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La crisi frena le imprese “rosa”: 4mila in meno nel 2020

La crisi frena le imprese “rosa”: 4mila in meno nel 2020

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

10 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Oggi si contano un milione 336mila imprese guidate da donne, pari al 21,98% del sistema produttivo nazionale (contro il 22% del 2019)

  • A scontare maggiormente gli effetti negativi della crisi pandemica sono i settori del commercio, dell’agricoltura e delle attività manifatturiere

  • Le regioni del centro vedono contrarre la partecipazione femminile al mondo dell’impresa dello 0,81% (per oltre 2.400 attività in meno)

Nell’anno della crisi si registrano quasi 4mila imprese al femminile in meno rispetto al 2019. Un calo concentrato principalmente nell’area centro-settentrionale del paese. E che colpisce soprattutto le attività delle under 35

Dopo una corsa a ostacoli durata sei anni, le imprese al femminile subiscono una battuta d’arresto. Seppur contenuta. Secondo l’ultimo osservatorio di Unioncamere e InfoCamere, nell’anno della crisi si registrano quasi 4mila attività in meno rispetto al 2019, per un calo dello 0,29%. Una perdita concentrata principalmente nell’area centro-settentrionale del paese e che travolge soprattutto le giovanissime.

Complessivamente, infatti, oggi si contano un milione 336mila imprese guidate da donne, pari al 21,98% del sistema produttivo nazionale (contro il 22% del 2019). Nel dettaglio, “sebbene il tessuto produttivo femminile resti comunque mediamente più giovane di quello maschile”, spiegano i ricercatori, quelle capeggiate da under 25 scivolano a 154mila. Si tratta dell’11,52% del totale, in calo di 0,5 punti percentuali sull’anno precedente.

I settori colpiti

A scontare maggiormente gli effetti negativi della crisi pandemica sono i settori del commercio, dell’agricoltura e delle attività manifatturiere. Secondo l’analisi, a fine 2020 le imprese femminili commerciali hanno subito un crollo del -1,24% (quasi 4.400 in meno), accompagnate da quelle agricole con il -1,15% (2.400 in meno) e da quelle manifatturiere con il -0,91% (870 in meno). Sul versante opposto, invece, si posizionano soprattutto i settori a “maggior contenuto di conoscenza”: dalle attività professionali (+1.475, con una variazione del 3,59%) alle attività finanziarie e assicurative (+816, con una variazione del +2,99%), dall’istruzione (+235, +2,44%) ai servizi di informazione e comunicazione (+573, +2,24%), fino alle attività immobiliari (+1.253, +2,05%).

Con il segno più anche le imprese del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese che a fine anno ammontano a +1.084 unità, in crescita del +1,99% rispetto al 2019. Chiudono il cerchio le attività di alloggio e ristorazione, considerate “il terzo settore di consistenza delle imprese femminili”, precisano i ricercatori, che riportano una crescita dello 0,59% (+791 realtà).

Le regioni: Sud al top

Come anticipato, la perdita resta concentrata nelle regioni del centro, che vedono contrarre la partecipazione femminile al mondo dell’impresa dello 0,81% (per oltre 2.400 attività in meno nel 2020 rispetto al 2019). Nel nord est, invece, si parla di un crollo del -0,63% (quasi 1.500 unità), accompagnato dal nord ovest con il -0,39% (1.200 unità). In controtendenza il Mezzogiorno, che chiude l’anno riportando una crescita del +0,26% (quasi 1.300 imprese in più).

Guidano la Campania, il Trentino Alto Adige, la Sicilia, la Sardegna, la Calabria e la Puglia, con variazioni positive comprese tra il +0,63% e il +0,10%. Al contrario, la Lombardia resta stazionaria sul -0,05% e Molise, Friuli Venezia Giulia, Marche, Valle d’Aosta e Liguria riportano perdite negative comprese tra il -2,02% e il -1,08%. In crescita, infine, si contano 34 province, dal +1,41% di Lecco al +0,06% di Latina. Isernia, Vercelli e Udine, invece, mostrano le maggiori riduzioni, rispettivamente del -2,79%, -2,11% e -1,93%.

Rita Annunziata
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