori con un crollo dei consumi nazionali stimato del 10,8% e la chiusura di oltre 390mila attività. Stando agli studi, inoltre, il 41% delle imprese ha fatto ricorso al canale bancario per rispondere alle conseguenze della crisi ma, se per il 61% i finanziamenti sono stati erogati senza problemi, il 29% lamenta la necessità di sostenersi con garanzie e costi aggiuntivi e il 10% delle domande risultano respinte. E resta ancora da vedere quali saranno gli effetti di una potenziale, secondo gli esperti, “terza fase” di contagi.

“In questo momento storico, segnato da una pandemia senza precedenti, è necessario intervenire al più presto attivando prima possibile le risorse del Recovery plan e snellendo tutte quelle procedure burocratiche che rischiano di far perdere tempo utile per salvare aziende e posti di lavoro – scrive l’Uecoop – L’attesa per gli aiuti è il sintomo evidente di una sofferenza sociale ed economica che colpisce imprese e famiglie”. A fronte dunque di una situazione di “sofferenza generalizzata del sistema economico con il rischio che la situazione peggiori nei prossimi mesi quando finirà il blocco dei licenziamenti”, aggiunge, è necessario dunque attivare gli aiuti per queste categorie il “prima possibile”, “con le risorse messe a disposizione dall’Unione europea”. Risorse che sembrano non convincere molte imprese, con il 21% che teme di dover attendere altri due anni prima di poter beneficiare degli aiuti del Recovery plan e un 10% che ritiene addirittura che tali fondi potrebbero non “arrivare mai”.

Nunzia Catalfo: evitare lo tsunami occupazionale

Tornando al tema dello stop ai licenziamenti, unitamente alla cassa integrazione, partono le prime ipotesi. “Faremo un ragionamento per le aziende in forte crisi: per loro si può pensare di allungare stop ai licenziamenti e cassa integrazione – ha dichiarato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, in un’intervista a La Repubblica – L’obiettivo è evitare lo tsunami occupazionale, formare i lavoratori in transizione e ricollocarli altrove se l’impresa non riparte”. “Nel prossimo decreto, dopo la richiesta di nuovo scostamento, andrà subito rifinanziata la Cassa integrazione, legata però alla perdita di fatturato”, osserva. Poi conclude: “Il fondo per l’anno bianco degli autonomi salirà da 1 a 2,5 miliardi, consentendo la decontribuzione totale alle partite Iva con cali di entrate. Vorrei anticipare anche un’importante politica attiva, la Industry Academy, un programma incentivato per favorire la sinergia tra imprese e università, istituti tecnici superiori e Regioni. Allungheremo la Naspi per gli over 50 o vicini alla pensione e metteremo altre risorse sul Reddito di cittadinanza, tra 800 milioni e un miliardo”.

Rita Annunziata
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