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Anche la finanza guarda al Black lives matter

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

14 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel settore statunitense dei servizi finanziari, i dipendenti di colore hanno circa la metà delle probabilità di essere promossi nelle posizioni di manager, senior manager o vicepresidente

  • L’8,9% delle società di hedge fund è gestito da minoranze etniche, come ispanici, neri, asiatici e nativi americani

  • Bank of America ha annunciato un miliardo di dollari di investimenti contro il razzismo

Le tensioni che hanno infiammato le principali piazze mondiali non hanno lasciato indifferente il mondo della finanza. Ma mentre alcuni hedge fund scendono in campo contro il razzismo, il cammino verso l’uguaglianza sembra essere solo all’inizio. Lo rivela uno studio della Wk Kellogg Foundation e McKinsey

L’interesse c’è, ma gli sforzi sembrano non essere ancora sufficienti. Sebbene gli studi dimostrino come l’uguaglianza razziale sul posto di lavoro sia correlata a performance migliori, il settore dei servizi finanziari risulta essere ancora indietro nel cammino contro le discriminazioni. Secondo un’analisi della Wk Kellogg Foundation e McKinsey, negli Stati Uniti la percentuale di persone di colore all’entry-level è circa del 40%, ma crolla decisamente se si considerano i membri dei Consigli di amministrazione (in questo caso nove persone su dieci sono bianche).

Per le donne di colore la situazione è ancor meno rosea. La proporzione di uomini bianchi presente in quello che viene definito “c-suite” è superiore del 112% rispetto all’entry-level, ma è inferiore del 30% per le donne bianche, del 60% per gli uomini di colore e del 90% per le donne di colore. “Istantanee – dichiarano i ricercatori – che dipingono un quadro desolante dello stato dell’uguaglianza razziale nel settore dei servizi finanziari”. Ma quali sono i fattori che determinano questi dati? Stando allo studio, bisogna considerare due elementi: la velocità con cui i dipendenti lasciano le aziende e la velocità con cui vengono promossi. Complessivamente, infatti, i tassi di abbandono che riguardano le persone di colore sono più elevati. Se si considera solo l’entry-level, un dipendente di colore ha 1,4 probabilità in più di lasciare una società rispetto a un dipendente bianco, anche se per i vicepresidenti i “tassi di abbandono si appiattiscono e sono simili a quelli dei dipendenti bianchi, tranne il caso dei dipendenti asiatici per i quali l’attrito rimane costantemente più elevato”. L’abbandono, continuano i ricercatori, sarebbe a sua volta legato a due fattori. Il 75% dei dipendenti neri al di sopra dell’entry-level dichiara di sentirsi “solo”, vale a dire di trovarsi spesso o quasi sempre a essere l’unica persona presente nella stanza con la propria origine razziale o etnica, una percentuale che cala al 40% nel caso dei latini, al 31% per gli asiatici e al 4% per i dipendenti bianchi. Inoltre, non mancherebbero delle microaggressioni, “piccoli atti di razzismo che, intenzionali o meno, segnalano mancanza di rispetto e di appartenenza”, che sembrano influenzare negativamente soprattutto gli uomini di colore.

Quanto invece ai tassi di promozione, secondo i ricercatori i dipendenti di colore hanno circa la metà delle probabilità di essere promossi nelle posizioni di manager, senior manager o vicepresidente. Le persone asiatiche, in questo contesto, sembrano cavarsela meglio, ma la probabilità di ulteriori promozioni diminuirebbe drasticamente in seguito. Nel complesso, dunque, circa il 40% dei dipendenti neri ritiene che la propria origine razziale abbia reso più difficile ottenere un aumento di stipendio o una promozione e contribuirà a renderlo sempre più complesso anche nel futuro. La pensano allo stesso modo il 27% dei dipendenti asiatici, il 10% dei latini e solo il 3% dei bianchi.

Hedge fund contro il razzismo

Se poi si considera solo l’industria degli hedge fund, gli ultimi dati di New Financial riportati da Il Sole 24 ore rivelano che a Londra i fund manager di colore nel 2018 erano soltanto 12, mentre negli Stati Uniti l’8,9% delle società di hedge fund è gestito da minoranze etniche, come ispanici, neri, asiatici e nativi americani. Eppure il mondo della finanza non è rimasto indifferente alle tensioni che negli ultimi mesi hanno infiammato le principali piazze mondiali. Secondo quanto riportato dal quotidiano, l’ultimo a esporsi sul tema è stato Chris Rokos che ha promesso di utilizzare una parte dei fondi della sua società di gestione per fronteggiare la problematica. Ma si ricordano anche le iniziative di Morgan Stanley e Wells Fargo, interessate a incrementare il numero di manager neri, Goldman Sachs che è impegnata a una maggiore formazione contro i pregiudizi, JpMorgan Chase che ha implementato una politica di rescissione dei rapporti con i clienti che adottano comportamenti razzisti nei confronti dei dipendenti dell’istituto, e Bank of America che lo scorso 2 giugno ha annunciato un miliardo di dollari di investimenti contro il razzismo.

Sul fronte delle startup e della diversità in senso più ampio, infine, un’analisi di Ilene H. Lang e Reggie Van Lee diffusa dall’Harvard business review rivela che diversi business angel come Golden Seeds, Plum Alley e Astia stiano fornendo capitali a fondatrici a elevato potenziale. Inoltre, Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno avviato acceleratori per donne e imprenditori multiculturali, e di recente Andreesen Horowitz e SoftBank hanno annunciato fondi per imprenditori di colore.

Rita Annunziata
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