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Programma di Governo, Cipolletta: "Bancarotta in un anno"

Programma di Governo, Cipolletta: "Bancarotta in un anno"

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Livia Caivano
Livia Caivano

26 Maggio 2018
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In una intervista a FirstOnline, Innocenzo Cipolletta chiarisce la posizione di Assonime, l’associazione delle società italiane per azioni, sul contratto di Governo

Nei giorni che precedono la nascita della 18esima legislatura, i dubbi su Governo e programma si rincorrono. Populismi, uscita dall’euro, crescita in deficit: la carne al fuoco è tanta.

Rifuggo da definizioni aprioristiche e quindi per me questo Governo, se ottiene la fiducia del Parlamento, è solo l’ultimo dei governi della nostra Repubblica, senza altri aggettivi”: Cipolletta innanzitutto sottolinea la natura imparziale dell’Associazione.

EURO E DEFICIT

“Assonime, assieme a Confindustria, ABI, ANIA e FEBAF, ha varato nel febbraio scorso prima delle elezioni politiche, un manifesto a forte sostegno dell’Europa e della partecipazione attiva dell’Italia in Europa. Le imprese italiane e tutti gli italiani sarebbero fortemente svantaggiati da un’uscita dell’Italia dall’euro che, allo stato attuale, è inimmaginabile non essendoci procedure per un tale evento, dato che il progetto euro è irreversibile. Solo parlare di una simile eventualità genera danni sostanziali al nostro Paese e quindi mi aspetto che qualsiasi nuovo governo eviti di parlarne e dia le dovute riassicurazioni che una simile ipotesi non esiste. Questo non vuol dire approvare tutto quello che è stato fatto in Europa e non ammettere che ci sono stati anche errori. Ma gli errori si correggono solo se l’Italia è credibile nel mantenimento dei patti e degli impegni e, perciò, ha voce in capitolo per chiedere dei cambiamenti. Se dovessimo aumentare il disavanzo pubblico in presenza di un debito pubblico gigantesco o, peggio ancora, se dovessimo rifiutare parte o tutto il debito pubblico, non avremmo più alcuna credibilità e ci troveremmo a dover pagare costi elevati, che finora abbiamo evitato”.

CONTRATTO DI GOVERNO

Anche Cipolletta nutre seri dubbi riguardo le coperture del programma: “Ho letto con attenzione il contratto di programma e ho trovato soprattutto indicazioni di nuove spese. Certo, se tutte queste nuove fossero concentrate in un solo anno, l’Italia farebbe bancarotta. Molto dipende dalla gradualità con cui si vorrà dare attuazione a questo contratto e da nessuna parte sta scritto che debba essere implementato in un anno e neanche in questa legislatura. Mi auguro”, prosegue il presidente, “che si tratti solo di indicazioni di tendenza di natura politica senza che esse vengano tutte realizzate effettivamente. Tuttavia il solo parlarne mette ansia e genera aspettative che, se verranno deluse, genereranno tensioni. Io ritengo che la prossima legge finanziaria dovrà certificare la continuazione della riduzione del disavanzo pubblico. Se fosse contraddetta da ipotesi di spesa anche solo parzialmente vicine a quelle che sottintende il contratto di programma ci troveremmo a confrontarci con un rialzo del costo del denaro che finirebbe per annullare ogni speranza di crescita per il Paese con grave danno per tutti gli italiani”.

Sono rimandate alla sttimana prossima le consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella riguardo la formazione della squadra di Governo, ma il numero uno di Assonime si augura “che chiunque sarà il nuovo Ministro dell’economia, sia conscio del pericolo e si attrezzi per evitarlo. Un Paese come l’Italia è come una grande transatlantico che per virare ha bisogno di manovre molto graduali e di molto spazio e tempo per eseguirle. Se si pretende di sterzare di botto, di spingere sia a babordo che a tribordo e di ridurre i tempi, allora si rischia di naufragare e di affogare tutti”.

