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Coronavirus in Italia, il futuro delle imprese

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

26 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Ci aspettiamo che l’effetto sul default possa essere acuito perché all’impatto generale del rallentamento della crescita economica mondiale si somma un rallentamento dovuto alla temporanea diminuzioni dei livelli produttivi”, commenta Fabrizio Negri

  • Secondo Confesercenti, l’emergenza potrebbe comportare una perdita di circa 3,9 miliardi di euro di consumi

  • “Quello che abbiamo chiesto a gran voce in questi giorni concitati di incontri con i ministri è che ci sia una manovra unica, indipendentemente dalle zone rosse”, spiega Patrizia De Luise

L’arrivo del Coronavirus in Italia mostra i primi effetti sulle imprese. Secondo uno studio della Cerved Rating Agency, i settori più colpiti sono il turismo, il manifatturiero tessile e quello dei trasporti. Confesercenti: “Le aziende italiane sono resilienti, ma bisogna supportarle”

L’arrivo dei primi casi di Coronavirus in Italia ha scatenato un allarme da panico che, sebbene definito immotivato da diversi esperti, ha manifestato i suoi risvolti immediati sul tessuto imprenditoriale italiano. Secondo quanto emerso da uno studio della Cerved Rating Agency, The impact of Coronavirus on italian non financial corporate, i settori che soffriranno maggiormente saranno il turismo, il manifatturiero tessile e quello dei trasporti.

La ricerca, presentata in anteprima a We Wealth, ha basato le proprie evidenze su un’analisi dei rating che l’agenzia assegna a circa 27mila aziende italiane, che ha permesso di stimare l’impatto del Coronavirus in termini di rischiosità delle imprese italiane in due differenti scenari basati su orizzonti temporali alternativi: un primo scenario di conclusione dell’emergenza nei prossimi quattro mesi (entro il 30 giugno) e un secondo scenario che prevede il permanere degli impatti del Covid-19 oltre i sei mesi a partire da oggi.

“È chiaro che in seguito al diffondersi del virus anche nel nostro territorio, accompagnato non solo alle azioni governative ma anche a quelle private per contenerlo e debellarlo – spiega Fabrizio Negri, amministratore delegato della Cerved Rating Agency – ci aspettiamo che l’effetto sul default possa essere acuito perché all’impatto generale del rallentamento della crescita economica mondiale si somma un rallentamento dovuto alla temporanea diminuzione dei livelli produttivi. Se le imprese hanno una minore produttività o, in alcuni casi, un’interruzione della capacità produttiva, questo ha un effetto sul bilancio addizionale rispetto a quello che abbiamo calcolato in un’ottica più generale”.

Tenendo conto dei tre settori maggiormente colpiti, secondo lo studio della Cerved Rating Agency l’Ebitda margin (redditività operativa di una società) al netto degli impatti del Coronavirus sul settore tessile è oggi del 7%, che nello scenario più soft scenderebbe al 4,7% e in quello più grave al 2,3%. Sui trasporti, invece, al momento l’Ebita margin è del 7,1%, che in uno scenario soft arriverebbe al 5,3% e in quello più grave al 2,9%. “Il turismo, infine, parte da dividendi già più bassi di marginalità – continua Fabrizio Negri – oggi parliamo del 3,2%, che potrebbe arrivare fino allo 0,2% in uno scenario intermedio e andare in negativo (-1,3%) nello scenario più grave”.

Coronavirus in Italia, il futuro delle imprese
Fonte: Cerved Rating Agency

Secondo i dati di Confesercenti, inoltre, l’emergenza potrebbe comportare una perdita di circa 3,9 miliardi di euro di consumi, spingendo alla chiusura dei battenti 15mila piccole imprese e alla perdita di oltre 60mila posti di lavoro. “Abbiamo registrato un allarme da panico che sta contagiando tutti e che può avere delle ricadute pericolosissime sulle imprese, in particolare su tutta la filiera del turismo – spiega Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti – Tutto il paese è come se fosse già in zona rossa. Gli alberghi, ad esempio, continuano a registrare disdette anche nelle zone non interessate”.

Il turismo, in linea con le evidenze della Cerved Rating Agency, risulterebbe oggi dunque particolarmente compromesso. Se si pensa che la stagione primaverile contribuirebbe per il 30% al fatturato annuo del settore, le attese future non sarebbero positive. “Quello che abbiamo chiesto a gran voce in questi giorni concitati di incontri con i ministri è che ci sia una manovra unica – continua De Luise – Bisogna affrontare il momento non come se si fosse in campagna elettorale, ma tutti insieme. Se nel caso delle catastrofi naturali è possibile individuare le zone a rischio, oggi ci troviamo in una situazione in cui si stanno contagiando tutti i settori economici a catena”.

Cosa aspettarci dunque dai prossimi mesi? “L’Italia ce la può fare – conclude De Luise – Le nostre imprese sono resilienti, in questi ultimi faticosi 10 anni sono rimaste in piedi, ma proprio per questo non hanno le spalle forti per sostenere mesi di inattività. Bisogna intervenire perché queste imprese restino in piedi e per fare in modo che possano ripartire in maniera normale quando l’emergenza sarà rientrata”.

Rita Annunziata
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