PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

2019, frenano le richieste di valutazione dei crediti delle imprese

2019, frenano le richieste di valutazione dei crediti delle imprese

Salva
Salva
Condividi
Redazione We Wealth
Redazione We Wealth

02 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Le richieste di valutazione ( e rivalutazione) dei credi delle imprese italiane risulta essere in calo del 3,1% rispetto al 2017

  • Il calo ha riguardato sia le società di capitali sia le imprese individuali

     

Secondo gli ultimi dati elaborati dal Crif, l’importo medio richiesto risulta essere ai minimi degli ultimi sei anni

 

Frenano le richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti delle imprese italiane. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Sistema di informazioni creditizie (Crif), dopo un 2018 caratterizzato da una lieve crescita (+4,1%), i dati del primo trimestre dell’anno evidenziano un calo del -3,1%, rispetto al 2017.

L’analisi mostra come ci sia stato un calo sia dal lato società di capitali (-1,9%) sia per imprese individuali (-4,9%). L’incertezza dell’andamento del Pil, la probabile contrazione dell’attività economica e il peggioramento degli indicatori di fiducia potrebbero aver spinto le imprese italiane ad adottare un approccio attendista in questo primo scorcio d’anno.

Viene inoltre evidenziato come sia in calo anche l’importo medio richiesto. Nel primo trimestre dell’anno si attesta infatti a 63.005 euro, nell’aggregato di imprese individuali e società (a livello di intero anno 2018 era risultato pari a 68.301 euro, seppur in flessione rispetto al 2017).

Nello specifico, le imprese individuali hanno mediamente richiesto 29.104 euro, con una contrazione del -8,2%, contro gli 85.860 euro delle società (-1,1% rispetto al primo trimestre 2018).

Analizzando il dato relativo al primo trimestre di ogni anno, per entrambi i segmenti si tratta dell’importo medio più basso degli ultimi sei anni. Per quanto riguarda la distribuzione per classi di importo, nel primo trimestre 2019 quasi un terzo del totale delle richieste (il 33,4% del totale, per la precisione) si colloca nella fascia al di sotto dei 5.000 euro in virtù del peso preponderante delle richieste presentate da ditte individuali e micro imprese. Per altro il dato risulta in lieve diminuzione (-0,5 punti percentuali rispetto) rispetto allo stesso periodo del 2018.

Aumentano invece le richieste di importo compreso tra 10.001 e 50.000 euro, che complessivamente raggiungono una quota pari al 36,2% del totale (+1 punto percentuale rispetto al primo trimestre dello scorso anno). Le richieste al di sopra dei 50.000 euro, tipicamente presentate da imprese più strutturate e di dimensione maggiore, rappresentano un quinto del totale.

Dopo un 2018 che si era chiuso positivamente, il I trimestre dell’anno segna un rallentamento del numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane. La performance negativa del comparto potrebbe essere riconducibile anche all’incertezza che regna sulle prospettive dell’economia nel suo  complesso, spiegando l’approccio cauto da parte delle imprese, che potrebbero essere indotte a rinviare gli investimenti a momenti più favorevoli – commenta Simone Capecchi, executive director di Crif. –  D’altra parte vedremo se la recente entrata in vigore della tanto attesa riforma del Fondo di garanzia e dell’operazione a rischio tripartito potrà dare un nuovo impulso al credito e, quindi, al sistema Paese nel suo complesso grazie al fatto che le imprese potranno accedere al credito a condizioni agevolate”.

“Nella nuova era dell’open banking gli istituti di credito avranno l’opportunità di sfruttare le nuove tecnologie e il patrimonio informativo disponibile per agire sulle due principali direttrici del credito: conquistare le imprese migliori sul territorio di pertinenza e gestire al meglio quelle già affidate. Il tutto attraverso un mix di strumenti per la valutazione del rischio e per la gestione pro-attiva della relazione di business basato sulla proposizione di servizi a valore aggiunto in grado di rispondere sempre meglio alle specifiche esigenze di ogni singola impresa” – conclude Capecchi.

Redazione We Wealth
Redazione We Wealth
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Imprese e startup Italia