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I business angel italiani scelgono le startup

I business angel italiani scelgono le startup

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Francesca Conti
Francesca Conti

28 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’80% dei finanziamenti da parte dei business angel del Belpaese è stato finalizzato all’acquisto di equity

  • Aumenta il numero di operazioni: 167 nel 2018 contro le 117 del 2017

  • In crescita anche l’investimento medio, che sale a 278mila euro rispetto ai 227mila euro dello scorso anno

Le startup piacciono ai business angel italiani. Secondo l’ultima survey di Italian Business Angels Network, nel 2018 gli investimenti nelle giovani imprese hanno raggiunto i 46,5 milioni di euro, in aumento del 75% rispetto al 2017

I business angel italiani puntano tutto sulle startup. Nel 2018 gli investimenti nelle giovani imprese hanno raggiunto i 46,5 milioni di euro, segnando un aumento del 75% rispetto al 2017. L’80% dei finanziamenti da parte dei business angel del Belpaese è stato finalizzato all’acquisto di equity, il 20% al finanziamento soci. In linea con gli anni passati, la maggior parte delle imprese finanziate vengono dal Nord Italia (59%), di cui il 71% in fase di startup.

È quanto emerge dalla Survey Iban 2018, l’analisi sul mercato italiano dell’informal venture capital (angel investing) condotta dal professor Vincenzo Capizzi dell’Sda Bocconi e presentata alla XX Convention di Italian Business Angels Network (Iban). I settori che hanno beneficiato maggiormente dei finanziamenti sono l’Ict, seguito da servizi finanziari e commercio e distribuzione. Aumenta il numero complessivo di operazioni – 167 nel 2018 contro le 117 del 2017 – e l’investimento medio – 278mila euro rispetto ai 227mila euro dello scorso anno. Secondo un trend sempre più diffuso, gli investitori tendono a unirsi in cordate per aumentare l’apporto finanziario e ridurre il rischio.

Nel mondo dei business angel anche le donne fanno la differenza. Il 17% degli investimenti è fatto da investitrici, in lieve calo rispetto al 20% dello scorso anno, ma in forte crescita per valore assoluto (circa 8 milioni di euro del 2018 contro i 5,3 del 2017). “L’apporto dei business angel si attesta ormai stabilmente sopra i 25 milioni di euro, con alcuni picchi come quello di quest’anno a oltre 46 milioni di euro”, commenta Paolo Anselmo, presidente di Iban.

“Ma non parliamo solo di una componente finanziaria. Oltre uno su due si impegna direttamente per dare un contributo imprenditoriale e manageriale alle neo imprese, in una fase in cui le scelte gestionali sono spesso fondamentali per il successo dell’azienda”, continua Anselmo, sottolineando che “in Italia è fondamentale l’apporto della componente femminile che in controtendenza con il resto d’Europa si attesta su percentuali elevate. Come associazione già da alcuni anni portiamo avanti il progetto Women Business Angels for European Entrepreneurs che mira a sensibilizzare e far conoscere al pubblico femminile la professione dell’angel investor, raccontando storie di successo che possano essere esempio e ispirazione per le altre”.

Il 50% degli intervistati afferma inoltre di essere molto coinvolto nella startup investita, soprattutto in termini competenze strategiche e contatti per lo sviluppo dell’attività economica, oltre all’apporto risorse finanziarie. Solo il 2% del campione ha dichiarato di aver portato a termine almeno un disinvestimento nel 2018, in media 5 anni dopo l’investimento iniziale e prevalentemente con earn out.

Il profilo dei business angel italiani

Ogni anno Iban promuove una survey per analizzare il mercato italiano dell’informal venture capital, sia dal punto di vista degli investimenti effettuati sia da quello delle caratteristiche dei business angel, pubblicando un’indagine che da oltre dieci anni rappresenta l’unica vera fotografia aggiornata sul comparto dell’angel investing in Italia. Il campione 2018 è composto da 200 business angel, per un totale di 167 operazioni, realizzate in gran parte da Ban e da club di angel. Il profilo e le caratteristiche del business angel tipico non sono cambiate negli ultimi anni.

Dalla ricerca emerge infatti che il business angel italiano è un imprenditore con un passato da manager, un’età che varia tra 30 e 50 anni, laureato, affiliato a Iban, a uno dei Ban territoriali, o a un club d’investitori nel Nord Italia, con un patrimonio inferiore ai 2.000.000 di euro, di cui circa il 10% dedicato ad investimenti in startup. Nel momento di valutare il progetto imprenditoriale, i principali criteri presi in considerazione sono le caratteristiche del prodotto/servizio (24%), il potenziale di crescita del mercato (19%), la possibilità di poter svolgere un ruolo imprenditoriale (19%).

Francesca Conti
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