PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Corporate entrepreneurship: come rendere le pmi più competitive

Corporate entrepreneurship: come rendere le pmi più competitive

Salva
Salva
Condividi
Rita Annunziata
Rita Annunziata

12 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Resilienza nel business, innovazione digitale e imprenditorialità sono le principali chiavi per diventare competitivi sul mercato all’interno di aziende strutturate, sia grandi che piccole

  • Michele Giordani: “uno degli strumenti più efficaci è il network: potersi confrontare con imprenditori che stanno implementando questi approcci all’innovazione all’interno delle loro aziende aiuta a comprendere prima e meglio quali nuove pratiche organizzative applicare”

In un contesto in cui le pmi italiane risultano essere maggiormente esposte ai rischi di mercato, la corporate entrepreneurship potrebbe consentire loro di creare valore, generare nuovi ricavi e migliorare la propria posizione competitiva. Michele Giordani, managing partner e founder di Gellify, spiega come

Sebbene in Italia gli approcci concreti alla corporate entrepreneurship riguardino principalmente “iniziative sparse a macchia di leopardo” tra alcune aziende di medie e grandi dimensioni, anche le piccole imprese tricolore, oggi maggiormente esposte ai rischi di mercato e alle conseguenze della crisi pandemica, potrebbero coglierne i vantaggi. Non solo in termini di ricavi, ma anche di competitività. Di cosa si tratta e quali sono gli strumenti a loro disposizione? We Wealth ne ha parlato con Michele Giordani, managing partner e founder di Gellify. Un’occasione per approfondire le tematiche analizzate nell’ambito della quarta edizione di Corporate entrepreneurship, l’evento annuale della business community della società.

Che cos’è la corporate entrepreneurship e quanto è diffusa oggi in Italia?

“La corporate entrepreneurship è un processo di innovazione che può essere implementato sia dalle aziende consolidate sia dalle pmi, per sviluppare nuovi business, prodotti, servizi o processi al proprio interno, attraverso vere e proprie NewCo, con lo scopo di creare valore, generare nuovi ricavi e migliorare la propria posizione competitiva. Gli approcci concreti alla corporate entrepreneurship sono ancora poco diffusi in Italia e riguardano principalmente iniziative sparse a macchia di leopardo in alcune organizzazioni medio-grandi che hanno compreso l’importanza di strutturare strategie di medio lungo periodo per ottenere ritorni concreti e non limitarsi ad hackathon, call for ideas e altre iniziative di entrepreneurship con finalità esclusivamente legate al marketing”.

In che modo è in grado di rendere le aziende più competitive?

“Soprattutto in contesti economici caratterizzati da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità come quello in cui stanno operando le imprese durante l’emergenza covid, resilienza nel business, innovazione digitale e imprenditorialità sono le principali chiavi per diventare più competitivi sul mercato all’interno di aziende strutturate, sia grandi che pmi e il modello di corporate entrepreneurship fanno proprio leva su queste caratteristiche. Applicare la corporate entrepreneurship in maniera strategica riguarda la diffusione di una cultura dell’imprenditorialità, dell’innovazione e della sperimentazione all’interno dell’organizzazione e ciò porta l’organizzazione stessa a costruire internamente un terreno fertile per un continuo rinnovamento e per la mitigazione dei rischi associati al lancio di nuove iniziative”.

Oggi le piccole e medie imprese italiane, assetate di liquidità, potrebbero puntare sulla corporate entrepreneurship per restare competitive sul mercato?

“Nel contesto di business attuale la fascia più esposta ai rischi del mercato è costituita proprio dalle aziende piccole e medie. Soprattutto le organizzazioni di medie dimensioni e con una lunga storia alle spalle sono abituate a una certa inerzia e restano molto spesso troppo concentrate sulla gestione del passaggio generazionale e dei temi relativi alla managerialità delle nuove generazioni di imprenditori, che le vede magari combattere non ad armi pari con aziende straniere più grandi. Mentre in realtà i mercati si evolvono continuamente e anche le persone, all’interno dell’azienda e a tutti i livelli, hanno bisogno di capire come si costruisce un nuovo modo di pensare, di lavorare e di collaborare. Tenendo anche sempre conto che siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa e che dobbiamo e possiamo recuperare anche i ritardi nella digitalizzazione delle nostre imprese, crediamo che le pmi italiane non possano tutte indistintamente affrontare in autonomia queste complesse sfide.

In questo viene proprio in aiuto l’emergente approccio del venture building alla corporate entrepreneurship (uno dei tre principali mappati da Gellify, oltre al corporate venture capital e all’entrepreneurship). È infatti possibile co-investire insieme a partner industriali che hanno dalla loro parte successi alle spalle nel campo dell’imprenditoria, un network già costruito negli anni, competenze settoriali e una reale conoscenza del mercato, con l’obiettivo di avviare nuovi business paralleli a quello core, per diversificare e scardinare lo status quo di cui si parlava. Pensiamo per esempio al fatto che molte delle azioni necessarie per sostenere il core business siano esattamente l’opposto di ciò che è necessario fare per costruire un nuovo business. Questo approccio permette inoltre di condividere il rischio di impresa nel progetto di NewCo, rispetto al tradizionale approccio del mondo dell’advisory”.

Quali sono gli strumenti a loro disposizione?

“Sicuramente uno degli strumenti più efficaci e potenti è il network: potersi confrontare con imprenditori di pmi italiane che stanno implementando questi approcci all’innovazione all’interno delle loro aziende aiuta a comprendere prima e meglio quali nuove pratiche organizzative volte alla diffusione della cultura imprenditoriale è possibile applicare all’interno della propria organizzazione e quali ad esempio non funzionerebbero. Questo è possibile impegnandosi in una partecipazione attiva all’interno di community b2b dedicate all’innovazione, in cui incontrare imprenditori e aziende con bisogni complementari ai propri. Il confronto con chi sta affrontando sfide simili alla propria genera sia maggiore consapevolezza su dove i processi di innovazione si possono incagliare, sia rapidità nell’affrontare questi ostacoli con strumenti come i design sprint, la prototipazione rapida e la raccolta di feedback dal mercato in pochi giorni, riducendo così l’incertezza dei progetti. Un ruolo chiave di supporto lo svolgono poi i processi di sviluppo delle persone, su cui il Mise ha previsto delle agevolazioni sulla formazione finanziata per favorire le imprese italiane nell’investimento in questo senso per educare i propri dipendenti riguardo la trasformazione tecnologica e digitale”.

Michele Giordani di Gellify
Michele Giordani, managing partner e founder di Gellify
Rita Annunziata
Rita Annunziata
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Imprese e startupImpresePMI
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese e startup"
ALTRI ARTICOLI SU "Imprese"
ALTRI ARTICOLI SU "PMI"