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Stress test, per in numero uno dell'Eba vanno ripensati

Stress test, per in numero uno dell'Eba vanno ripensati

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Francesca Conti
Francesca Conti

15 Novembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per Enria il problema maggiore è il lasso di tempo tra la pubblicazione dei risultati degli stress test da parte dell’Eba e l’attuazione degli aggiustamenti richiesti in risposta dalle autorità di vigilanza

  • In Italia la verifica riguarda 37 istituti di credito che totalizzano il 70% delle attività bancarie dell’area euro

Andrea Enria, presidente dell’Eba, è aperto a una discussione per ripensare al funzionamento degli stress test, ai quali sono sottoposte le banche europee. Secondo Enria, l’Europa risponde dopo troppo tempo ai risultati degli stress test, a differenza degli Stati Uniti dove ci sono misure di follow-up rapido

Gli stress test delle banche europee andrebbero “riprogettati”. Parola di Andrea Enria, presidente dell’Autorità bancaria europea (Eba), l’istituzione che insieme alla Banca centrale europea mette alla prova gli istituti del Vecchio Continente. Gli stress test sono “stati un importante contributo alla cassetta degli attrezzi delle autorità di vigilanza europee e hanno giocato un ruolo fondamentale nell’aumentare la trasparenza” sul profilo “di rischio delle banche”, tuttavia “non penso che abbiamo ancora raggiunto un risultato soddisfacente, in Europa come negli altri Paesi”, ha spiegato Enria in un discorso tenuto alla Banca centrale della Romania, secondo quanto riportano il Financial Times e alcuni media internazionali.

Enria, futuro presidente della vigilanza Bce, ha chiarito che il problema maggiore è il lasso di tempo tra la pubblicazione dei risultati degli stress test da parte dell’Eba e l’attuazione degli aggiustamenti richiesti in risposta dalle autorità di vigilanza. Secondo il presidente, l’Europa risponde dopo troppo tempo ai risultati degli stress test, a differenza degli Stati Uniti dove ci sono misure di follow-up rapido. “I risultati sono pubblicati, ma non c’è chiarezza su come si trasformino in misure correttive, come venga impiegato il giudizio di vigilanza, se e in che misura vengano comunicati i risultati di questo processo”, ha proseguito Enria nel suo discorso alla banca nazionale della Romania.

“La separazione dei risultati delle prove di stress e delle azioni di vigilanza e l’incoerenza tra la trasparenza dei primi e l’opacità di queste ultime sono, a mio avviso, la principale mancanza dell’approccio dell’Ue rispetto agli Stati Uniti”, ha aggiunto il presidente dell’Eba. “Indipendentemente dalla quantità di dati che pubblichiamo – ha sottolineato Enria -, questo aspetto da solo rende il valore informativo dei risultati limitato e crea incertezza sulle future policies sui dividendi”.

I commenti di Andrea Enria, sono arrivati due settimane dopo gli ultimi risultati degli stress test, superati positivamente dalle banche italiane. Lo stress test è un’analisi condotta su determinate banche, che vengono sottoposte a scenari economici sfavorevoli per capire quanto il loro capitale è in grado resistere all’impatto di eventi economici avversi. Negli Stati Uniti gli istituti con asset di almeno 50 miliardi di dollari devono condurre sia stress test interni sia quelli della Federal Reserve. E’ proprio negli Stati Uniti che nascono queste verifiche, in seguito allo scoppio della crisi finanziaria del 2008.

Vengono pensate per garantire, in caso di nuova crisi, maggior stabilità ai sistemi bancari e hanno lo scopo di evitare che nessun istituto minacci singolarmente la salute e la stabilità dei mercati finanziari europei. In Italia la verifica riguarda 37 istituti di credito che totalizzano il 70% delle attività bancarie dell’area euro. A questi vanno aggiunti anche altri intermediari ritenuti significativi, tra cui rientrano Mediobanca, Carige, Iccrea, Bper. In particolare, tra gli istituti italiani è stato escluso il Monte di Paschi di Siena, istituto assoggettato ad un programma di ristrutturazione.

Nel suo discorso Enria ha rilevato come ci sono diverse aree di miglioramento per le quali l’Eba “è aperta a una discussione pubblica”. Per il presidente è importante “lanciare un dibattito” e in ogni caso “ci vorrebbero alcuni anni per raggiungere un’intesa su come procedere”. Un dibattito “aperto e informato contribuirà sicuramente a rafforzare la robustezza del quadro normativo di riferimento degli stress test”, ha sottolineato Enria. Nel 2016 in un’intervista a Repubblica, Enria invitava a non trattare gli stress test come una “sentenza”, spiegando anche che la trasparenza è il “miglior disinfettante” contro i dubbi degli investitori.

Andrea Enria, 57 anni, nato a La Spezia e laureato alla Bocconi, dal 2008 al 2010 è stato a capo della supervisione bancaria della Banca d’Italia. Dal primo marzo 2011 è stato il primo presidente dell’Autorità bancaria europea (e la conseguente gestione degli stress test bancari) per la quale nel 2015 è stato riconfermano per un secondo mandato di presidenza. Ha contribuito a creare l’Eba, l’authority che il prossimo anno si trasferirà da Londra a Parigi in seguito alla Brexit. L’Eba ha fissato gli standard patrimoniali per le banche che la Bce ha poi fatto rispettare nella sua attività di supervisione.

Francesca Conti
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