PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Usa-Cina, Wall Street al delisting di 500 derivati cinesi

Usa-Cina, Wall Street al delisting di 500 derivati cinesi

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

11 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Goldman, Morgan Stanley e Jp Morgan si apprestano al delisting di 500 (484 per la precisione) prodotti derivati quotati a Hong Kong, simbolo dei tafferugli Usa-Cina dell’era trumpiana

  • I derivati saranno sospesi dalle negoziazioni il 25 gennaio. Fino al 22 gennaio, gli investitori potranno rivendere i prodotti alle banche, ma non potranno acquistarli

  • La Borsa di Hong Kong sta collaborando per i buyback, in modo da facilitare un delisting ordinato. Tuttavia «questo tipo di incertezza non è certo attraente per nessun investitore di lungo termine»

  • Goldman Sachs, Citigroup e JPMorgan sono pronte a sospendere tutti i contributi ai partiti politici americani, andando ad allungare la lista di coloro che hanno deciso di tagliare le donazioni all’indomani dell’occupazione del Campidoglio

Dall’11 gennaio 2021 entra in vigore l’ultimo e più aggressivo atto legislativo di Trump contro la Cina: stop agli investimenti in società sospettate di legami con l’esercito. I colossi Goldman Sachs, Morgan Stanley e Jp Morgan accorrono, delistando 500 prodotti. Ma potrebbe essere l’ultima volta che società di tale calibro si piegano ai capricci della politica americana: dopo i disordini di Capitol Hill, le grandi banche si apprestano a tagliare i finanziamenti ai partiti

Il regno di Trump è agli sgoccioli, ma il suo ordine esecutivo di de-investimento verso la Cina è appena entrato in vigore. Il magnate sta utilizzando le sue ultime ore di potere per usare il pugno duro contro Pechino. A farne le spese, gli investimenti nelle società cinesi sospettate di legami (forniture) con l’esercito. 35 le società nella lista nera, tra cui il più grande produttore di chip della Cina, oltre a società del settore dell’energia, dell’aviazione, dei trasporti e della tecnologia.

Goldman, Morgan Stanley e Jp Morgan si apprestano al delisting di 500 (484 per la precisione) prodotti derivati quotati a Hong Kong, simbolo dei tafferugli Usa-Cina dell’era trumpiana. È il colpo di coda di Trump contro Pechino. Le restrizioni trumpiane riguardano anche i pagamenti effettuati negli Usa con le app WeChat, Alipay, Tencent QQ Wallet. Potrebbe sembrare bizzarro, ma negli Stati Uniti vive una folta comunità di cinesi espatriati che si avvale di questi mezzi di pagamento e trasferimento di denaro.

In sede separata, le tre banche di investimento statunitensi hanno dichiarato che gli strumenti come warrant e callable bull/bear contracts, saranno sospesi dalle negoziazioni il 25 gennaio. Fino al 22 gennaio, gli investitori potranno rivendere i prodotti alle banche, ma non potranno acquistarli.

Le tre grosse banche in realtà si erano già mosse in senso contrario alla Cina. È di qualche giorno fa infatti la decisione di rimuovere dall’Msci le telecom statali cinesi dai benchmark azionari di riferimento, proprio in vista dell’effettività della decisione di Donald Trump.

La mossa Usa rischia però di essere solo un’increspatura. Il mercato dei prodotti strutturati di Hong Kong è infatti il maggiore al mondo, constando di oltre 12.000 prodotti quotati. È anche vero però che il maggior fondo dell’ex città-Stato ha fatto sapere di non voler più investire in società sanzionate dagli Usa.

La Borsa di Hong Kong sta collaborando per i buyback, in modo da facilitare un delisting ordinato. Tuttavia la misura del presidente uscente si è tirata addosso molte critiche, sia dal mondo legale che da quello finanziario. Manager e investitori la considerano frettolosa e confusionaria. In particolare, Deepak Puri, chief investment officer per le Americhe di Deutsche Bank Wealth Management, affida al Ft queste parole: «Questo tipo di incertezza non è certo attraente per nessun investitore di lungo termine, specialmente se è interessato alle compagnie cinesi della telecomunicazione».

Sempre sul fronte grandi banche e politica, Goldman Sachs, Citigroup e JPMorgan sono pronte a sospendere tutti i contributi ai partiti politici americani. Le società vanno ad allungare la lista di coloro che stanno riconsiderando le loro scelte sulle donazioni all’indomani dell’occupazione del Campidoglio. Questo lo stato delle decisioni, secondo Bloomberg: Goldman sta ancora formulando il piano. JPMorgan sta pianificando una sospensione di sei mesi sia per i repubblicani che per i democratici. Citigroup infine ha annunciato allo che intende interrompere temporaneamente tutti i contributi politici in corso.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.
ALTRI ARTICOLI SU "Società e Istituzioni"
ALTRI ARTICOLI SU "Cina"
ALTRI ARTICOLI SU "Azionari internazionali"