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Il covid-19 non spaventa le piccole dell’Aim

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il Ftse Mib da inizio anno ha perso il -27,31% e il -31,87% dai primi casi di contagio

  • Più resiliente l’indice Ftse Aim Italia, che ha sfiorato invece il -14,83% da inizio anno

  • Le startup quotate su Aim Italia sono nove e registrano una capitalizzazione complessiva di 216 milioni di euro (il 4% del totale)

Nonostante l’impatto del covid-19, le società quotate su Aim Italia mostrano una certa resilienza alla crisi. Secondo Kevin Tempestini di Kt&Partners, una delle ragioni è la forte prevalenza di investitori italiani, che hanno una percezione diversa del “rischio Italia” rispetto agli stranieri

Negli ultimi mesi l’imprevedibile shock della pandemia ha gelato le principali piazze finanziarie, mostrando in alcuni casi scenari peggiori rispetto al crollo di Lehman Brothers del 2008. Eppure, il covid-19 sembra non aver spaventato le piccole e medie imprese quotate su Aim Italia, che risulta essere l’indice azionario meno impattato dalla crisi.

Secondo l’analisi Italy: navigating in uncharted waters di Kt&Partners, il Ftse Mib ha registrato il crollo peggiore. Da inizio anno, il listino ha perso il 27,31% e il 31,87% dai primi casi di contagio. Una contrazione anche peggiore della crisi del 2008, quando dopo 50 giorni aveva registrato una perdita del 15%. L’indice Ftse Aim Italia, invece, ha sfiorato il -14,83% da inizio anno e il -15% dalla diffusione del covid-19. Anche la velocità di turnover del mercato Aim Italia, passata dal 5% al 2,3% tra i mesi di gennaio e aprile 2020, dimostra la tenuta del listino.

Secondo i dati di Ir Top Consulting, inoltre, le startup quotate sull’Aim hanno dimostrato un “buon grado di resilienza”, si legge in una nota, “esprimendo performance per la maggior parte positive nel periodo che ha seguito la diffusione del virus”. Rispetto allo scorso nove marzo, le società rilevano una performance media pari al 10,4%, capeggiate da Crowdfundme (+45%), Dhh (+30%) e Abitare In (+10%). Nel complesso, le startup quotate su Aim Italia sono nove (il 7% del totale), di cui cinque nell’ultimo biennio, e registrano una capitalizzazione complessiva di 216 milioni di euro (il 4% del totale). I capitali raccolti, invece, si attestano sui 36 milioni di euro. Nel 2019, in particolare, le startup mostrano in media ricavi per 8,1 milioni di euro, in crescita del 17,8% rispetto al 2018.

Ma quali sono le motivazioni della maggiore resilienza delle piccole dell’Aim? “Mentre sullo Star tradizionalmente c’è una fortissima presenza di investitori stranieri, sull’Aim prevalgono gli italiani, che hanno una percezione diversa del rischio Italia – spiega a We Wealth Kevin Tempestini, ceo di Kt&Partners – In secondo luogo, sull’Aim non c’è un minimo dimensionale, in generale sono aziende ancora più piccole rispetto alla media degli altri indici, e non c’è un minimo di flottante. La combinazione di questi due aspetti fa sì che ci siano molte società legate al settore digitale e in generale a quei settori che non richiedono grandi investimenti in asset o attività di produzione di beni. Questo tipo di aziende hanno risentito meno, anche dal punto di vista fondamentale, almeno del primo impatto del covid”.

Un altro aspetto da considerare, poi, è che sull’Aim “poco meno di una società su due è una pmi innovativa”, spiega Tempestini, “che si porta dietro la capacità di essere molto attrattiva in caso di ricapitalizzazione per gli incentivi fiscali che stanno aumentando”. “La quotazione su Aim Italia dovrebbe sempre più rientrare a pieno titolo nei piani di sviluppo strategico delle startup, anche grazie alle modalità innovative di funding come le piattaforme specializzate – aggiunge Anna Lambiase, amministratore delegato di Ir Top Consulting – Considerando l’elevato numero di startup e pmi innovative non ancora quotate e il contesto di incentivi legati alla ricapitalizzazione delle imprese, sempre più imprenditori potranno scegliere la via di Aim come fonte alternativa per la raccolta di capitale per finanziarie la propria crescita”.

Per quanto riguarda i ricavi, gli analisti di Kt&Partners hanno rivisto le proprie stime dell’11% nel 2020 e del 7% nel 2021. In generale, le società più colpite dalla contrazione sono quelle appartenenti ai settori dei beni di consumo e dei servizi al consumo, per le quali si parla rispettivamente del -22,6% e del -8,3% nel 2020 e del -22,3% e del -16,1% nel 2021. Il settore finanziario, invece, risulta essere maggiormente reattivo all’emergenza: i ricavi del comparto sono stati rivisti a rialzo del 14,5% nel 2020 e del 15,4% nel 2021.

Quanto al Ftse Aim Italia, l’unico settore a registrare un rendimento positivo è quello dell’energy&utilities con il +0,2%, seguito dal finanziario (-5,9%) e dalle materie prime (-9,1%). Analizzando le prestazioni degli stessi nel periodo successivo alla diffusione del covid-19, le aziende dei settori finanziari registrano la perdita inferiore (-6%), seguite dall’energy&utilities (-9,3%) e dall’healthcare (-11,9%).

Rita Annunziata
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