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Coronavirus in Italia, come reagiscono le imprese cinesi?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

28 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • In Lombardia le imprese cinesi rappresentano il 2,6% delle ditte individuali della regione

  • Al terzo trimestre del 2019 a Milano erano 5.662

  • Secondo Angelo Ou, memoria storica della Comunità cinese di Milano, solo nella zona di via Paolo Sarpi nell’ultimo mese si potrebbe parlare di una perdita di fatturato di circa 15 milioni di euro

Secondo gli ultimi dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in Italia le imprese con un titolare di origini cinesi sono 51mila, di cui oltre 10mila solo in Lombardia. Come hanno reagito ai primi casi di Coronavirus nel Belpaese?

I primi casi di Coronavirus in Italia sono sopraggiunti a quasi un mese dalla sospensione della sfilata del Dragone in via Paolo Sarpi, nel cuore del quartiere Chinatown di Milano. I festeggiamenti per il Capodanno cinese furono annullati e alcune saracinesche hanno iniziato pian piano ad abbassarsi. Nessuna ordinanza di chiusura delle attività commerciali, ma solo una scelta condivisa tra gli imprenditori della Comunità cinese della città. A ventinove giorni da allora, come si è evoluta la situazione e quali sono i potenziali effetti sull’economia?

Partiamo dai numeri. Secondo gli ultimi dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi relativi al terzo trimestre del 2019, le ditte con un titolare di origini cinesi in Italia sono 51mila, di cui oltre 10mila solo in Lombardia, in aumento rispettivamente in cinque anni del 13% e del 18%. Nel territorio lombardo, in particolare, le imprese cinesi rappresentano il 2,6% delle ditte individuali della regione. Solo a Milano, invece, sono 5.662, cresciute del 21% in cinque anni.

Al primo posto in termini di settori di specializzazione si afferma il manifatturiero, con l’8% delle ditte individuali italiane gestite da cinesi. Seguono al secondo posto alloggio e ristorazione con il 3,8%, in particolare a Prato (35%) e a Milano (17%), per non dimenticare i servizi alla persona (3%) e il commercio all’ingrosso (2%).

Se si considera solo la zona di via Paolo Sarpi, secondo le stime di Angelo Ou, memoria storica della Comunità cinese di Milano, le attività imprenditoriali sono circa 500. “La crisi è iniziata fin da subito, nel momento in cui venne sospesa la sfilata del Dragone – spiega – Da allora i ristoranti hanno iniziato a subire una carenza di clientela. Sono stati trenta giorni di sofferenza. Se si considera che le attività imprenditoriali attive nel territorio sono oltre 500, supponendo che ognuna abbia un fatturato di circa 1.000 euro, si potrebbe parlare di una perdita in termini di incassi di circa 15 milioni di euro”.

Intanto, da una comunicazione de “Il Filo di Seta”, magazine realizzato in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, emerge che lo scorso lunedì 24 febbraio la Comunità cinese di Milano ha deciso di sospendere le attività commerciali fino a data da destinarsi.

“La speranza è che l’emergenza possa essere di breve durata e le attività poste in essere per il contenimento del contagio siano efficaci grazie anche al senso di responsabilità e alla partecipazione dimostrata dai cittadini e dalle imprese”, commenta Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Branza Lodi.

Rita Annunziata
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