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Rimini, Draghi: scuola e infrastrutture contro l’incertezza

Rimini, Draghi: scuola e infrastrutture contro l’incertezza

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

18 Agosto 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Al meeting di Rimini, il presidente emerito della Bce Mario Draghi punta sulle vere risorse strategiche di uno Stato: istruzione e infrastrutture

“Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”. Uno scroscio di applausi irrompe a metà del discorso di Mario Draghi alla giornata inaugurale del meeting di Rimini. E forse, non potrebbe essere altrimenti. È il cuore del discorso del presidente onorario della Bce, tutto incentrato sulla necessità di misure economiche strutturali e strategiche, dalle infrastrutture al capitale umano, alla ricerca scientifica.

L’incertezza è la prima conseguenza della pandemia. Incertezza che è paralizzante, ma non sull’aspetto etico. L’impegno etico trova vigore nelle difficoltà presenti. 12 anni fa la crisi finanziaria provoca la più grande distruzione avutasi in tempo di pace, dice Draghi. Si sono succedute la crisi dell’euro e la grande minaccia della deflazione. “Abbiamo superato tutto questo, e mentre stavamo ricostruendo la fiducia è arrivata la pandemia”.

 

“I sussidi servono a ripartire, ma poi spariscono. Sacrificano la possibilità di scelta e il futuro dei giovani. Bisogna cercare la strada della ricostruzione. Non sappiamo quando sarà scoperto un vaccino. Alcuni pensano che tutto tornerà come prima, altri che sarà tutto diverso. Probabilmente la verità sta nel mezzo. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza al panorama”, prosegue il presidente onorario della Bce. E poi, l’importanza dei valori. “Un messaggio di natura etica per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione. Nel secondo trimestre 2020, l’economia si è contratta come i maggiori paesi durante la seconda guerra mondiale. Vi è stato un aumento drammatico della disoccupazione, che sarà difficile riassorbire”.

L’aspetto drammatico è che, “a differenza dell’evento bellico, si è avuta una distruzione del capitale umano senza precedenti”. A causa della sospensione del versamento tributi, “debito e deficit sono cresciuti senza paragoni rispetto al tempo di pace”. E si è lasciato spazio al pragmatismo: “When times change I change my mind. What do you do, sir?”, Mario Draghi cita Keynes.

 

L’ex presidente Bce ricorda che i provvedimenti anticrisi non dureranno per sempre. Per questo ora è il momento della saggezza. Già l’erosione di alcuni principi considerati fondamentali era già iniziata con la precedente crisi finanziaria. Mai però era accaduto in Europa. In questi anni il Vecchio Continente aveva attenuato alcune delle conseguenze più severe e ingiuste della globalizzazione. E con l’arrivo della pandemia ha ritenuto di abbandonare regole fino a quel momento giudicate essenziali per il funzionamento delle economie europee: patto di stabilità, aiuti di Stato, mercato unico, concorrenza.

 

L’incertezza attuale non è insolita, ammette Draghi. Essa rappresenta un percorso di aggiustamento verso nuovi assetti. Ma è un concetto fondamentalmente innaturale per le nostre società. Tutto ciò è profondamente destabilizzante. Ma “occorre iniziare a pensare che direzione prendere fin da adesso”.

 

Gli stock di debito generati dalla crisi sono destinati a rimanere elevati a lungo. Questo debito è sottoscritto, comprato, da Paesi, da investitori istituzionali e privati. Ma la sostenibilità del debito non si misura solo con i tassi di interesse, in questo momento pari a zero. Il debito deve essere “buono”, deve finanziare l’istruzione, il capitale umano, le infrastrutture. La crescita è la condizione assoluta per sostenibilità debito, e l’azione più immediata da intraprendersi adesso è l’istruzione dei giovani. Oggi urgente più che mai. Le nuove generazioni devono imparare a discernere e ad adattarsi, ad avere indipendenza di giudizio. Il fondo per la generazione futura arricchisce il ruolo della politica europea, e l’emissione di debito comune prelude alla creazione di un ministero del Tesoro europeo. E’ questa “l’occasione per disegnare il nostro futuro comune: la strada è sconosciuta, ma non siamo soli nella sua ricerca”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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