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Aim, dai pir alternativi un’ulteriore spinta alla crescita

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

30 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Negli ultimi cinque anni il controvalore medio giornaliero è cresciuto del 79%

  • Secondo Anna Lambiase di Ir Top Consulting, nel prossimo triennio si potrebbe arrivare ad almeno 200-220 società quotate

  • “Il debito non è sufficiente da solo a far crescere l’economia, ma è importante anche un’attenzione al capitale di rischio”, aggiunge l’esperta

Negli ultimi cinque anni l’efficienza del mercato Aim in termini di governance, liquidità e trasparenza ha conosciuto un deciso miglioramento. Secondo Anna Lambiase di Ir Top Consulting, dai pir alternativi potrebbe arrivare un’ulteriore spinta alla crescita. Proposta al governo una proroga del credito d’imposta per i costi di Ipo

Le piccole dell’Aim non sono rimaste immuni allo shock pandemico, ma il trend positivo degli ultimi anni potrebbe trovare conferma in una chiusura dell’anno con il segno più. Secondo l’Osservatorio Aim elaborato dall’ufficio studi interno di Ir Top Consulting, negli ultimi cinque anni il controvalore medio giornaliero è cresciuto del 79%, passando da 47mila euro nel 2015 a 84mila euro nel 2020. Ma non solo. We Wealth ha raccolto le attese sull’andamento del mercato nel breve e nel lungo termine insieme ad Anna Lambiase, fondatore e cio dell’advisor finanziario.

“Rispetto ai mesi di lockdown la liquidità è già in ripartenza – spiega – A meno che non sopraggiungano altre tematiche incontrollabili, entro la fine dell’anno stimiamo un numero di nuove quotazioni tra 10-15 Ipo, con una grande attenzione da parte delle società tecnologiche (che rappresentano il 19% del mercato Aim Italia, ndr)”. Nel 2019, infatti, il mercato alternativo del capitale composto delle piccole e medie imprese italiane ad alto potenziale di crescita ha guadagnato il titolo di primo hub finanziario europeo tra i mercati non regolamentati per nuove Ipo, raccogliendo il 26% del totale delle quotazioni. Ma l’emergenza epidemiologica ha posto un freno al settore, che ha registrato solo tre Ipo dall’inizio dell’anno fino al 23 luglio 2020, contro le 18 società dello stesso periodo dello scorso anno, con una raccolta di capitali pari a 30 milioni di euro.

Nel 2019 il giro d’affari complessivo del mercato Aim Italia era pari a 5,6 miliardi di euro, con 127 società quotate, una crescita media dei ricavi del 17% rispetto al 2018 (che ha riguardato il 77% delle imprese) e dell’Ebitda del 10,2%. La capitalizzazione, invece, sfiorava i 5,8 miliardi di euro e la raccolta Ipo era pari a 3,9 miliardi, oltre alla raccolta da mercato secondario di 920 milioni per un totale di 4,8 miliardi.

Nel quinquennio 2015-2020, inoltre, secondo l’analisi di Ir Top Consulting sono migliorati i principali parametri standard di corporate governance: il 98% delle società gode di almeno una componente indipendente nel board, in crescita di sette punti percentuali rispetto al 2015, e il 61% registra almeno una quota rosa nel consiglio di amministrazione (in questo caso la crescita è di 19 punti percentuali). Crescono anche i giorni con scambi (+15% nel 2020 rispetto al 2015) e migliora la trasparenza, tra comunicati stampa su attività aziendali e sviluppo del business, disclosure sulle operazioni straordinarie e informative periodiche aggiuntive.

Anche gli investitori istituzionali hanno riconosciuto le potenzialità del mercato, passando da 80 nel 2015 a 109 nel 2020, con un investimento complessivo di circa 570 milioni di euro (il 9% della capitalizzazione del mercato). I primi tre player per valore di investimento sono Banca Mediolanum (69 milioni di euro investiti), Azimut Holding (61 milioni) e Julius Bar Gruppe (49 milioni), “un segnale di fiducia verso il mondo delle pmi italiane quotate”, spiega la Lambiase. Ma cosa dobbiamo aspettarci nel lungo termine?

“Nel breve termine una spinta alla crescita lato capitale potrebbe venire dai pir alternativi. Quanto al lungo termine, negli ultimi anni le quotazioni hanno segnato dei record grazie agli incentivi sui costi di quotazione (il credito d’imposta fino a un importo di 500mila euro per il 50% dei costi complessivamente sostenuti, ndr). Qualora nel prossimo triennio venissero rinnovati, potrebbero rappresentare un ulteriore impulso alla crescita del mercato, arrivando ad almeno 200-220 società quotate”.

Ma non mancheranno alcuni ostacoli lungo il percorso. “Nel breve termine il tema covid presenta ancora qualche incertezza. È evidente che questo periodo non è stato positivo per i processi di quotazione e per i risultati delle aziende, che perderanno nel bilancio almeno tre o quattro mesi. Ma anche una mancata definizione degli incentivi fiscali per favorire le aziende nel processo di quotazione e, in generale, l’educazione finanziaria degli imprenditori che spesso non conoscono questi strumenti alternativi, non sono da sottovalutare”.

Il debito, conclude l’esperta, non è sufficiente da solo a far crescere l’economia, ma è importante anche un’attenzione al capitale di rischio. “Crediamo che questo strumento finanziario per le piccole e medie imprese sia il veicolo adeguato per la rinascita post-covid di molti settori, che possono trovare nel capitale di rischio un’alternativa per progetti di sviluppo, crescita all’estero, innovazione, e una reale ripresa”.

Rita Annunziata
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