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Associazioni industriali: Recovery plan, basta ritardi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

09 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Raccomandato un coinvolgimento delle parti sociali sia nell’elaborazione che nell’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza

  • Secondo le ultime stime, la diminuzione delle ore lavorate sarà pari a 18 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel terzo trimestre del 2020

  • Crollano a 192mila le nuove assunzioni attese dalle imprese nel mese di dicembre, in calo del 36% rispetto allo scorso anno

In una lettera congiunta rivolta ai leader politici europei, cinque “Confindustrie” esortano il superamento dello stallo negoziale che tiene in ostaggio il Recovery plan. Il vicepremier polacco, Jaroslaw Gowin: compromesso raggiunto tra Polonia, Ungheria e Germania

Alla vigilia del vertice di Bruxelles del 10 e 11 dicembre, le associazioni industriali esortano i leader europei a superare lo stallo negoziale che tiene in bilico il Recovery plan, sbloccando i necessari fondi destinati a famiglie e imprese. In una lettera congiunta, i firmatari hanno sottolineato come l’Europa abbia “urgentemente bisogno di un piano per la ripresa e la crescita” e che gli strumenti chiave del Recovery plan (il Quadro finanziario pluriennale e il Next generation Eu) siano “oggi più importanti che mai e devono diventare operativi senza ulteriori ritardi”.

Economia europea verso un crollo del pil del 7,3%

Firmata dai presidenti di cinque “Confindustrie” – Bdi (Germania), Medef (Francia), Confindustria (Italia), Ceoe (Spagna) e Lewiatan (Polonia), che rappresentano i paesi destinatari di circa due terzi delle sovvenzioni del Recovery and resilience facility – la lettera è stata inviata ai leader delle tre principali istituzioni europee, raccomandando “un coinvolgimento delle parti sociali sia nell’elaborazione che nell’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza” oltre a una definizione di “regole semplici e chiare per assicurarne un’effettiva operatività”.

Stando alle stime elaborate da Business Europe, l’economia europea si starebbe incamminando infatti verso un crollo del 7,3% del prodotto interno lordo entro la fine dell’anno. Inoltre, le recenti restrizioni legate alla seconda fase di contagi da covid-19 e la conseguente chiusura di alcune attività economiche, avrebbero determinato un ulteriore peggioramento della situazione. La diminuzione delle ore lavorate, scrivono gli industriali europei, sarà pari a 18 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel terzo trimestre del 2020 e “il percorso per tornare ai livelli di produzione pre-covid sarà lungo e caratterizzato da un elevato grado di incertezza”.

“Le riforme puntino su ambiente e innovazione digitale”

Di conseguenza, aggiungono, “è imperativo che i responsabili politici facciano quanto è in loro potere per sostenere i nostri sistemi economici”. “I cittadini e le imprese europee aspettano con ansia il via libera al piano per la ripresa”, motivo per cui i leader europei dovrebbero “unire le forze e dispiegare tutte le energie per guardare in avanti e iniziare a ricostruire il nostro futuro”. I cinque presidenti, inoltre, hanno focalizzato l’attenzione anche sulla necessità di un quadro coerente e flessibile sugli aiuti di Stato per finanziare la ripresa a livello nazionale, “basato su regole adattate e processi di notifica più brevi e agevoli per le misure che richiederanno un’autorizzazione preventiva da parte della Commissione europea”, precisa Confindustria in una nota ufficiale.

Per non dimenticare poi l’esigenza di riforme e investimenti che puntino su priorità chiare, quali la protezione ambientale e l’innovazione digitale. “Ciò sarà possibile – conclude la lettera – solo consentendo nuove forme di cooperazione pubblico-privato, finalizzate non solo a dare continuità alle riforme attuate ma anche a generare investimenti produttivi. Sarà ugualmente fondamentale garantire sostegno adeguato a progetti ampi e integrati, per coprire l’intero ciclo dell’innovazione”.

Compromesso tra Polonia, Ungheria e Germania?

Intanto stando a quanto rivelato dal vice premier polacco Jaroslaw Gowin citato dall’agenzia Bloomberg, Polonia e Ungheria avrebbero trovato un compromesso con la Germania per sbloccare il Recovery e il bilancio Ue. “Per ora abbiamo un accordo tra Varsavia, Budapest e Berlino. Credo che l’intesa possa includere le altre 24 capitali europee entro venerdì”, ha dichiarato ai giornalisti, ponendo fine alla minaccia di veto di Polonia e Ungheria per la clausola sullo Stato di diritto legata all’erogazione dei fondi.

Unioncamere: ingressi in calo del 36% a dicembre

La chiusura dell’anno resta comunque a tinte fosche. Secondo l’ultimo bollettino del Sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal, crollano a 192mila gli ingressi previsti dalle imprese nel mese di dicembre, in calo del 36% rispetto allo scorso anno. La quota di aziende che programmano assunzioni si attesta infatti intorno all’8%, sotto di due punti percentuali sul mese di novembre e di cinque punti percentuali sul mese di ottobre. Le restrizioni, precisa l’associazione, riguardano prevalentemente le imprese dei servizi turistici, alloggio e ristorazione (-56,9% rispetto a dicembre 2019), dei servizi culturali (-55,2%) e del commercio (-38,6%). Più contenuto il calo relativo ai servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (-16%) e ai servizi legati all’Ict (-21,7%).

Rita Annunziata
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