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Brexit, imprese italiane fiduciose ma occhio alle multinazionali

Brexit, imprese italiane fiduciose ma occhio alle multinazionali

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

13 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Solo lo 0,9% delle imprese italiane si aspetta conseguenze negative dalla Brexit

  • La Lombardia intrattiene circa il 24,3% dei rapporti commerciali con il Regno Unito

  • “Gli effetti più importanti dovrebbero riguardare le aziende medio grandi”, commenta Alessandro Gelli di Promos Italia

Dopo la vittoria di Boris Johnson, la Brexit è più vicina, ma le imprese italiane attive sui mercati esteri sono pronte: il 21% ritiene che non avrebbe conseguenze sui propri business. Restano in allerta le multinazionali, pronte ad abbandonare il paese per l’Europa continentale

Le imprese italiane attive o pronte ad espandersi sui mercati esteri sono fiduciose: il 21% ritiene che la Brexit non avrebbe conseguenze negative sul proprio business, mentre solo lo 0,9% sostiene che saranno rilevanti. A rivelarlo è un’indagine di Promos Italia, l’agenzia nazionale del sistema camerale per l’internazionalizzazione, e della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, che hanno intervistato oltre 200 imprese attive a livello internazionale.

Solo qualche giorno fa il primo ministro uscente, Boris Johnson, si era calato nei panni di Andrew Lincoln in “Love Actually”, la famosa commedia britannica diretta da Richard Curtis, lanciando il suo slogan pro-Brexit verso l’elettorato britannico. I risultati ormai non lasciano dubbi. Al grido di “get Brexit done” il partito conservatore ha incassato oltre 360 seggi su 650, schiacciando i laburisti di Jeremy Corbyn e dando il via al cammino verso la fine del tira e molla chiamato “Brexit”.

Ma quali saranno le conseguenze per le imprese italiane?

“La Brexit ha degli effetti potenzialmente negativi per tutti i paesi dell’Unione Europea, inclusa l’Italia, perché diventerà complesso vendere beni e servizi nel Regno Unito”, spiega Lucia Tajoli, docente di economia internazionale alla School of Management del Politecnico di Milano. Niente di “particolarmente grave”, ma bisogna fare attenzione alle multinazionali: quelle che hanno attività produttive nel Regno Unito, potrebbero dover pensare a un cambiamento di strategia, a una ricollocazione e a una riorganizzazione della produzione, sostenendo i relativi costi di aggiustamento. A confermarlo è anche Alessandro Gelli, direttore di Promos Italia: “Le reali ripercussioni di quanto sta avvenendo nel Regno Unito e in Europa saranno più chiare tra qualche mese, solo a quel punto sapremo quali saranno le effettive ricadute in termini economici e commerciali per le aziende italiane. Gli effetti più importanti, comunque, dovrebbero riguardare le aziende medio grandi”.

Se le stime parlano di una caduta del Pil del Regno Unito, le imprese non sembrano lasciarsi cogliere impreparate. Secondo Lucia Tajoli, i grandi gruppi multinazionali si preparano ad abbandonare il Paese, dirigendosi in particolare verso l’Europa continentale. “I settori produttivi del Regno Unito stanno cercando di spingere affinché l’uscita dell’Unione europea sia meno traumatica possibile – continua la Tajoli – l’obiettivo è quello di evitare un’hard Brexit, negoziando un accordo che permetta di mantenere attivi gli scambi economici”.

Focus sulla Lombardia

Secondo l’indagine di Promos Italia, la Lombardia intrattiene circa il 24,3% dei rapporti commerciali con il Regno Unito, con un interscambio in nove mesi di sei miliardi. Seguono l’Emilia Romagna (4,4 miliardi), il Veneto e la Toscana (oltre tre miliardi) e il Piemonte (2,5 miliardi). La capitale della moda, Milano, guadagna il primo posto in termini di scambi, registrando un export in crescita del 13,7%. “I prodotti che trainano l’export italiano verso la Gran Bretagna sono mezzi di trasporto, macchinari, tessile e abbigliamento – aggiunge Gelli – quindi è facile pensare che possano essere questi i settori maggiormente coinvolti, ma è comunque prematuro fare valutazioni, ogni comparto può reagire diversamente e il reale impatto lo si potrà vedere solo tra qualche mese”.

Rita Annunziata
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