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Borsa Italiana, un nuovo segmento obbligazionario per le Pmi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

24 Settembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • ExtraMOT PRO3 conta oggi 157 strumenti quotati da 114 emittenti, appartenenti a 10 diversi settori e 15 regioni italiane

  • Le Pmi che hanno già quotato degli strumenti di debito su ExtraMOT sono caratterizzate da una propensione all’investimento cinque volte maggiore rispetto a quella relativa alle altre società

  • Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, la quotazione ha dato la possibilità alle Pmi di avvicinarsi agli standard internazionali

ExtraMOT PRO3 è il nuovo segmento obbligazionario di Borsa Italiana dedicato alle società non quotate con ambiziosi piani di crescita, con l’obiettivo di accrescerne la visibilità e facilitarne l’accesso ai mercati dei capitali. Oggi conta 157 strumenti quotati da 114 emittenti

Incrementarne la visibilità e facilitare l’accesso ai mercati dei capitali: sono alcuni degli obiettivi di ExtraMOT PRO3, un nuovo segmento obbligazionario di Borsa Italiana rivolto alle società non quotate con ambiziosi piani di crescita. Evoluzione di ExtraMOT PRO e con una raccolta complessiva di oltre cinque miliardi di euro, il neo segmento professionale conta oggi 157 strumenti quotati da 114 emittenti, appartenenti a 10 diversi settori e 15 regioni italiane.

Ma quali sono i vantaggi per le Pmi? A evidenziarlo è una ricerca preliminare elaborata dall’Istituto nazionale di statistica, che ha avuto come oggetto 168 imprese che hanno già quotato degli strumenti di debito su ExtraMOT nel periodo che intercorre tra il 2013 e il 2017. Secondo l’Istat, queste Pmi sono caratterizzate da una propensione all’investimento cinque volte maggiore rispetto a quella relativa alle altre società, accompagnata da una crescita della produttività del lavoro del 2,6%. Ma a cogliere l’onda positiva son anche i dati relativi all’occupazione, considerato il fatto che la dimensione mediana cresce da 87 a 115 addetti. Nel complesso, dunque, la performance economica delle società quotate oggetto delle statistiche è superiore rispetto a quella nazionale, non solo dal punto di vista dei risultati ma anche dell’evoluzione nel tempo.

“Si tratta di risultati preliminari – precisa Roberto Manducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat – Nei prossimi mesi, l’aspettativa è quella di aumentare la popolazione delle aziende beneficiarie per consentire un’analisi più strutturata, integrare ulteriori fonti informative e migliorare l’analisi descrittiva della popolazione dei beneficiari”.

Una quotazione per avvicinarsi agli standard internazionali

I dati positivi presentati dall’Istituto nazionale di statistica ben si accostano a una ricerca del Politecnico di Milano, condotta su 90 società emittenti di ExtraMOT. Come analizzato da Giancarlo Giudici, professore associato del Politecnico di Milano, l’emissione del bond ha comportato un aumento delle competenze sulle tematiche amministrative ed economico-finanziarie, ma anche di quelle relative all’internazionalizzazione e alla tecnologia. Inoltre, la quotazione ha dato la possibilità alle Pmi di avvicinarsi agli standard internazionali, alla managerializzazione del vertice aziendale e alla nascita di presidi per la gestione dei rischi e dei conflitti. E l’occupazione? 55 imprese hanno assunto nuovo personale per arricchire le proprie competenze nell’ambito della finanza, dell’amministrazione e del controllo. Resta però una domanda, secondo Giudici: “Ho assunto, ma ho assunto meglio?”. L’11% registra un miglioramento nell’attrattività del personale, una percentuale non particolarmente elevata ma da tenere sotto controllo, se si considera che le imprese quotate riescono, ad esempio, ad attrarre molti più manager.

Manca l’educazione finanziaria

Nonostante i vantaggi evidenziati, in molti casi l’apertura di mercato è vista come un potenziale rischio di mercato. “È importante aiutare le aziende a capire quale può essere il cambio di rotta – chiosa Pietro Poletto, global head of fixed income products di Borsa Italiana – Purtroppo all’estero abbiamo ancora il retaggio della pizza e mandolino, non partiamo mai ‘zero a zero palla al centro’ ma sempre con due punti di penalizzazione. Quindi noi di Borsa riteniamo di voler mettere a comune con la nostra expertise il nostro network internazionale, anche per aiutare il tessuto industriale a fare di più, e utilizzare il nostro network come volano di crescita”.

Manca dunque un’educazione finanziaria, soprattutto nel meridione: a livello regionale c’è un vero e proprio “gap culturale”, che vede primeggiare nel senso opposto la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Friuli. “Bisogna continuare nell’educazione, nell’essere aperti e strutturati per poter competere con le altre aziende”, continua Poletto che conclude: “Vogliamo mettere a fattor comune con gli stakeholder l’obiettivo di internazionalizzare il mercato ed esportare le eccellenze del nostro paese in giro per il mondo”.

Rita Annunziata
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