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Borsa di Londra, profitti 10 volte superiori per le imprese rosa

Borsa di Londra, profitti 10 volte superiori per le imprese rosa

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Tra le aziende del Ftse350 si contano solo 13 donne ceo, pari al 5% del totale

  • Il 15% delle imprese continuano a rifiutarsi di avere anche solo una donna nel proprio comitato esecutivo

  • “Le società con donne nei ruoli di leadership sono più redditizie. Innovano di più. Sono più rispettate nei loro campi”, commenta Theresa May

Nel Ftse350 le imprese in cui le donne ricoprono almeno un terzo dei posti nei comitati esecutivi registrano margini di profitto dieci volte superiori rispetto alle altre. Ma per la Borsa di Londra il cammino verso l’uguaglianza di genere è ancora lungo. Theresa May: “Bisogna identificare e rimuovere tutte le barriere”

Sapevate che tra le società del Ftse100, il principale indice di riferimento della Borsa di Londra, si contano più amministratori delegati di nome Peter che donne? E che nel Ftse350 le investment manager rappresentano solo il 4% e le direttrici finanziarie sfiorano appena il 16%? Sono numeri che lasciano riflettere se si pensa che, secondo lo studio Women count 2020 condotto da The Pipeline, le imprese in cui le donne riempiono almeno un terzo dei posti dei comitati esecutivi registrano margini di profitto dieci volte superiori rispetto alle altre.

Le aziende maschili del Ftse350, si legge nel rapporto, hanno infatti un margine di profitto netto dell’1,5%. Un dato che sale al 6,9% per le imprese i cui comitati esecutivi contano una percentuale di donne compresa tra l’1 e il 25%, al 10,6% per quelle tra il 26 e il 49%, al 12,5% per quelle che superano il 50% (ma se ne contano soltanto cinque), e al 15,2% per quelle che superano il 33%. Eppure, sebbene la presenza delle donne nelle posizioni di vertice abbia intravisto i primi germogli del progresso, registrando una crescita del 2,7%, il 15% delle imprese continuano a rifiutarsi di avere anche solo una donna nel proprio comitato esecutivo, rinunciando così a tutte le potenziali conseguenze positive.

Al 17 aprile del 2020 tra le aziende del Ftse350 si contano infatti solo 13 donne ceo, il 5% del totale. E se da un lato quelle guidate da donne registrano in media una professionista su tre nei comitati esecutivi, quelle guidate da uomini vedono crollare la media a una su cinque. In questo modo, spiegano i ricercatori, le imprese che hanno rinunciato alla componente “rosa” hanno rinunciato anche a 47 miliardi di sterline di profitti pre-tasse in più, pari a oltre 52 miliardi di euro.

“Le società con donne nei ruoli di leadership sono più redditizie. Innovano di più. Sono più rispettate nei loro campi”, commenta l’ex primo ministro britannico, Theresa May. “Bisogna identificare e rimuovere le barriere in tutte le fasi che impediscono loro di compiere progressi in termini di carriera. Ogni singolo ceo che, guardandosi intorno al tavolo della sala riunioni, vede nove volti maschili su dieci che lo fissano deve chiedersi cosa sta facendo per rendere la sua società un posto in cui sua figlia o sua nipote potranno accedere”.

Secondo la May, anche il governo ha un ruolo cruciale in questo contesto, nel creare un contesto normativo che stimoli il miglioramento dal punto di vista del gap retributivo di genere. “Le aziende che si troveranno dalla parte sbagliata della storia – conclude – scopriranno che non potranno reclutare i talenti di cui hanno bisogno per avere successo”.

Rita Annunziata
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