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Aggregazioni di imprese familiari in seguito all’emergenza covid

Aggregazioni di imprese familiari in seguito all’emergenza covid

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Francesco Nobili
Francesco Nobili

20 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Per favorire il reperimento di capitali e competere in maniera più efficiente sul mercato, il covid potrebbe far riflettere gli imprenditori sull’opportunità di aggregare le proprie imprese. Mancano però, almeno in parte, agevolazioni fiscali che incentivano in maniera importante queste operazioni

Il covid, oltre agli effetti sulla salute e a quelli economici di carattere generale, potrebbe, più di quanto è avvenuto finora, far riflettere gli imprenditori sull’opportunità di aggregare le proprie imprese per competere in maniera più efficiente sul mercato e per favorire il reperimento di capitali. Ci si riferisce, in particolare, non solo a operazioni di acquisizione ma anche a vere e proprie aggregazioni in seguito alle quali tutti gli imprenditori coinvolti rimangono nella compagine sociale con percentuali definite in funzione della valorizzazione attribuita alle società oggetto di aggregazione.

Le aggregazioni possono avvenire secondo varie modalità e possono riguardare l’intera società o una parte di questa. Ad esempio: fusione tra la società A e la società B con attribuzione ai soci di A e B di azioni/quote nella società risultante dalla fusione; la società A scinde un ramo di azienda a favore della società B, che aumenta il capitale attribuendo azioni o quote ai soci della società A; la società A e la società B conferiscono dei rami di azienda in una newco diventando soci di quest’ultima. L’aggregazione può anche avvenire “carta contro carta” mediante operazioni di conferimento di quote/azioni. I soci della società A e della società B conferiscono le azioni/quote in una newco: in seguito al conferimento la newco detiene le azioni/quote di A e B ed è detenuta a sua volta dai soci che possedevano le azioni/quote di A e B prima del conferimento.

In genere le operazioni di aggregazione sono fiscalmente neutrali in applicazione di espresse previsioni del Tuir: articoli 172 (fusioni), 173 (scissioni) e 176 (conferimenti di azienda). Anche i conferimenti di partecipazioni, al verificarsi di determinate condizioni, possono essere effettuati senza costi fiscali (si vedano gli articoli 175 e 177 Tuir). Mancano invece, almeno in parte, agevolazioni fiscali che incentivino in maniera importante le aggregazioni. Come detto, infatti, tali operazioni sono fiscalmente neutrali e quindi eventuali maggiori valori contabili che emergono (ad esempio, il disavanzo di fusione o di scissione o i maggiori valori iscritti dalla società conferitaria che riceve l’azienda in conferimento) non assumono di regola rilevanza fiscale.

Il riconoscimento fiscale (cosiddetto affrancamento) che consente, ad esempio, la deducibilità degli ammortamenti, può avvenire solo con il pagamento di imposte sostitutive non particolarmente incentivanti (in genere, dal 12% al 20%) e con effetto di norma differito. Si segnala peraltro che, in presenza di tassi di interesse non elevati come quelli attuali, un’analisi approfondita sull’opportunità di affrancare può risultare opportuna, soprattutto con riferimento ai beni immateriali. Tra l’altro, nella situazione attuale di crisi, non risulta particolarmente incentivante pagare un’imposta sostitutiva a fronte di benefici futuri incerti (può infatti avvenire che negli esercizi post aggregazione non si realizzino redditi imponibili). Da qui l’opportunità di introdurre nuove agevolazioni (più convenienti) per le operazioni di aggregazione che prevedano aliquote di affrancamento ridotte o addirittura l’affrancamento gratuito fino a un certo importo, analogamente a quanto già previsto dal cosiddetto bonus aggregazioni applicabile all’integrazione tra società “terze” (importo massimo attualmente affrancabile pari a 5 milioni di euro).

In considerazione delle incertezze economiche di cui si è detto, ancor più incisivo sarebbe un intervento che accordi alle società che effettuano operazioni di aggregazione un credito di imposta (immediatamente spendibile) e non il riconoscimento di maggiori valori fiscali (efficienti solo in presenza di redditi imponibili futuri).

Francesco Nobili
Francesco Nobili
Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1990 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 1995. È specializzato in aspetti fiscali e societari relativi alle operazioni nazionali e internazionali di riorganizzazione aziendale e alla successione d’azienda. È autore di diverse pubblicazioni e relatore a vari convegni. Fa parte dei gruppi "Fisco" e "Fisco internazionale" di Confindustria..
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