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Contributi a fondo perduto al via, ma saranno sufficienti?

Contributi a fondo perduto al via, ma saranno sufficienti?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

15 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Se il richiedente ha avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio del 2019, il contributo spetta indipendentemente dal crollo del fatturato

  • Le domande potranno essere presentate dal 15 giugno al 24 agosto

Al via le domande per il contributo a fondo perduto a favore di imprese e partite Iva. Dispiegati sul campo 6,2 miliardi di euro. Saranno sufficienti a colmare la domanda? Ne parliamo con Marco Giorgino della School of management del Politecnico di Milano

Si posizionano sulla linea di partenza le imprese colpite dagli effetti negativi delle misure di lockdown, che possono ora iniziare a presentare le domande per ottenere il contributo a fondo perduto. Sul campo sono stati dispiegati 6,2 miliardi di euro. Saranno sufficienti a colmare la domanda e chi potrà presentare la richiesta? We Wealth ne ha parlato con Marco Giorgino, ordinario di financial markets and institution alla School of management del Politecnico di Milano.

Secondo un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, potranno accedere al bonus le imprese, le partite Iva o i titolari di reddito agrario operativi al momento della presentazione della richiesta per l’ottenimento del contributo. Purché siano rispettati due requisiti: non aver superato nel 2019 la soglia dei cinque milioni di euro dei ricavi e riportare un ammontare di fatturato e corrispettivi nel mese di aprile dell’anno corrente inferiore ai due terzi dell’ammontare dello stesso periodo dello scorso anno. Ci sono però due eccezioni, spiega l’Agenzia: se il richiedente ha avviato la propria attività a partire dal 1° gennaio del 2019 il contributo spetta indipendentemente dal crollo del fatturato, e lo stesso vale “per i soggetti con domicilio fiscale o sede operativa situati nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi, ancora in emergenza al 31 gennaio 2020”.

Le domande potranno essere dunque presentate dal 15 giugno al 13 agosto (e dal 25 giugno al 24 agosto nel caso in cui il richiedente sia un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto), anche attraverso un intermediario, utilizzando il canale telematico Entratel o attraverso un’apposita procedura web sul sito dell’Agenzia delle Entrate. I contributi saranno poi accreditati “entro una decina di giorni, dopo i necessari controlli, sul conto corrente indicato nella domanda”, ha spiegato negli scorsi giorni Ruffini ai microfoni di Sky Tg24.

Ma a quanto ammonterà il bonus? Secondo quanto riportato dall’Agenzia delle entrate, si tratta del 20% se i ricavi e i compensi del 2019 non superano i 400mila euro, 15% se non superano il milione di euro, e 10% se non superano i cinque milioni di euro. In ogni caso, “il contributo è riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche”, conclude l’Agenzia. Sulla base di questi dati, ci chiediamo, le risorse dispiegate saranno sufficienti a colmare le domande?

“Il rischio che la misura possa risultare insufficiente è tutt’altro che remoto”, spiega Giorgino. “Se immaginassimo che il fatturato medio sfiori i 500mila euro, potrebbero essere soddisfatte le richieste di 12.400 aziende”. Inoltre, considerando che l’Agenzia erogherà il bonus man mano che le aziende presenteranno le domande, in caso di esaurimento dei fondi potrebbe verificarsi che “chi è più veloce riesca a ottenerlo” e chi ne avrebbe più diritto, pur rientrando nella misura, venga tagliato fuori.

“Credo che in questa fase dobbiamo stare molto attenti a non usare le risorse in modo inefficiente – continua Giorgino – Se si tratta di aziende che possono avere un minimo di futuro, per quanto di lungo termine, dovrebbero usare quei canali che lo Stato ha garantito con un sistema che, pur con fatica, sta iniziando a funzionare. Ma le risorse non sono infinite purtroppo”.

Secondo Giorgino, dunque, bisognava lavorare sui contributi a fondo perduto per gestire l’emergenza e poi, in un secondo momento, usare il sistema di garanzie per l’accesso al credito. “In molti paesi si è dato l’helicopter money per gestire l’emergenza, le aziende hanno preso liquidità molto velocemente, hanno cercato di resistere al momento di maggiore criticità, pian piano si sono ricomposte, e infine hanno chiesto del credito per le attività future”, spiega Giorgino che conclude: “Noi abbiamo fatto esattamente l’inverso, abbiamo iniziato con le garanzie e poi ci siamo resi conto che non erano sufficienti e che bisognava fare qualcosa di più veloce e immediato”.

Rita Annunziata
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