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Coronavirus, lo sguardo delle imprese sull’emergenza sanitaria

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

31 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Circa il 50% delle imprese ha già avuto dei risvolti limitati sui propri affari

  • Una su tre ritiene che le informazioni sul virus siano chiare e dirette, ma per sei su dieci è ancora presto avere un quadro chiaro delle conseguenze

  • La Lombardia è il maggior partner italiano della Cina con il 38,7% degli interscambi

Mentre l’Oms dichiara lo stato d’emergenza globale, non raccomandando però la limitazione al commercio e ai movimenti, le reazioni delle imprese non si fanno attendere: secondo un’indagine di Promos Italia, sei su dieci si aspettano conseguenze sui loro rapporti commerciali con la Cina

L’Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente dichiarato lo stato d’emergenza globale per il Coronavirus. Mentre in Cina il numero delle vittime continua a salire, anche in Italia sono stati accertati i primi due casi, una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan atterrata a Milano il 23 gennaio. Giunta a Roma dopo alcune tappe intermedie, ora è ricoverata all’ospedale Spallanzani.

La reazione del Consiglio dei ministri non si è fatta attendere. Il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa ha annunciato la chiusura del traffico aereo da e per la Cina, rendendo l’Italia il primo paese dell’Unione europea ad adottare una tale misura cautelativa. “Vi assicuro che non c’è alcun motivo di creare panico e allarme sociale – commenta Conte – Abbiamo adottato tutte le misure rispondendo al principio di precauzione e continueremo a seguire con il massimo dispendio di energie e di risorse per assicurare protezione a tutti i cittadini”.

Nonostante l’Oms abbia chiarito di non raccomandare la limitazione al commercio e ai movimenti, le reazioni delle imprese italiane iniziano a far sentire il loro brusio. Secondo uno studio di Promos Italia, l’agenzia nazionale delle Camere di commercio per l’internazionalizzazione, sei aziende su dieci credono che l’emergenza del Coronavirus avrà dei risvolti sui loro rapporti commerciali, contro un terzo di ottimisti. Se circa la metà ha già riscontrato conseguenze, seppur limitate, sui propri affari, l’altro 50% non vede ancora avvisagli o contraccolpi simili.

“Dalla nostra indagine emerge che alcune conseguenze per il business delle nostre imprese in Cina siano già tangibili – spiega Alessandro Gelli, direttore di Promos Italia – e che la preoccupazione per l’evoluzione degli affari nei prossimi mesi è alta. La maggioranza delle imprese intervistate ritiene che, se la situazione non migliorerà, i rapporti economici con la Cina potranno ridursi”.

C’è da dire però che sei imprese su dieci ritengono che sia ancora presto per disegnare un quadro chiaro della situazione, sebbene una su tre ritenga che le informazioni disponibili siano chiare e dirette. In particolare, un’azienda su tre farebbe riferimento a fonti dirette dalla Cina per aggiornarsi sul susseguirsi delle vicende. “La maggior parte delle imprese ritiene che le informazioni ad oggi disponibili siano ancora troppo frammentarie e confuse per poter calcolare con chiarezza le ricadute che questa emergenza avrà sui loro affari nel breve-medio periodo – continua Gelli – ma al contempo questa incertezza genera inevitabile preoccupazione”.

I dati sull’interscambio con la Cina

Secondo lo studio di Promos Italia, insieme ai numeri della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su oltre 200 imprese già attive sui mercati esteri, l’interscambio italiano con la Cina in nove mesi è pari a 34 miliardi di euro, di cui la Lombardia detiene oltre 13 miliardi. In contrasto con il sentiment nazionale, le importazioni sono in crescita del 5,4% sul territorio nazionale e del 2,2% su quello lombardo. In quest’ultimo caso, in particolare, a essere privilegiati sono i settori dell’elettronica (27,3% del totale), dell’abbigliamento (12,6%) e degli apparecchi elettrici (11,2%), mentre a livello nazionale primeggia il tessile (20%).

Rita Annunziata
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