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Azionariato monocolore per le small cap italiane

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Francesca Conti
Francesca Conti

01 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nelle small cap italiane si registra la presenza di un azionista con una partecipazione superiore al 50% più elevata su Aim e Mta rispetto a Star

  • Le società Aim sono 103, per una capitalizzazione di 7,4 miliardi di euro a metà giugno 2018

  • Tra i fattori che impattano sulla qualità del board, secondo gli investitori, ci sono l’esperienza di settore e l’esperienza come membro del cda di una quotata, oltre che le capacità di investor relations

Secondo lo studio di Consob e Ir Top Consulting, le small cap italiane mostrano un’alta concentrazione degli assetti proprietari, ma anche una forte diversificazione in termini di governance e trasparenza

In Italia le società quotate con una piccola capitalizzazione – le cosiddette small cap – sono caratterizzati daassetti proprietari fortemente concentrati, ma anche un’elevata diversificazione in termini di governance e trasparenza dei dati societari. È la fotografia di queste realtà scattata dall’Ufficio Studi Economici di Consob in collaborazione con l’Osservatorio Aim, centro di ricerca e analisi sulle Pmi quotate, realizzata nel periodo settembre 2018-febbraio 2019.

L’analisi confronta i profili di governance e trasparenza delle società di minori dimensioni quotate sul Mercato Mta e delle società negoziate su Aim Italia. Le società Mta includono72 emittenti Star e 88 emittenti di minori dimensioni appartenenti all’Indice Ftse Italia Small Cap o non inclusi in alcun indice, la cui capitalizzazione rappresenta il 10,5% della capitalizzazione complessiva di mercato a fine 2017. Le società Aim sono 103, per una capitalizzazione di 7,4 miliardi di euro a metà giugno 2018.

Per le small cap quotate su Star, Mta e Aim, lo studio rileva innanzitutto assetti proprietari concentrati, con la presenza di un azionista con una partecipazione superiore al 50% più elevata su Aim e Mta rispetto a Star. Vi è inoltre una percentuale di investitori istituzionali con quote rilevanti (>5%) superiore in Aim. La composizione dei cda mostra maggiori divergenze tra i mercati, con boards delle società Mta più numerosi, una maggiore incidenza di amministratori indipendenti e una presenza femminile più elevata.

Rispetto invece al tema della trasparenza, nei primi nove mesi del 2018 la pubblicazione di comunicati price-sensitive ha interessato maggiormente gli emittenti Aim, mentre la disclosure volontaria risulta più frequente sull’Mta.Il 35% delle Star e il 32% delle società small cap, infatti, ha pubblicato un piano industriale contenente previsioni per il 2018 rispetto al 22% degli emittenti Aim. Le società che sono coperte da almeno un analista finanziario sono più frequenti nel gruppo Star, mentre rappresentano il 51% degli emittenti Aim. Di questi, il 62% ha la copertura del Nomad, il 23% dello Specialist, mentre il 15% solo di analisti diversi dal Nomad/Specialist.

Lo studio non ha solo raccolto i dati relativi a governance e trasparenza, ma ha anche condotto un’indagine su un target di portfolio manager per conoscere la loro opinione in merito a governance e trasparenza delle small cap. Nella survey investitori e aziende esprimono un giudizio positivo sugli effetti della coincidenza proprietà/gestione su analisi e delivery delle performance per quanto riguarda la trasparenza. Tra i fattori che impattano sulla qualità del board, la maggioranza degli investitori e delle società ha indicato l’esperienza di settore e l’esperienza come membro del cda di una quotata, oltre che le capacità di investor relations.

Relativamente alla voluntary disclosure, la qualità della comunicazione del piano industriale e dell’outlook dell’esercizio in corso è ritenuta buona per le Star, sufficiente per le Small Cap e insufficiente per le Aim. Al contempo,gli investitori indicano la presentazione di piani industriali, unitamente al mantenimento di un profilo di trasparenza costante sullo sviluppo del business nel corso dell’esercizio, tra i principali elementi in grado di rafforzare l’investor confidence verso le società di minore capitalizzazione. Secondo gli investitori, infine, la limitata coverage da parte degli analisti e il gap informativo rispetto alla disclosure resa dalle società quotate sul mercato regolamentato rappresentano i principali fattori di disincentivo all’investimento negli emittenti negoziati sull’Aim.

Francesca Conti
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