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Covid-19, stop al dividendo per resistere alla crisi

Covid-19, stop al dividendo per resistere alla crisi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

24 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dopo Amplifon anche Brembo ha adottato un approccio prudenziale per sostenere la solidità patrimoniale del Gruppo

  • Secondo Giancarlo Giudici, i settori più esposti al rischio del taglio dei dividendi potrebbero essere quelli maggiormente impattati dal blocco delle attività, dai trasporti alla ristorazione

  • Tra le altre soluzioni possibili per trattenere in cassa più liquidità: i minibond e il direct lending

Da Amplifon a Brembo, alcune società quotate hanno deciso di ricorrere alla sospensione del dividendo per preservare la propria solidità finanziaria. Quali potrebbero essere altre possibili soluzioni per resistere alla crisi? Dai minibond al direct lending, ne parliamo con Giancarlo Giudici del Politecnico di Milano

Il covid-19 mostra i propri effetti non solo sui mercati ma anche sui conti economici delle imprese. Sulla scia di alcune società estere come Airbus, Boeing, Ford e Lufthansa, anche alcune quotate italiane hanno deciso di sospendere il pagamento dei dividendi come soluzione per preservare la liquidità e resistere all’impatto economico della pandemia.

Prima fra tutte Amplifon, ma anche Brembo che ha adottato “un approccio prudenziale al fine di sostenere la solidità patrimoniale del Gruppo e contenere i futuri impatti economico-finanziari”, come si legge in una nota. Il dividendo sugli utili, spiega la società bergamasca, sarà riproposto quando l’attuale situazione legata al covid-19 sarà superata.

Ma qual è l’obiettivo di questa politica? “In un mercato perfetto la teoria finanziaria ci spiega che la politica dei dividendi è irrilevante e quando una società non paga dividendi il prezzo dell’azione ne conserverà il relativo valore – spiega Giancarlo Giudici, docente di Corporate finance alla School of Management del Politecnico di Milano – In realtà, come dimostra la reazione negativa sui titoli interessati, si tratta di un segnale molto forte. L’incertezza sulla durata del blocco delle attività economiche e sull’effetto indotto nei conti finanziari ha spinto alcune imprese a una decisione prudenziale, per salvaguardare la patrimonializzazione e la liquidità in caso di scenari sfavorevoli. In altre parole, rinunciano a un’uscita di cassa oggi per proteggersi da eventuali scossoni domani. Del resto, se c’è il timore che una buona fetta dei tuoi clienti abituali non sia in grado di pagarti nel medio termine poiché le sue attività sono ferme, è lecito attivare qualche segnale di attenzione”.

Giudici: “Altre imprese potrebbero seguire l’esempio”

Secondo Giudici non si può escludere che altre imprese presenteranno proposte simili nelle prossime assemblee di soci. I settori più esposti al rischio potrebbero essere quelli maggiormente impattati dal blocco delle attività, dal turismo ai trasporti, dalle attrezzature per palestre al manifatturiero a basso valore aggiunto, dalla ristorazione al beverage. “Il settore delle banche e delle assicurazioni è molto dipendente dall’andamento dello spread sui titoli di Stato e sulla volatilità dei mercati finanziari – continua Giudici – quindi speriamo che le autorità monetarie e i governi europei prendano le decisioni più opportune”.

Tra le altre soluzioni: minibond e direct lending

Ma quali potrebbero essere le altre possibili soluzioni per trattenere in cassa più liquidità? Scongiurando il ritardo dei pagamenti ai fornitori che creerebbe un “effetto domino distruttivo soprattutto per le Pmi e le imprese artigiane”, secondo Giudici bisognerebbe prendere atto della situazione, valutare i rischi sui conti economici del 2020 e dare una corretta informazione al mercato. “Per le aziende di minore dimensione sul mercato sono oggi disponibili molte soluzioni innovative per allungare la duration media delle passività, come i minibond e il direct lending”, spiega Giudici che conclude: “Per le Pmi, può essere interessante sviluppare sistemi di supply chain finance insieme alle grandi aziende clienti”.

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