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Allarme spread. Patuelli (Abi): "A quota 300 non è sostenibile"

Allarme spread. Patuelli (Abi): "A quota 300 non è sostenibile"

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Francesca Conti
Francesca Conti

14 Novembre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo il presidente dell’Abi “non possiamo rassegnarci” a uno spread ai livelli attuali

  • Uno spread troppo alto, per Patuelli, avrebbe conseguenze su banche, imprese e famiglie

L’allarme del presidente dell’Abi: uno spread a 300 punti base, a lungo termine, non è sostenibile. Il rischio è che diventi un “handicap complessivo sul sistema di produzione dell’Italia”

Finché si tratta solo di un momento transitorio, l’Italia può farcela. Se invece si dovesse assestare intorno a questi livelli, la situazione non sarebbe più sostenibile. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), lancia l’allarme spread. Il presidente è intervenuto a Milano alla seconda giornata degli stati generali sul credito organizzati da Assolombarda, come riporta il Sole 24 Ore. Patuelli ha ricordato innanzitutto il ruolo fondamentale svolto dal sistema bancario non solo nell’erogazione del credito ma anche nella stabilizzazione dell’intero sistema, con 12 miliardi di euro messi in campo per risolvere le situazioni più problematiche, per poi concentrarsi sul rendimento dei titoli di Stato italiani.

Mercoledì lo spread Btp Bund ha chiuso in rialzo a quota 311,50, con il differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani e tedeschi che ha toccato un massimo di 314,5 punti base, oltre 11 punti in più rispetto ai 303 della chiusura di martedì. Le tensioni sui titoli di Stato seguono la lettera inviata dal governo italiano all’Unione europea, in cui vengono confermati i numeri della manovra. In particolare restano invariate le stime di crescita sul Pil all’1,5% e sul rapporto deficit/Pil al 2,4%.

Lo spread, secondo Patuelli, va osservato attentamente in quanto espressione di uno dei fattori di produzione per l’economia. “A quota 300 – ha chiarito il presidente Abi – non possiamo rassegnarci, perché questa verrebbe ad essere deglutita non solo dalle banche, che sono un anello di una catena produttiva, ma anche da imprese e famiglie“. In sostanza, un differenziale di rendimento troppo elevato tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si tradurrebbe in un “handicap complessivo sul sistema di produzione dell’Italia”.

Per il presidente, i nodi principali “stanno a monte, in un clima di fiducia che dovrebbe essere ripristinato al più presto per rilanciare gli investimenti e la crescita, eliminando quell’area di incertezza che da mesi danneggia il paese”, riporta ancora il quotidiano economico. Ma la richiesta più pressante è quella di abbattere il debito, “cresciuto quasi ininterrottamente da oltre mezzo secolo”. E ai nostalgici della vecchia lira, Patuelli ha ribadito che con la vecchia moneta “il debito pubblico sarebbe esploso drammaticamente: solo l’euro fa sopravvivere la finanza pubblica italiana”.

Francesca Conti
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