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Boom di startup agroalimentari: +52%

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

05 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • L’Italia ha 63 startup agrifood e 16 sostenibili. Queste si concentrano sull’offrire soluzioni di agricoltura di precisione e piattaforme per gestire le eccedenze di cibo

  • A livello internazionali le startup sostenibili hanno raccolto complessivamente due miliardi di dollari tra il 2013 e il 2018. Calamita per gli investimenti, gli Usa

Negli ultimi anni le startup hanno preso sempre più piede. Il settore agroalimentare è diventato un punto di riferimento per molte nuove realtà, tanto che negli ultimi cinque anni c’è stata una crescita del 52% nel settore agrifood

Boom di startup agroliamentari. Negli ultimi cinque anni c’è infatti stata una crescita del 52%, nel campo delle startup a livello globale. Secondo i risultati dell’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano* presentata questa mattina al convegno “La filiera agroalimentare si muove e cambia pelle: circolarità, prossimità e packaging degli alimenti”, i paesi con la più alta densità di startup agrifood sostenibili sono Israele (49, di cui il 71% sostenibili), Svizzera (43, di cui il 40% sostenibili) e Indonesia (24, di cui il 38% sostenibili). Solo il 39% delle startup sostenibili internazionali è stato finanziato, per un totale di due miliardi di dollari di finanziamenti raccolti, ma gli investimenti medi per startup sono in crescita dai 2,4 milioni di dollari di un anno fa ai 6,1 milioni attuali. L’Italia, con 63 startup agrifood e 16 sostenibili (il 25%), offre soluzioni di agricoltura di precisione e piattaforme per gestire le eccedenze, ridurre gli sprechi e promuovere i prodotti locali, presenta un mercato ancora fermo, con appena 1,8 milioni di dollari di finanziamenti complessivi e in media 400 mila dollari per startup.

“Nel 2018 il sistema agroalimentare ha vissuto un grande fermento innovativo come risposta alla necessità di ridurre lo spreco di cibo – afferma Alessandro Perego, direttore del dipartimento di ingegneria gestionale e responsabile scientifico dell’Osservatorio-. Sono raddoppiate le startup che si possono definire sostenibili e che propongono modelli di business circolari per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Nel confronto internazionale, il mercato italiano appare fermo, ma anche in Italia non mancano casi di successo e spunti di innovazione che fanno ben sperare per il futuro”.

Gli Usa primi per attrarre investimenti

Le startup sostenibili internazionali hanno raccolto complessivamente due miliardi di dollari tra il 2013 e il 2018, con una media di 6,1 milioni di dollari per startup (quasi tre volte maggiore rispetto al dato dello scorso anno, 2,4 milioni di dollari). Le startup statunitensi sono prime per capacità di attrarre investimenti, per un totale di 1,4 miliardi di dollari, in media 8,7 milioni di dollari per startup. L’Europa raccoglie in totale 318 milioni di dollari di finanziamenti, ma arretra sul fronte finanziamenti medi con appena 3,4 milioni di dollari, contro i 6,6 milioni raccolti mediamente dalle startup asiatiche (il doppio del 2017), che complessivamente hanno ricevuto 293 milioni di dollari.

Secondo il report, quasi metà delle startup sostenibili analizzate sono service provider.  Forniscono dunque software e app per analisi dati, servizi di consulenza a supporto delle attività agricole e piattaforme marketing e retail per facilitare l’accesso al mercato di piccoli produttori. Seguono i technology supplier (166 startup, 20% del campione), che forniscono tecnologie per l’agricoltura di precisione per incrementare la produttività e la resilienza dei raccolti, e le nuove aziende che si occupano di food processing (91 startup sostenibili, 11%), dove prevalgono cibi proteici e alternativi a quelli tradizionali, per garantire a tutti cibo salutare e nutriente e a minor impatto ambientale.

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