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Piazza Affari vola su possibili correzioni bilancio e parole Draghi

Piazza Affari vola su possibili correzioni bilancio e parole Draghi

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Francesca Conti
Francesca Conti

26 Novembre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • Lo spread cala in area 290 punti base, Milano in netto rialzo trainata dalle banche

  • Di Maio e Salvini non hanno escluso la possibilità di limare al ribasso il livello di deficit/Pil previsto per il 2019

  • A dicembre stop al Qe, ma Draghi assicura che gli stimoli proseguiranno

Nel suo discorso al Parlamento europeo il presidente della Bce Mario Draghi ha ricordato che “politiche insostenibili” di bilancio mettono a rischio la stabilità dell’eurozona, ma al contempo si è detto ottimista sulla possibilità che Italia e Commissione Ue trovino un accordo

L’apertura del governo sui numeri della manovra e le parole del numero uno della Bce, Mario Draghi, raffreddano lo spread e inietta una nuova dose di fiducia sui mercati italiani ed europei. L’entusiasmo in arrivo da Palazzo Chigi è spinto dalle parole del ministro Matteo Salvini che non ha escluso la possibilità di limare al ribasso il livello di deficit dal 2,4% inizialmente atteso. Una possibilità avvalorata dalle successive dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio, per il quale “il deficit può diminuire”. Lo spread, arrivato fino a 279 punti base, il livello più basso dallo scorso 5 ottobre, chiude a 290 punti base, con il rendimento al 3,26%. Il calo resta sostanziale rispetto alla chiusura di venerdì, quando si attestava a quota 308 punti base.

L’ottimismo pervade Piazza Affari, che cavalca un trend positivo per tutte le Borse europee: Milano sale del 2,77% a 19.233,45 punti, sospinta dai maxi rialzi di tutto il comparto bancario, in particolare Ubi guadagna oltre il 6%, Unicredit, Banco Bpm e Bper staccano un rialzo di circa il 5% eIntesa Sanpaolo sale del 4,52%. Londra chiude in progresso con l’indice Ftse 100 che guadagna l’1,20% a 7.036 punti, Parigi chiude positiva con l’indice Cac40 che guadagna lo 0,97% a 4.995 punti e Francoforte termina in progresso con l’indice Dax che guadagna l’1,45% a 11.355 punti.

Le parole più attese, comunque, erano quelle del presidente della Bce Draghi, intervenuto nel corso di un’audizione al Parlamento europeo. Da parte del numero uno dell’Eurotower sono arrivati messaggi al contempo rassicuranti e di allerta. Draghi si definisce ancora ottimista sulla possibilità che Italia e Commissione europea raggiungano un accordo sulla manovra, ma contemporaneamente ritiene che “politiche insostenibili” di bilancio mettano a rischio la stabilità dell’eurozona.

La situazione italiana

Senza fare esplicito riferimento alla manovra italiana e ai contrasti tra Roma e Bruxelles, Draghi ha sottolineato che “politiche interne insostenibili” sui conti pubblici espongono l’eurozona a rischi di contagio capaci di minare “la coesionedell’unione economica e monetaria. L’area euro, ha aggiunto Draghi, “può essere esposta ai rischi derivanti da politiche interne insostenibili che comportano livelli eccessivamente elevati di indebitamento, vulnerabilità nel settore finanziario e mancanza di competitività”. Per il numero uno della Bce, “attraverso canali finanziari, di fiducia e commerciali, questi rischi possono riversarsi in altri Paesi che hanno fragilità o forti interconnessioni in settori simili con il Paese in cui è stato originato il rischio” finché tali “politiche insostenibili alla fine costringono ad aggiustamenti economici socialmente dolorosi e finanziariamente costosi che possono minare la coesione dell’Unione monetaria”.

Sollecitato a una risposta più precisa sull’Italia, Draghi ha chiarito “solo che al momento è in corso un dialogo, sono sempre stato fiducioso che un accordo possa essere raggiunto. Ho detto molte volte chei Paesi ad alto debito devono abbassarlo, perché riducendolo si rafforzano. Ma non aggiungo altro”. L’insegnamento che molti Paesi hanno tratto dalla crisi è proprio questo: “quando la crisi ha colpito non avevano margine a livello di bilancio per poter intervenire, perché il debito era troppo elevato. Ora abbiamo una ripresa accompagnata da tassi di interesse bassissimi. La nostra politica monetaria ha creato un certo margine che dovrebbe servire a rafforzare politiche di bilancio in modo da poter affrontare la prossima crisi quando colpiranno”, ha chiarito Draghi.

La fine del Qe

Per la Bce “il programma di acquisto di titoli terminerà nel dicembre 2018”, anche se la decisione sulla fine del Qe resta “condizionata a dati in arrivo che confermino le nostre previsioni a medio termine per l’inflazione”. Tuttavia, “per far sì che l’inflazione continui a muoversi verso il nostro obiettivo in modo sostenuto, un grado significativo di sostegno” fornito all’economia “dalla politica monetaria sarà mantenuto, anche dopo la fine del programma di acquisto di titoli”, il cosiddetto quantitative easing o Qe, ha ribadito il numero uno della Bce.

“L’uscita dagli acquisti di attività nette non equivale a una messa in soffitta della politica monetaria”, gli ha fatto ecoPeter Praet, membro del comitato esecutivo della Bce, in un discorso a Francoforte. La scelta della Bce di una “migliore forward guidance” sui tassi di interesse dopo la fine del quantitative easing, garantisce “l’ampio grado di accomodamento della politica monetaria necessario a permettere una costante e prolungata convergenza dell’inflazione a livelli inferiori ma prossimi al 2% rispetto al medio termine”, obiettivo della Banca centrale. Secondo Praet, che riprende le parole del presidente Draghi, “prudenza, pazienza e perseveranza continueranno a guidare le nostre decisioni politiche”, con “il considerevole stock di attività acquisite e i relativi reinvestimenti”, oltre che “la solida base” per “le aspettative sui tassi di interesse”.

L’eurozona

Gli ultimi dati sulla crescita dell’eurozona sono “un po’ più deboli del previsto” e la crescita economica dell’area euro ha mostrato una “perdita di slancio” nel terzo trimestre, sia di riflesso a fattori globali, come “una crescita degli scambi commerciali più fiacca”, sia per specificità di “alcuni Paesi o settori”, ha sottolineato Draghi, ritenendo tuttavia che per il Pil “un rallentamento graduale è normale, mentre la ripresa matura e la crescita converge verso il suo potenziale di lungo periodo”.

E “una parte del rallentamento potrebbe anche risultare temporanea“, ha rilevato il presidente della Bce. “Peraltro, gli ultimi dati mostrano già una qualche normalizzazione della produzione nell’industria automobilistica, che è stata ostacolata da fattori una tantum”. Anche una eventuale stabilizzazione del commercio internazionale potrebbe implicare che l’effetto zavorra che ha avuto sulla crescita sia stato temporaneo.

“Al tempo stesso – ha avvertito il capo della Bce – i rischi legati al protezionismo, alle vulnerabilità dei mercati emergenti e alla volatilità della finanza restano notevoli”. Draghi ha ricordato che il Pil dell’eurozona è salito dello 0,2% nel terzo trimestre, dopo l’incremento dello 0,4% del secondo.

Francesca Conti
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