PROGRAMMA A CARO PREZZO

Qualcuno stima in oltre 100 miliardi il costo di questo contratto. È evidente che un simile ammontare di spesa non può essere finanziato se non a debito e questo ci farebbe naufragare. Ci sono poi contraddizioni intrinseche. Da un lato si vogliono sostenere i più poveri con un reddito detto di cittadinanza, ma dall’altro si vogliono detassare i contribuenti con un sistema di Flat Tax che non può che avvantaggiare i più ricchi del paese. C’è logica in questo? In genere se si vuole combattere la povertà si tassano di più i ricchi, o viceversa se si ritiene di farlo. Si riconosce che il problema è l’occupazione giovanile e poi si chiedono miliardi di euro per favorire gli anziani che vogliono andare in pensione prima, abolendo alcune delle norme della legge Fornero, quando è risaputo da tutti che i posti liberati dagli anziani vengono economizzati dalle imprese e non sostituiti da giovani lavoratori. Si auspica una maggiore crescita del paese al punto di sacrificare il controllo del bilancio pubblico a questo fine e poi si dice no alle grandi infrastrutture, che in tutti i paesi sono la base della crescita, e si vogliono chiudere grandi aziende come l’Ilva. Ha senso tutto ciò? Se si spinge a destra e a sinistra, un’economia come la nostra rischia di ribaltarsi senza riuscire più a rialzarsi”.

Eliminato il fattore tempo, però, il programma concordato da Lega e 5Stelle regala anche delle piacevoli sorprese: “Se inserite in una politica di controllo della finanza pubblica, una maggiore attenzione alla lotta alla povertà, alla riforma delle Agenzie del Lavoro per favorire la collocazione dei troppi disoccupati e una nuova attenzione alla crescita dell’economia, sono tutti elementi apprezzabili che ci porterebbero a risolvere non pochi problemi del Paese, dandogli quella credibilità che poi serve per partecipare in maniera determinante alla definizione delle politiche europee. Poi, sicuramente la possibilità di semplificare il paese e rendere l’amministrazione più vicina ai cittadini e alle imprese sono obiettivi del tutto condivisibili e che si trovano nel contratto di programma. Se fossero realizzati nell’ambito del doveroso controllo dei conti pubblici farebbero fare un bel salto di qualità a questo nuovo governo“.

FLAT TAX

Si torna a parlare di coperture: “Un abbassamento delle tasse è sempre gradito a tutti, ma bisogna capire se ce lo possiamo permettere. Sento parlare di un costo di 50 o 60 miliardi di euro e questo mi spaventa. Personalmente, come cittadino italiano, sono molto più interessato ad avere buoni servizi necessari che pagare meno tasse.

ATTRARRE INVESTITORI

“Io credo che già molti capitali siano usciti dal Paese in modo del tutto legale, ossia i risparmiatori italiani hanno investito più su attività estere che in quelle italiane. Il problema sta nel farli ritornare con politiche che assicurino la difesa del risparmio. In questi ultimi anni l’azione, meritoria, della BCE ha nascosto il disinteresse dei risparmiatori italiani per il titolo pubblico, grazie agli acquisti legati al QE. L’interesse a investire in Italia sarà funzione della capacità di stabilità del nostro Paese e per questo l’azione del governo volta a ridurre il disavanzo pubblico in modo strutturale resta importante e rappresenterà l’indicatore per sapere se tornerà o meno l’interesse a investire in Italia”.

BUONI PROPOSITI

“L’Assonime resta un’associazione che collabora con le istituzioni per la definizione di misure che favoriscano la crescita dell’economia e la libertà di mercato, che sono baluardi a sostegno dell’attività delle imprese e quindi dell’occupazione e del benessere degli italiani. In questo senso non faremo mancare il nostro apporto in termini di suggerimenti e avvertimenti al nuovo Governo. Per noi resta fondamentale, come già detto, un ruolo attivo dell’Italia nelle istituzioni europee e un equilibrio di bilancio pubblico che ci eviti rischi di disallineamento sui mercati finanziari. Vediamo con favore una politica volta alla riduzione della povertà e al sostegno delle infrastrutture sempre nell’ambito di un processo che assicuri un riequilibrio strutturale delle finanze pubbliche. Questi sono, a mio avviso, obiettivi che possono essere perseguiti e su questi non faremo mancare il nostro apporto in termini di idee e progetti”.

Livia Caivano
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