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Unicredit, Mustier non sa più come dirlo: “Nessuna M&A in vista”

Unicredit, Mustier non sa più come dirlo: “Nessuna M&A in vista”

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Livia Caivano
Livia Caivano

06 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2019 Unicredit registra utili per 3,4 miliardi, superiori alle attese di 3,1 miliardi. E il titolo corre in Borsa

  • Escluse operazioni di M&A fino al 2023

All’indomani dell’annuncio della cessione di circa 100,7 miliardi di azioni ordinarie della società turca Yapı, l’ad di Unicredit ribadisce: “Per noi conta più la trasformazione che l’integrazione”. Nella giornata, anche la pubblicazione dei risultati, in linea con gli obiettivi del piano Transform2019. L’utile superiore alle attese mette le ali al titolo

“Nessun M&A all’orizzonte, non so più come dirlo, lo posso cantare”. Lo ha ribadito ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier, durante la conferenza stampa sui dati di gruppo del 2019, che hanno evidenziato utile superiori alle attese che hanno fatto volare il titolo a Piazza Affari.

“Preferiamo share buy-backup e l’importante per il management del gruppo ora è focalizzarsi sulla trasformazione”. Perché tanta pressione sul tema delle acquisizioni? Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio Unicredit ha annunciato di aver completato con successo la procedura di accelerated bookbuilding per la cessione a investitori istituzionali di circa 100,7 miliardi di azioni ordinarie Yapı ve Kredi Bankası A.Ş., una società quotata alla Borsa di Istanbul. UniCredit manterrà una partecipazione diretta di 168.9 miliardi di azioni ordinarie, aventi ciascuna un valore nominale di 1 Kuruş, pari a circa il 20 per cento del capitale sociale della Società.

C’è poi la questione della cessione delle quote di Fineco e Mediobanca. “Dopo Yapi dobbiamo aspettarci altre vendite?”, è stata quindi la domanda che è stata posta all’ad. “Le prime sono state operazioni finanziarie: c’era un buon prezzo per vendere e l‘abbiamo fatto. Per Yapi abbiamo chiuso l’accordo di vendita e non ci aspettiamo altre transizioni se non qualche aggiustamento di portata non significativa”, ha risposto. E’ rimasto elusivo anche sulla questione del taglio di posti di lavoro nelle filiali italiane: “A breve inizieremo le discussioni con i sindacati italiani. Abbiamo già discusso con quelli tedeschi e austriaci. In ogni caso abbiamo sempre operato in maniera socialmente sostenibile”.

La giornata del 6 febbraio è stata dedicata anche e soprattutto alla celebrazione dei risultati di Gruppo: il piano Transform2019 si è infatti concluso con successo e, ha sottolineato il neo presidente Cesare Bisoni, “per la prima volta nella storia abbiamo centrato gli obiettivi, un risultato ancora più significativo se si considera la complessità del contesto in cui ci troviamo”. L’anno da poco concluso ha infatti registrato un utile consolidato sottostante di 4,7 miliardi per l’esercizio 2019 (+55,5% rispetto al 2018), base per la distribuzione del capitale (1,4 miliardi di dividendi cash e 0,5 miliardi in riacquisto di azioni proprie, ancora da sottoporre all’approvazione dell’assemblea degli azionisti). I ricavi sono stati pari a 18,8 milia,rdi di euro al di sopra della guidance di 18,7 miliardi; i costi pari a 9,9 miliardi, più bassi rispetto a quelli previsti da Transform 2019 (10,6 miliardi). “Abbiamo un solido stato patrimoniale con un Cet1 ratio al 13,09%, che già tiene conto della proposta di riacquisto delle azioni proprie. Considereremo un incremento della distribuzione di capitale al 50% per l’anno finanziario 2020, pagato nel 2021, e per il resto del piano. Come abbiamo già ribadito, preferiamo il riacquisto di azioni proprie, rispetto all’M&A. Ciò non è cambiato”, ha commentato Mustier in una nota.

Wealth management

Sul fronte della gestione patrimoniale poi, Jean Pierre Mustier ha le idee molto chiare: “Non vogliamo diventare proprietari di case prodotto o assicurazioni”. Sul fronte assicurativo, per non essere vincolati dall’arbitraggio regolamentare (“Il danish compromise non durerà per sempre”). Per quanto riguarda l’asset management, “perchè in questi settori o sei molto specializzato o molto grande, stare nel mezzo non va bene. Preferiamo lavorare con partnership, come già succede in Italia ma anche in Germania”.

Livia Caivano
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