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Unicredit, l’ombra di Monte Paschi sull’uscita di Mustier

Unicredit, l’ombra di Monte Paschi sull’uscita di Mustier

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

30 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il ceo lascerà il suo ruolo ad aprile 2021, dopo aver assicurato una transizione stabile e ordinata del cda. Molti i nomi che si rincorrono per la successione

  • «La strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del Consiglio di amministrazione»

  • Intanto, la pioggia di vendite del titolo ha fatto bruciare a Unicredit un miliardo di capitalizzazione di Borsa. Investitori e analisti sono scettici sull’uscita di scena di Mustier

Le divergenze strategiche con Pier Carlo Padoan lo lasciavano supporre. Jean Pierre Mustier lascerà dopo cinque anni la guida di Unicredit. E si profila, sempre più vicina, la fusione con Mps

Che la permanenza di Jean Pierre Mustier nel grattacielo di Unicredit dipendesse dalla questione Monte Paschi non era un mistero. L’amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti in più occasioni pubbliche si era detto contrario ad operazioni di m&a. Anzi. Era nelle intenzioni di Mustier scindere da quelle italiane le attività estere di Unicredit, per quotarne il 50% a Francoforte. Per questo non sorprende l’annuncio che il ceo lascerà il suo ruolo ad aprile 2021, dopo aver assicurato una transizione stabile e ordinata del cda.

Molti i nomi che si rincorrono. Da Matteo Del Fante (ad di Poste) a Diego De Giorgi (ex capo dell’investment banking di Bank of America), passando per Marco Morelli (ex ceo Mps, ora in Axa Investments), oppure Fabio Gallia (Bnl). Anche Victor Massiah, ex ceo di Ubi, figurerebbe fra i papabili. Tra le risorse interne, il faro è puntato su Carlo Vivaldi (co-chief operating officer) e Francesco Giordano (co-ceo di Western Europe). Il prossimo cda di mercoledì 2 dicembre dovrebbe dare il via alla formalizzazione della nuova lista dei consiglieri in vista del rinnovo dell’assemblea del prossimo aprile.

Mustier lascia Unicredit, divergenze inconciliabili nel segno di Monte Paschi

Affida a una nota ufficiale le sue parole, il ceo uscente. «Innanzitutto desidero ringraziare tutti i colleghi del gruppo per il loro straordinario impegno negli ultimi anni. Insieme abbiamo realizzato con successo il piano Transform 2019. Di conseguenza, siamo in una posizione forte per continuare a supportare i nostri clienti e le comunità in tutti i nostri paesi restando un vero gruppo pan-Europeo vincente».

E’ però emerso negli ultimi tempi «che la strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti non sono più in linea con l’attuale visione del Consiglio di amministrazione. Di conseguenza ho preso la decisione di lasciare il gruppo alla fine del mio mandato ad aprile 2021, in modo da consentire al Consiglio di definire la strategia futura».

Infine, Mustier si dice «orgoglioso di ciò che abbiamo raggiunto e di quanto realizzato in così poco tempo».

Unicredit brucia in Borsa un miliardo di capitalizzazione sui timori di un’uscita di Mustier

La pioggia di vendite arrivata in giornata (30/11/2020) sul titolo ha fatto capire che gli investitori (per la gran parte stranieri) sono scettici sull’uscita di scena di Mustier e su una fusione Monte Paschi-Unicredit. Il titolo a Piazza Affari affonda del 5%: un miliardo di capitalizzazione di Borsa. Nella stessa giornata – quella che chiude il miglior mese di sempre per le borse – Mps chiude le contrattazioni a +3%, dopo essere stato sospeso per eccesso di rialzo (+6,38% teorico) nella mattinata. Anche gli analisti non sono entusiasti della prospettiva “fusione”.

Gli analisti, fra neutrali e contrari

I “neutri”

“Se l’amministratore delegato se ne andasse, il mercato lo prenderebbe molto negativamente”. Il motivo è che “gli riconosce il merito di aver semplificato la banca e avviato un elevato derisking nell’ultimo quadriennio”, sottolinea Beremberg. Citi dal canto suo considera la «ristrutturazione su larga scala effettuata da Mustier» un fattore «chiave» per il successo della banca».

Equita invece fa sapere che una fusione con Mps «potrebbe rivelarsi neutrale sotto il profilo del rischio e del capitale per Unicredit solo in caso di pieno riconoscimento delle attività fiscali differite di entrambe le banche, circa 3,6 miliardi di euro ciascuna, oltre che con un aumento di capitale di Siena nell’ordine di 2,5 miliardi di euro, uno scenario difficilmente realizzabile sotto il profilo politico». Tale ipotesi «potrebbe rivelarsi neutrale sotto il profilo del rischio e del capitale per Unicredit solo in caso di pieno riconoscimento delle attività fiscali differite di entrambe le banche (circa 3,6 miliardi ciascuna) oltre che con un aumento di capitale di B. Mps di 2,5 miliardi, uno scenario difficilmente realizzabile sotto il profilo politico», conclude Equita. Mediobanca Securities si mantiene neutrale su Unicredit, «in quanto vediamo il ritorno del capitale come una possibilità remota nel breve termine».

I “contrari”

Per Banca Akros «l’eventuale partenza di Mustier aumenterebbe la probabilità che UniCredit rilevi Mps riducendo al contempo la probabilità che la banca continui la strategia dichiarata di aumentare i dividendi e i riacquisti di azioni una volta che la Bce lo consentirà. In questo scenario i dettagli per l’eventuale l’acquisizione del Monte «saranno fondamentali per valutare se la posizione patrimoniale di UniCredit sarà al riparo dai rischi attuali e futuri».

Gli analisti di Credit Suisse sono netti: se Unicredit resterà da sola sarà «più attraente», con il suo «eccesso di capitale a servizio di cedola e buyback rispetto ad operazioni di m&a». Goldman Sachs mette in guardia da qualunque tipo di «politicizzazione del processo Mps». In tal caso, «un accordo non sarebbe in effetti neutrale dal punto di vista del capitale. In alternativa, si tratta solo di una pianificazione della successione». Concorde con Goldman è Santander. Una forzatura all’uscita di Mustier «potrebbe essere vista come una costrizione per Unicredit ad un accordo sulla base di pressioni politiche». E il mercato lo giudicherebbe «un rischio negativo».

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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