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Intesa Sanpaolo lancia offerta su Ubi Banca

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

17 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Se l’operazione andrà in porto, nascerà il settimo gruppo bancario europeo per masse

  • Primo gruppo bancario italiano, Intesa detiene una fetta di mercato del 18% nei depositi e del 17% nel credito. Con posizioni di leadership in tutti i segmenti

  • Il gruppo di Ca’ de Sass avrebbe scelto Ubi per motivi di prossimità culturale e per la qualità della sua gestione

  • La dichiarazione ufficiale e integrale del ceo Carlo Messina

Carta contro carta è l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, giunta il 17 febbraio 2020, nella tardissima serata. Come tutti i colpi di scena

Carlo Messina ha preso una decisione che ha del clamoroso. Intesa Sanpaolo, primo gruppo bancario italiano, ha lanciato nella tarda serata del 17/02/2020 un’offerta pubblica di scambio su Ubi Banca, quarta banca italiana. Se l’operazione andrà in porto, nascerà il settimo gruppo bancario europeo per masse, in grado di conseguire utili consolidati stimati per più di sei miliardi nel 2022.

C’è un ulteriore dettaglio. Ca’ de Sass ha siglato anche un accordo con Bper, vincolato all’esito positivo dell’operazione con Ubi. In tal caso, Intesa cederà a Bper 400 – 500 filiali nel nord Italia.

I primi dettagli dell’offerta

Intesa offrirà 17 azioni proprie ogni 10 azioni di Ubi Banca. Il corrispettivo quindi dovrebbe attestarsi sui 4,25 euro per azione, contro i 3,33 della chiusura di Ubi al 14 febbraio, con un premio del 27,6%. La valorizzazione della quarta banca del Paese sarebbe quindi pari a 4,86 miliardi di euro.

In caso di distribuzione dei dividendi a valere sugli utili dell’esercizio 2019, il prezzo ufficiale delle azioni dell’offerente rilevato alla chiusura del 14 febbraio 2020 ex dividend (ossia rettificato per tenere conto del pagamento del suddetto dividendo) sarebbe pari a 2,310 euro.

Pertanto, in tale caso, il corrispettivo esprimerebbe una valorizzazione pari a 3,928 euro (con arrotondamento alla terza cifra decimale) per ciascuna azione dell’emittente. Incorporando dunque un premio del 22,6% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni dell’emittente ex dividend rilevato alla chiusura del 14 febbraio 2020 (pari a 3,203 euro).

Secondo indiscrezioni, la scelta di Intesa si deve all’affinità identitaria con la quarta banca del Paese e alla sua qualità gestionale.

Un colosso di dimensioni europee

Intesa è un colosso di dimensioni europee, con una capitalizzazione di mercato pari a circa 40 miliardi di euro. Il gruppo è leader in tutti i suoi segmenti di attività, dagli sportelli (3.800. All’estero sono circa 1000) al wealth management. Detiene inoltre una fetta di mercato del 18% nei depositi e del 17% nel credito. Quote destinate ad aumentare nel caso l’incorporazione di Ubi Banca si dovesse perfezionare.

Intanto, il gruppo di Ca’ de Sass scrive nella sua nota ufficiale che promuove l’Opa su Ubi per “consolidare ulteriormente, attraverso l’apporto della clientela e della rete dell’emittente, la propria leadership nel settore bancario italiano, dove opera con successo in tutti i segmenti di mercato”.

La dichiarazione integrale di Carlo Messina sull’operazione Intesa – Ubi

“L’operazione che annunciamo apre un nuovo capitolo della storia di questo gruppo. vogliamo unire due eccellenze del nostro sistema bancario – Intesa Sanpaolo e Ubi Banca – per dare vita a una nuova realtà leader nella crescita sostenibile e inclusiva”.

“Per prima cosa vorrei sottolineare i tratti distintivi di Intesa Sanpaolo. Siamo uno dei gruppi europei più solidi e profittevoli, frutto di numerose aggregazioni di successo e formato da oltre 90.000 persone che rappresentano il meglio del sistema bancario europeo. La nostra solidità ha generato significativi benefici per tutti i nostri stakeholders”.

“Abbiamo supportato le famiglie e le imprese italiane con una capacità di erogare credito che ci colloca ai primi posti in Europa. Abbiamo protetto i risparmi dei nostri clienti durante il periodo più difficile della crisi economica, e anche questo è stato possibile grazie alla forza del nostro bilancio. Come uno dei principali datori di lavoro del Paese abbiamo sempre tutelato l’occupazione”.

