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Ceo fiduciosi nella crescita, ma pronti al cambiamento

Ceo fiduciosi nella crescita, ma pronti al cambiamento

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 71% degli amministratori delegati ritiene che una buona strategia in tema di cyber security sia fondamentale per ottenere una crescita a lungo termine

  • “Se vogliono continuare a crescere, le organizzazioni devono essere in grado di modificare i propri modelli di business”, commenta Bill Thomas, chairman di Kpmg International

Nonostante la fiducia nella crescita globale, il 71% dei ceo dichiara che la propria azienda rischia di sparire entro cinque anni qualora non modifichino il proprio modello di business. A dominare le preoccupazioni sono i cambiamenti climatici e la sfida della digitalizzazione. Lo segnala il “Global Ceo Outlook 2019” di Kpmg

I ceo sono fiduciosi sulle prospettive di crescita globale ma sono anche consapevoli che, nell’attuale contesto di mercato, il futuro delle aziende dipende dalla loro capacità di riscriversi continuamente, adattando il proprio modello di business a nuovi valori e nuove culture. A segnalarlo è il “Global Ceo Outlook 2019”, l’indagine annuale di Kpmg condotta su 1.300 amministratori delegati e business leader (ben 50 italiani) delle più importanti economie a livello globale.

In un mondo in continuo cambiamento, le leadership devono dunque abbandonare i propri nidi sicuri e costruire nuovi modelli operativi sulla base della cultura del “fail-fast”, la capacità di accettare e apprendere rapidamente i propri errori e i propri fallimenti. Ma se l’84% dei ceo dichiara di desiderare l’adozione di una simile cultura, dall’altro lato solo il 56% ammette che sia già presente all’interno della propria organizzazione. Eppure, l’allarme risuona chiaro: i due terzi dei ceo intervistati (circa il 71%) afferma che la propria azienda rischia di sparire entro cinque anni qualora non modifichino radicalmente il proprio modello di business.

“Gli ostacoli sociali, economici e tecnologici che abbiamo visto emergere negli ultimi anni non sono più a breve termine – commenta Bill Thomas, chairman di Kpmg International – Se da un lato gli amministratori delegati continuano a vedere interessanti opportunità di crescita, dall’altro si confrontano con un ambiente complesso, volatile e sempre più incerto. Se vogliono continuare a crescere, le organizzazioni devono essere in grado di modificare i propri modelli di business”.

Cambiamenti climatici, digitalizzazione e riqualificazione del personale, sono i punti chiave delle agende della maggior parte degli amministratori delegati. Di fronte al degrado ambientale, all’avvento delle nuove tecnologie e alle crescenti tensioni geopolitiche, gli amministratori delegati devono tentare di capire in che modo i propri consigli di amministrazione e i team di leadership risulterebbero coinvolti, affrontando le singole problematiche in un’ottica di lungo termine. Il cambiamento climatico, in particolare, sale in cima alle preoccupazioni dei business leader scavalcando i dati dello scorso anno.

Minacce alla crescita - Fonte: 2019 Global CEO Outlook, Kpmg International

“I gestori patrimoniali e gli investitori hanno da tempo riconosciuto che il cambiamento climatico rappresenta un grave rischio finanziario – commenta Tom Brown, global head of asset management di Kpmg International – Per gli investitori, il rischio climatico e altri fattori legati al tema della sostenibilità godono di una considerazione rilevante nel processo decisionale. Un settore su cui gli amministratori delegati devono riflettere sono le divulgazioni: bisogna soddisfare le richieste degli stakeholder sulla reportistica aziendale, che fornisce informazioni significative sui rischi climatici che hanno implicazioni finanziarie”.

Al quarto posto, ma non meno importante, si assesta la sicurezza informatica. Il 71% degli amministratori delegati ritiene che una buona strategia in tema di cyber security sia fondamentale per guadagnare la fiducia degli stakeholder e ottenere un vantaggio competitivo e una crescita a lungo termine. Il 68% afferma che la propria organizzazione sia pronta per affrontare un futuro attacco informatico (+17% rispetto al 2018). Ciononostante, soltanto il 16% dichiara di aver già implementato l’intelligenza artificiale per l’automatizzazione dei processi. “È necessaria una cultura in cui la sicurezza informatica sia una sfida per tutti, il che è vero solo nelle grandi organizzazioni – chiosa Katherine Robins, partner cyber security di Kpmg Australia – Non ha senso formare 50 professionisti sulla sicurezza informatica quando chiunque altro potrebbe implementare azioni rischiose che potrebbero compromettere l’intera organizzazione”. Una soluzione considerata è quella dell’M&A, vista come il veicolo per riqualificare le competenze digitali dell’azienda: circa l’84% dei ceo dichiara di avere una propensione medio-alta per l’M&A di aziende innovative nei prossimi tre anni. Secondo quanto emerge dal report, oggi il 68% dei ceo ha privilegiato gli investimenti in tecnologie rispetto ai programmi di riqualificazione della forza lavoro (32%). Ciononostante, le risorse umane devono essere coinvolte nei programmi di innovazione: per fare in modo che i propri team possano cogliere e godere dell’onda del cambiamento, i ceo dovranno puntare su importanti investimenti in formazione. “Nell’era digitale, non puoi restare fermo”, conclude Hitoshi Akimoto, chief digital officer di Kpmg Giappone.

Rita Annunziata
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