“Negli ultimi anni abbiamo lanciato uno dei più importanti programmi in Europa di attività a elevato impatto sociale e ambientale. Abbiamo realizzato tutto ciò continuando a garantire ai nostri azionisti un dividendo significativo e preservando il capitale. L’operazione che lanciamo oggi segna una innovazione rilevante nella nostra strategia degli ultimi anni. Siamo infatti convinti che nel nuovo scenario del sistema bancario europeo degli anni ’20 sia necessario guardare avanti e porsi nuovi obiettivi”.

“La nostra banca si è sempre distinta per lungimiranza. Lo abbiamo dimostrato nel 2011 quando, in anticipo rispetto al settore bancario, abbiamo lanciato un’operazione di rafforzamento del capitale. Una mossa vincente che ci ha consentito di soddisfare i nuovi criteri fissati dalla Bce e porre le fondamenta di un decennio di crescita che ci ha condotti sino a qui. Il nostro settore, a livello europeo, è entrato in una nuova fase che richiede maggiori dimensioni, una più ampia capacità di investire e l’adozione di un nuovo modello di finanza sostenibile”.

Un nuovo forziere per le masse italiane

“Grazie a questa operazione, la banca che nascerà dall’integrazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi potrà essere uno dei leader del sistema bancario europeo. L’ammontare degli impieghi sarà di circa 460 miliardi di euro“.

“Il risparmio che gli italiani affidano alla nuova banca supererà il valore di 1,1 trilioni di euro [mille miliardi e 100 milioni, ndr], i ricavi saranno pari a 21 miliardi di euro. Queste cifre esprimono tutta la forza dell’economia italiana, le capacità del nostro sistema imprenditoriale e la solidità del patrimonio delle nostre famiglie”.

Ubi, tra le banche di medie dimensioni del nostro Paese, è certamente quella meglio amministrata in termini di qualità del bilancio e impegno nei confronti dell’economia reale e della sostenibilità. Siamo convinti che il consigliere delegato e il management team di Ubi abbiano svolto un eccellente lavoro e possano avere rilevanti prospettive nel gruppo che nascerà da questa operazione”.

Intesa Sanpaolo, infatti, potrà rappresentare un fattore di accelerazione nel raggiungimento degli obiettivi appena annunciati nel piano industriale di Ubi”.

Un nuovo leader europeo

“Insieme creeremo un leader europeo che sarà in grado di:

  • raggiungere un utile netto di oltre 6 miliardi di euro nel 2022.
  • Distribuire ai propri azionisti dividendi elevati e sostenibili con la previsione di un dividendo per azione pari a 0,2 euro a valere sul 2020 e superiore a 0,2 euro a valere sul 2021.
  • Accelerare la riduzione dei crediti deteriorati senza costi per gli azionisti.
  • Confermare una elevata solidità patrimoniale, con un common equity ratio previsto a un livello superiore al 13%.

La trasformazione di Ubi

Grazie alla capacità reddituale e alla solidità patrimoniale la banca che nascerà dall’aggregazione fra Intesa Sanpaolo e Ubi potrà:

  • Garantire 30 miliardi di euro di credito aggiuntivo nei prossimi 3 anni a sostegno dell’economia italiana.
  • Aumentare da 50 a 60 miliardi le nuove erogazioni a favore della green economy e incrementare da 5 a 6 miliardi il plafond destinato a investimenti nella circular economy.
  • Portare da 1,25 a 1,5 miliardi la capacità erogativa del Fondo d’Impatto.
  • Puntare sull’ingresso di giovani nel nuovo gruppo grazie a un programma di 2.500 assunzioni, per promuovere il cambio generazionale e sostenere l’occupazione.
  • Portare da 11,5 a 13,5 milioni gli interventi a favore delle persone in difficoltà (distribuzione pasti, posti letto, indumenti, cibo) nei prossimi tre anni. Siamo convinti che questo sia un grande progetto nel quale due banche accomunate non solo dai modelli di business ma soprattutto dai valori di riferimento, potranno assicurare – grazie alle elevate qualità professionali delle oltre 110.000 persone che ne faranno parte – all’economia del nostro Paese una solida prospettiva di crescita sostenibile e inclusiva”.
Teresa Scarale
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